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La cascata di Comunacque ed il Santuario della Santissima Trinità

L’itinerario che questa volta vi propone VignaClaraBlog.it è un lungo tour ai confini con l’Abruzzo per visitare due luoghi di incredibile bellezza: il Santuario della SS. Trinità e la suggestiva cascata di Comunacque nella omonima area archeologica. Per raggiungere il Santuario abbiamo scelto l’itinerario più lungo ma anche quello più bello che attraversa i paesaggi fantastici che fecero da sfondo ai film di Bud Spencer e Terence Hill (la serie “Lo chiamavano Trinità”).

Da Roma si prende l’aotostrada A-24 e si esce a Pietrasecca dirigendo poi verso Tagliacozzo; prima della cittadina si gira a destra per Cappadocia e dopo aver attraversato il piccolo paese si raggiunge Camporotondo, una frazione nata ai piedi di uno sfortunato impianto sciistico.

Da Camporotondo si prende la larga sterrata che dirige, attraverso un bosco di faggi, verso Campo della Pietra e la si attraversa passando accanto a due rifugi, il Casino Trojli e il SAIFAR: siamo a circa 1400 metri di altitudine e i paesaggi pietrosi, bellissimi, fanno pensare alle gole e alle montagne dell’Afghanistan.

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Lasciato alle spalle il rifugio SAIFAR si sale lungo un tratto di strada asfaltata che porta all’ampio parcheggio del Santuario situato ai piedi di una impressionante parete rocciosa alta circa 300 metri.

Il Santuario della SS. Trinità è tra i luoghi di culto più frequentati dai pellegrini di tutto il mondo: il 19 giugno, in occasione della festa, congregazioni di fedeli arrivano da tutte le regioni italiane, in molti casi affrontando a piedi l’intero percorso, portando al seguito moccoli e grandi croci in legno che verranno depositate poi all’ingresso del Santuario.

Qui al termine delle celebrazioni viene rappresentato, attraverso una serie di canti, il cosiddetto “Pianto delle Zitelle”: si tratta di una semplice e schematica rappresentazione della Passione di Cristo dove 20 donne, zitelle di Vallepietra, intonano il “Canto del Mistero” e il “Canto di Marta”.

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Il Santuario è incastonato nella parete rocciosa del Colle della Tagliata a 1335 metri; all’interno di una profonda grotta vi è il Santuario vero e proprio e al di sotto la Cappella del Crocifisso. Numerose e diverse sono le leggende circa la nascita del Santuario anche se la sua origine più probabile deve essere fatta risalire all’opera dei frati benedettini (in realtà la Santissima Trinità sorge su di un sacello pagano).

Alla Santissima si arriva attraverso un comodo sentiero ricavato tra la roccia dove vengono deposte le candele portate dei fedeli; una moderna costruzione in cemento, all’interno della quale è stato ricavato un piccolo museo, garantisce i servizi essenziali per i numerosi fedeli.

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Il panorama che si vede dai piedi della tagliata è davvero stupefacente: lo sguardo può spaziare per decine e decine di chilometri. Vette rocciose, altopiani, boschi di faggi e aceri che danno ospitalità al lupo appenninico e poi valli incassate dove sorgono, in luoghi impossibili, minuscoli paesi.

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Dal parcheggio del Santuario, attraverso una strada tortuosa si scende poi verso Vallepietra e Trevi nel Lazio dove nei pressi di un ponte con una caratteristica trattoria è possibile fermarsi: siamo in località “Comunacque”.
L’insolito toponimo è da attribuire all’unione, in quel punto, delle acque dei fiumi Aniene e Simbrivio che entrambi nascono da monti poco distanti (Monte Tarino e pendici del Monte Autore).

A pochi passi dall’osteria un comodo e ombroso sentiero, dopo aver scavalcato un antico ponte di pietra, porta all’area archeologica e alle imponenti mura ciclopiche.

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Il sentiero termina in una conca naturale dove dalla roccia sgorgano le bianchissime acque che danno vita alle cascate di Comunacque: dalle rocce ricoperte di muschio, investiti dalle minuscole gocce sprigionate dalla potenza delle acque, lo spettacolo che si offre al visitatore è davvero suggestivo.

Un mondo di ombre, acque ed elfi a pochi chilometri dalla Capitale!
Per tornare indietro si può proseguire poi comodamente in direzione di Arcinazzo e dell’autostrada non prima però di aver fatto una lunga sosta all’Osteria della Cascata.

Francesco Gargaglia

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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