Home ATTUALITÀ Quelli che frugano nei cassonetti: povertà o trashing?

    Quelli che frugano nei cassonetti: povertà o trashing?

    Rifiuti: ciò che non è più utilizzabile per alcuni è invece pasto, ricchezza o nuova identità per altri. Nel 2009, a Roma, si accese anche un dibattito in Campidoglio sull’opportunità di emanare un’ordinanza contro il rovistaggio. Fu una bolla di sapone, ma non lo fu il fenomeno che ancora imperversa nelle strade ed è anzi cresciuto coinvolgendo sempre più poveri e meno abbienti cittadini.

    Così vediamo quotidianamente uomini, donne, bambini di diverse nazionalità o etnie che con carrelli e lunghe aste uncinate raccolgono dai cassonetti tutti ciò che di ancora utilizzabile possa essere. Altri sono più organizzati, viaggiano in due su un furgoncino sostando accanto ad ogni cassonetto, il passeggero scende, guarda, sposta, esamina oggetti e buste, prende ciò che trova più interessante, lo mette nel retro del furgone, risale e via verso una nuova miniera d’oro.

    Sì, perché di miniere d’oro si tratta per chi non possiede nulla e sta arredando la propria abitazione con gli scarti, o per chi ci rivenderà al mercato dell’usato ciò che è stato gettato. Per altri ancora l’unica disposizione a cui rispondono è la loro fame, tirano fuori tutto ciò che c’è di commestibile tra i rifiuti per sfamarsi.

    Frugano, noi li guardiamo impietositi o sospettosi mentre loro non si accorgono di noi che infastiditi o colmi di sensi colpa distogliamo lo sguardo.

    Non sono loro ad essere invisibili, siamo noi che pensiamo di esserlo, che pensiamo di passare inosservati tra un mucchio di rifiuti comuni i quali nulla, crediamo, possono dire di noi; eppure chi fruga nei cassonetti conosce bene vizi e virtù non solo di un quartiere, ma, presumibilmente, anche di un singolo cittadino.

    Chi non ha mai gettato nella pattumiera uno yogurt scaduto e non consumato accanto alla bolletta del telefono o, peggio, ad un estratto conto bancario? E così chi rovista nel cassonetto sotto casa non solo scopre chi non fa la raccolta differenziata, ma anche chi vittima del consumismo più materiale – contagiato dalla malattia del compra facile… poi se non consumi non fa niente tanto era in offerta – e, cosa molto più preoccupante, colui che non fosse interessato a un pasto scaduto ma avesse intenzioni ben più malavitose verrebbe in possesso dei dati anagrafici e personali esponendo l’imprudente al rischio del furto d’identità.

    È questo il dato più preoccupante del fenomeno, per quanto il decoro urbano sia fondamentale e altrettanto per la nostra salute lo sia la pulizia delle strade dove quotidianamente ci muoviamo, ben più pericoloso è il trashing.

    Frugare nella spazzatura per trovare dati personali è una vecchia tecnica che coadiuvata dal facile reperimento di foto in rete rende tutti più vulnerabili. È del 2005 la ricerca condotta da Experian e Rissc che indica quanta poca attenzione poniamo al problema, il numero di documenti che forniscono le generalità dell’utente sono il 2,29 per sacchetto nella spazzatura delle famiglie e il 12,8 nel caso di aziende ed esercizi, in media 7 documenti utili per sacchetto.

    Quasi a conferma dei dati raccolti è di pochi mesi fa il caso di un uomo genovese che per due mesi ha usufruito di un conto corrente non suo grazie ai documenti trovati nella spazzatura di un vicino.

    I nostri rifiuti dicono molto più di quanto pensiamo ed il confine tra malviventi e mendicanti è labile e incerto, il consiglio che si può dare, conforme a quello del garante della privacy, è quello di non usare sacchetti trasparenti, strappare e separare tutti i documenti sensibili da cui emergono i nostri dati.

    Francesca D’Angelo

    © riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

    4 COMMENTI

    1. Queste persone raccolgono alluminio e rame che poi viene rivenduto ai rigattieri, persone che mangiano scarti in zona non ne ho ancora visti.

    2. ……..abito in Via Bevagna angola Via Flaminia Vecchia esattamente davanti ai cassonetti posti accanto alla fontanella e ci vanno a frugare anche persone che abito nel mio palazzo…….una volta è stato divertentissimo: scendo per andare a buttare un tostapane bruciato, risalgo prendo l’immondizia e scendo per buttarla….nel mentre vedo la signora del primo piano del mio palazzo che se ne tornava a casa con il mio tostapane rotto……

      Putroppo è per lo più trashing………. ma in momenti di crisi è anche giusto

    3. tutti dovrebbero usare un tritacarte per disfarsi dei documenti che contegono dati da non divulgare.

      Nei dintorni di Ponte Milvio Io ho visto mangiare direttamente dai cassonetti. Più di una volta.

      vedere queste cose ci deve far riflettere sul ns. livello di benessere, che prendiamo per scontato.

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