Home ARTE E CULTURA Auditorium: Dal punto di vista dei serpenti… e di Giovanna Marini

Auditorium: Dal punto di vista dei serpenti… e di Giovanna Marini

Dopo il grande successo d’oltralpe con il titolo di Du point de vue des serpents, il 21 settembre approda in Italia, in prima assoluta all’Auditorium Parco della Musica di Roma (Teatro Studio), DAL PUNTO DI VISTA DEI SERPENTI di e con Giovanna Marini. La grande interprete e studiosa della musica popolare si presenta in forma di quartetto affiancata dalle voci di Patrizia Bovi, Francesca Breschi e Patrizia Nasini per raccontare in forma di Cantata i Santi popolari. Quelli eletti e santificati dal mondo contadino prima ancora del placet Vaticano, ma soprattutto i santi laici: Falcone e Borsellino, Pier Paolo Pasolini, Pier Giorgio Welby, Miriam Makeba morta immediatamente dopo il concerto a Castelvolturno per i suoi concittadini aggrediti e uccisi dalla Camorra.

La Cantata è nata da un suggerimento di Valter Colle che, in occasione del Mittelfest di Moni Ovaia a Cividale, ha invitato Giovanna Marini a raccontare la religione di Aquileia: radicalmente differente da quella cattolica romana, filoebraica, lontana dalla teologia paolina e di fede Marciana, ovvero seguace di San Marco. Con tutto ciò che ne deriva nella cultura e negli usi dei friulani.

Dal punto di vista dei serpenti, quindi, è una cantata che mette in versi e musica i canti dei santi, quelli amici del popolo e non del potere. E mette in luce un’Italia un po’ politeista e pagana. Perché il Santo, che certo è grande amico di Dio, ha di suo poteri soprannaturali. Con il Santo Patrono si sta in familiarità, a lui si può chiedere un po’ di tutto. È un feticcio che il popolino adora. E questo spiega la fortuna dei pellegrinaggi.

I canti più antichi raccontano anche di magia, con tanto di denuncia della maga o della fattucchiera di turno alle autorità. Ma fanno anche emergere il ricorso a forze estranee all’uomo per risorvere i problemi della quotidianità. Fra le righe dei racconti anche la storia della Chiesa cattolica, i suoi scismi, la nascita delle eresie in Italia. Un lavoro intenso quanto curioso che nasce dalla ricerca delle testimonianze raccolte dalla viva voce della gente. Come tradizionalmente il lavoro di Giovanna Marini.

Nata a Roma in una famiglia di musicisti, Giovanna Marini si diploma in chitarra classica al Conservatorio di Santa Cecilia nel 1959 e si perfeziona con Andres Segovia. Di seguito suona per qualche anno il liuto con il “Concentus Antiqui” del Maestro Quaranta.

All’inizio degli anni Sessanta incontra un gruppo di intellettuali fra cui Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Roberto Leydi, Gianni Bosio e Diego Carpitella e scopre il canto sociale e la storia orale cantata. Nel 1964 il “Bella Ciao”, spettacolo di canto politico e sociale, dato a Spoleto con grande scandalo per un pubblico molto chic e poco abituato, le dà la possibilità di cantare e raccogliere canti popolari in giro per l’Italia, nelle situazioni sempre incandescenti degli anni Sessanta.

Partecipa allora alla storia del “Nuovo Canzoniere Italiano” cantando con i gruppi formati per l’occasione da cantautori politici come Ivan Della Mea, Gualtiero Bertelli, Paolo Pietrangeli, ma anche cantanti contadini come Giovanna Daffini (ne impara l’emissione vocale e il repertorio), il Gruppo di Piadena, i Pastori di Orgosolo con il poeta Peppino Marotto (da cui impara l’arte del racconto, dell’improvvisazione) e da tanti altri cantori e cantastorie a cui deve sempre molto. Con l’Istituto Ernesto De Martino, Giovanna Marini porta avanti la raccolta di canti di tradizione orale e il loro studio e trascrizione, inventando a questo scopo un sistema di notazione musicale. Questo suo lavoro di trascrizione e poi d’arrangiamento le permetterà in seguito di trasportare la memoria cantata sul palcoscenico.

Continuando la ricerca musicale e il suo impegno negli spettacoli e iniziative del “Nuovo Canzoniere” come per il “Ci ragiono e canto” di cui Dario Fo cura la regia, cresce il suo gusto del teatro, dell’affabulazione teatrale, dello stare in scena. E nel 1965 incomincia a comporre lunghe ballate che raccontano la sua esperienza e cheinterpreta sola in scena accompagnandosi con la chitarra non avendo la possibilità di usare altre voci ed altri strumenti: da “Vi parlo dell’America” nel 1965 all’ “Eroe” nel 1974.

Nel 1974, con un gruppo di musicisti anch’essi provenienti da percorsi non tradizionali, fonda la Scuola Popolare di Testaccio a Roma. Trova finalmente musicisti con cui suonare: Giancarlo Schiaffini, Michele Iannaccone ed Eugenio Colombo, per i quali scrive – oltre che per cinque voci – “La grande madre impazzita”nel 1979. Da quel momento affronta la scrittura per strumenti e voci: “Il regalo dell’imperatore” nel 1983, opera per banda, coro, solisti e percussioni; il “Requiem” nel 1985 per due cori, contrabbassi, ottoni, fagotto, due archi solisti e voci liriche e l’oratorio “La déclaration des Droits de l’Homme” per il bicentenario della rivoluzione francese nel 1989.

Parallelamente al suo sviluppo di compositore, Giovanna Marini ha sempre continuato l’insegnamento dell’etnomusicologia applicata al canto di tradizione orale italiano presso la SPMT e dal 1991 al 2000 anche presso l’Università di Paris VIII – Saint Denis, oltre che in numerosi seminari in Italia e all’estero.

Con i suoi allievi di Roma e Parigi ha fatto fino ad oggi una decina di viaggi di studio per ascoltare e registrare i canti di tradizione orale ancora presenti in Italia nelle feste religiose o profane.

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1 commento

  1. Temo proprio che non si tratti di una “prima assoluta” dal momento che lo spettacolo è stato già rappresentato il 13.11.2010 al Teatro Era di Pontedera.

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