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Ambiente: benvenuti al nord

La bella strada che dalla Autostrada A-24 va in direzione del frusinate correndo alle pendici dei monti Prenestini ed Ernici è chiamata la “strada dei parchi” perché lambisce il Parco dei Monti Lucretili, quello dei Monti Simbruini e infine il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’arteria attraversa un territorio molto bello fatto di ampi boschi e aspre montagne; tutto sembra però, tranne che una “strada dei parchi”.

Sporcizia, rifiuti, vecchi elettrodomestici e copertoni occupano ogni piazzola libera; la segnaletica è rovinata, illeggibile e in alcuni casi danneggiata. I pochi cartelli che sopravvivono all’incuria e al vandalismo sono poco comprensibili.
Le rive del fiume Aniene, che in questo tratto ha acque pulite e limpide, sono ingombre di rifiuti e di buste di plastica.

E allora sorge spontaneo e impietoso il confronto con altre strade e altri parchi, in modo particolare, quelli del Nord Italia.

Le motivazioni che stanno alla base di tanta diversità sono innumerevoli e tutte più che comprensibili: ragioni di tipo economico, politico, culturali e perché no anche climatiche ma il contrasto è comunque stridente.

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Lungo la “strada dei parchi” abbiamo provato a chiedere in un trascurato “centro visita” (aperto nei giorni feriali ma chiuso il sabato e la domenica) una carta dei sentieri: ci è stato risposto che le carte disponibili non erano attendibili e che la nuova era da tempo in lavorazione.

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A Campo Tures (5.000 abitanti), minuscolo borgo della Valle Aurina, c’è un grande Centro Visita del Parco Naturale del Sud-Tirolo; realizzato in cemento, legno e vetro ha tre piani con una grande biblioteca.

Il Centro, molto frequentato, è circondato da un ampio parco con un bellissimo stagno e con tutte le specie arboree presenti nella valle (dal pioppo alla betulla, dal ciliegio a grappolo al bellissimo e slanciato larice).

All’interno del Centro sono stati ricreati numerosi ambienti dove con l’ausilio di semplici strumenti o di sistemi interattivi è possibile conoscere la natura geologica del territorio, la flora e la fauna, i prodotti minerari e quelli del bosco.
In una grande sala si può assistere alla proiezione di filmati che hanno come tema le Dolomiti, le cascate della valle o i numerosi castelli, conservati in condizioni perfette.

Al banco della ricezione un gentilissimo signore vi fa dono di opuscoli, carte turistiche e dei sentieri, poster e per i fumatori, di una vera e propria chicca: una scatolina di plastica con su impressa la scritta “montagne pulite” dove è possibile spegnere e inserire un mozzicone di sigaretta mentre si passeggia in uno dei tanti boschi.

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Come Tures nella valle vi sono decine di centri abitati che sono piccoli o grandi gioielli circondati da una natura e un paesaggio splendido e ben curato: marciapiedi puliti e privi di erbacce, prati perfettamente rasati, vialetti fioriti e ordinati, cassonetti della spazzatura videosorvegliati e con sistema di apertura mediante tessera magnetica.

Ma quello che lascia più stupefatti è l’ordine e la precisione che regna in tutti i parchi indipendentemente dalle loro dimensioni: sentieri puliti e ben segnalati, aree panoramiche provviste di tavoli, panchine e tabelle illustrative o didattiche, ruscelli e torrenti con le sponde perfettamente pulite, rifugi accoglienti e curati.

Per quanto i parchi li giri in lungo e in largo difficilmente vedrai un guardiano o un sorvegliante (ad eccezione degli uomini del CAI): in quei luoghi la natura non è protetta (nel senso che deve essere guardata a vista da vandali, incivili e maleducati) ma…amata.

Il rispetto che tutti nutrono nei confronti dell’ambiente, che è una delle principali fonti di sostentamento, è tangibile: nessun paragone potrebbe reggere ad un confronto con altre aree dove la natura, anche all’interno di parchi e riserve, è maltrattata e oltraggiata.

Perfino chi proviene dalla capitale abituato ad alzare la voce e a sbracciarsi, in quei luoghi assume un atteggiamento più riservato e naturale subendo inconsciamente il fascino dell’ordine e del silenzio.
Resta però aperto un interrogativo.

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Cosa è che impedisce in altre regioni di gestire in maniera ordinata e razionale riserve, parchi e luoghi di interesse turistico. Al di là dei problemi di natura economica c’è senz’altro un diverso rapporto con l’ambiente considerato un bene da sfruttare anziché una preziosa fonte da salvaguardare.

Per non parlare poi del cattivo rapporto tra le popolazioni locali e i parchi: per tutti dovrebbe valere l’esempio di Franco Tassi, già Direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, che ha guadagnato la fiducia e l’appoggio di sindaci e residenti (compresi gli allevatori, da sempre i più contrari al parco) attraverso una infaticabile opera di convincimento.

I più critici di fronte a questa frettolosa analisi storceranno il naso e parleranno di risorse economiche inadeguate, di fondi, di consigli di amministrazione e di commissari, di contributi e leggi regionali.

Si tratta di validissime ragioni che se in parte giustificano le difficoltà di alcuni Enti dall’altra non possono assolvere però una trasandata gestione (basta pensare alle condizioni di sfacelo in cui versa, ad esempio, il Parco di Monte Mario).

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Perché oltre all’inerzia delle amministrazioni c’è poi la maleducazione e l’inciviltà di chi considera l’ambiente come una grossa pattumiera in cui riversare tutto ciò che è diventato inutile o superfluo (come nel caso della “strada dei parchi”).

Una mancanza di educazione che denota una scarsa cultura e una totale insensibilità nei confronti dell’ambiente (emblematica è la consuetudine di uccidere i serpenti, come l’innocua natrice della foto).

C’è un vecchio proverbio che dice che non tutto ciò che luccica è oro: forse in Trentino non tutto va per il meglio ma quello che si vede, lasciatecelo dire, riscalda il cuore.

Francesco Gargaglia

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1 commento

  1. Gentile Gargaglia,
    conosco molto bene Tures e tutta la valle Aurina per averci passato molte settimane di vacanze, estive ed invernali e, sulla base della mia esperienza le offro una diversa prospettiva.
    Lei parla di Trentino ma per Tures (e tutte le zone circostanti) sarebbe opportuno parlare di provincia autonoma di Bolzano. Questa è infatti la vera fortuna di quella zona… l’autonomia finanziaria di cui gode il territorio, ed i vantaggi economici di cui godono i residenti, fanno sì che quello che nel resto d’Italia sembra fantascienza sia ordinaria amministrazione lassù. Le assicuro che le condizioni di vita da ottobre ad aprile sono alquanto dure ed i turisti, appena sopportati sino ad una dozzina di anni fa, adesso sono visti come una risorsa economica di straordinaria importanza, e come tali vengono coccolati.
    A Roma c’è il Colosseo, purtroppo ,verrebbe quasi da dire… i turisti arrivano comunque, sia che li tratti bene sia che li tratti male ed i residenti… eh, pazienza…

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