Home ATTUALITÀ Bambini dimenticati. Un nuovo allarme sociale?

    Bambini dimenticati. Un nuovo allarme sociale?

    Dimenticare i propri figli. Distaccarsi da loro non solo fisicamente, ma anche mentalmente, come se non esistessero. Sembra impossibile eppure è accaduto, e non solo una volta. Da Roma a Teramo, dall’Umbria alla Lombardia, ecco i casi che negli ultimi mesi hanno scosso l’Italia e fatto discutere l’opinione pubblica che si è divisa tra chi accusa e chi assolve i genitori e che si chiede: “come può accadere?”

    Sono trascorsi circa quattro mesi da quando l’opinione pubblica è stata scossa da una serie di storie, in taluni casi dal tragico finale, che hanno visto come protagonisti bambini dimenticati dai propri genitori. Ora, con sguardo forse più attento, è possibile provare ad analizzare quanto accaduto e cercare di dare una risposta ai tanti interrogativi che tali avvenimenti hanno sollevato.

    Basta immaginare di uscire di casa, la mattina, con il proprio figlio. Di mettersi in auto per portarlo all’asilo e poi recarsi al lavoro. Una giornata come tante. Nulla di strano. Almeno fino a quando nella mente accade qualcosa ed un passaggio di questo “rituale” salta. Il figlio viene completamente dimenticato, non solo fisicamente, ma anche mentalmente. E quella che doveva essere una giornata come tante si trasforma in tragedia.

    Figli amati, ma dimenticati

    Sembra impossibile dimenticare il proprio figlio, eppure è accaduto ai papà della piccola Elena Petrizzi e del piccolo Jacopo Riganelli. Bambini che non avevano situazioni di degrado alle spalle o storie di maltrattamento. Anzi. A quanto pare sia Elena che Jacopo erano molto amati dai propri genitori. Eppure sono stati abbandonati come oggetti da poter recuperare in un secondo momento, quando ci si accorge della dimenticanza, di aver lasciato qualcosa, o qualcuno in questo caso, chissà dove e chissà quando.

    E le conseguenze, purtroppo, sono state tragiche. Storie di figli dimenticati. Lasciati in auto, sotto il sole, per ore, come corpi inanimati.

    Come è possibile dimenticare un figlio?

    Nei mesi scorsi ci sono state raccontate vicende che fino ad un istante prima erano impossibili da immaginare. Genitori attenti ed amorevoli che all’improvviso dimenticano il proprio figlio. E non per qualche minuto, ma per ore intere. Avvenimenti che hanno scosso il nostro Paese e diviso l’opinione pubblica. Ma sulla bocca di tutti si è rincorsa una domanda: come è possibile? E ancora. Cosa porta un genitore a dimenticare completamente il proprio figlio mettendone a rischio la stessa sopravvivenza? Quale meccanismo scatta? E perché?

    La storia di Elena Petrizzi

    La piccola Elena Petrizzi, di soli 22 mesi, è stata dimenticata dal padre in auto a Teramo. La bimba ha trascorso nella vettura ben cinque ore. Tutto è accaduto la mattina dello scorso 18 maggio quando il papà, Lucio Petrizzi, stimato e apprezzato docente alla Facoltà di Veterinaria di Teramo, si è dimenticato di portare Elena all’asilo e l’ha portata con sé all’Università lasciandola in auto sotto il sole.

    Al suo ritorno la piccola Elena aveva perso i sensi. L’uomo ha subito allertato il 118. Ma al loro arrivo i medici hanno trovato la bimba cianotica, disidratata e in preda a crisi convulsive. Dopo tre giorni di coma Elena non ce l’ha fatta ed è deceduta. Secondo quanto emerso dall’autopsia, la bimba è morta per un edema cerebrale massivo acuto, conseguente alla disidratazione da colpo di calore.

    Una tragedia che ha investito in pieno i genitori della piccola. La madre della bimba, Chiara Sciarrini, tra l’altro in attesa di un altro figlio, ha immediatamente difeso il marito che in un primo momento è stato indagato per abbandono di minore e poi per omicidio colposo. La donna ha voluto sottolineare che Elena e il papà si adoravano. E lui, Lucio, durante i funerali della sua amata bambina, si è aggrappato forte alla piccola bara bianca divorato dai sensi di colpa e straziato dal dolore.

    La storia di Jacopo Riganelli

    Ma quello della piccola Elena non è l’unico caso. Da quel 18 maggio è trascorso solo qualche altro giorno e la cronaca ci ha messo di fronte ad un’altra drammatica vicenda. Il 27 maggio, infatti, una tragedia analoga si è verificata in Umbria, a Passignano sul Trasimeno. Anche in questo caso un padre ha dimenticato in auto il proprio figlio. Il piccolo Jacopo Riganelli, 11 mesi, è morto per arresto cardiocircolatorio dopo essere stato lasciato per tre ore all’interno di una Opel Corsa nera sotto il sole cocente.

    Il padre Sergio, 41enne impiegato al centro velico di Passignano, è stato indagato per omicidio colposo. La storia di Jacopo è molto simile a quella della piccola Elena. Anche in questo caso il bimbo è stato dimenticato dal papà che andava a lavoro e anche in questo caso l’autopsia ha parlato di «prolungata esposizione ai raggi solari».

    L’intervento di Telefono Azzurro

    Su queste drammatiche vicende è intervenuto anche Telefono Azzurro. L’associazione ha sottolineato che quello di Elena e Jacopo rappresenta il dramma di bambini lontani dalla mente degli adulti, dei genitori.

    Secondo Telefono Azzurro per evitare che analoghi tragici casi si ripetano è necessario investire maggiormente sull’infanzia e sulla famiglia, attivare reti di sostegno in grado di aiutare i genitori responsabili di tali tragedie prima che arrivino a provocarle.

    Non solo. L’associazione ha parlato di sanzioni per i genitori, ma ha anche aggiunto che andrebbero attuate con urgenza politiche per la famiglia efficaci grazie alle quali prevenire questi drammi.

    Altri allarmanti episodi

    Casi indubbiamente differenti, che fortunatamente non sono sfociati in tragedia, ma che hanno destato grande clamore, sono quelli del neonato di 3 mesi lasciato in auto in un parcheggio di MediaWorld a Cornegliano Laudense (provincia di Lodi), dei gemellini di 11 mesi lasciati in macchina per oltre due ore a Roma dai genitori che nel frattempo sono andati a giocare alle slot machine e della bimba di quasi 3 anni lasciata in auto a Mantova per circa un’ora dal padre, un 42enne cinese, che si è recato nel locale “Bingo”.

    A Cornegliano Laudense, con una temperatura esterna pari a 32 gradi centigradi, il bimbo di 3 mesi è stato lasciato in auto mentre i genitori, una coppia di egiziani, si sono recati all’interno del negozio di elettronica per fare acquisti. Sono stati i passanti, attirati dal pianto e dalle grida che provenivano dall’auto, ad accorgersi del bimbo. I clienti del punto vendita hanno così deciso di intervenire. Prima hanno rotto il vetro della vettura estraendo il piccolo dall’auto e portandolo all’ombra, poi hanno allertato i Carabinieri.

    Agli agenti i genitori, una volta fatto ritorno alla vettura, hanno spiegato di aver lasciato il figlio solo pochi istanti, il tempo necessario per fare qualche veloce acquisto. Ma le testimonianze dei passanti hanno rivelato qualcosa di diverso. Così la coppia è stata denunciata per abbandono di minore. Ma non è finita qui.

    Un altro grave fatto si è registrato a Roma. In questo caso due gemellini di appena 11 mesi sono stati lasciati in auto per due ore. Nel frattempo i genitori – la mamma una romana di 36 anni e il papà un egiziano di 32 – sono andati a giocare alle slot machine di un bar-sala giochi situato in via Oderisi da Gubbio, nel quartiere Portuense.

    In questo caso i piccoli si sono salvati grazie ad una commerciante della zona la quale, accortasi dei bimbi che piangevano nell’auto parcheggiata in doppia fila, ha avvertito il 113. La coppia è stata denunciata per abbandono di minore, ma dopo qualche giorno la mamma dei gemellini ha commesso nuovamente il fatto e i piccoli sono stati affidati ad una casa famiglia, in attesa della decisione del Tribunale dei minori.

    Il padre della bimba di quasi 3 anni lasciata in auto a Mantova, infine, è stato denunciato dai carabinieri per abbandono di persone minori o incapaci.

    Le reazioni

    Tutti questi casi hanno scosso e fatto discutere l’opinione pubblica, che si è divisa tra chi ha accusato e chi ha assolto i genitori protagonisti delle drammatiche vicende.In particolar modo per le storie della piccola Elena e del piccolo Jacopo, tante sono state le parole di solidarietà e comprensione. Probabilmente in molti si sono immedesimati in quei padri e hanno pensato: «Potrebbe accadere anche a me». Un’ipotesi certamente inquietante, ma che in qualche modo ha portato a giustificare ed assolvere i genitori coinvolti.

    Ma gli interrogativi restano e quel che colpisce maggiormente di queste storie è che, a quanto pare, è possibile dimenticarsi del proprio figlio non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Mentre si cerca di individuare le cause di questi “blackout”, c’è chi pensa a soluzioni pratiche ed immediate.

    Come il Codacons che ha avanzato una proposta alle case costruttrici di automobili. Dotare le moderne autovetture di segnali acustici collegati con il seggiolino per i bambini, o con le cinture di sicurezza posteriori, che scattano quando il motore viene spento o il guidatore apre la portiera o fa per scendere dall’auto e la cintura posteriore è ancora allacciata.

    Ma qualsiasi soluzione si decida di adottare la priorità rimane sempre una: individuare le cause ed intervenire su di esse.

    Stefania Giudice

    © riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

    Visita la nostra pagina di Facebook

    LASCIA UN COMMENTO

    inserisci il tuo commento
    inserisci il tuo nome