Home ATTUALITÀ Riaprirà la stazione di Vigna Clara: ecco il progetto

Riaprirà la stazione di Vigna Clara: ecco il progetto

stazione vigna clara

Al via la cura del ferro per Roma Nord.  Nella buia storia della stazione di Vigna Clara, posta al termine di Corso Francia, una schiarita appare all’orizzonte. Dopo 21 anni dalla sua costruzione e 21 di inattività, potrebbe iniziare a funzionare veramente. Non più come capolinea, ma come stazione intermedia di una nuova tratta ferroviaria che passando per la zona di Camposampiero, sulla Flaminia, si congiungerebbe con la stazione di Tor di Quinto e con la FR1.

E’ questo il nocciolo del progetto sul quale stanno lavorando gli ingegneri delle Ferrovie dello Stato in accordo con gli esperti dell’Agenzia Servizi per la Mobilità di Roma Capitale. Un progetto articolato in due fasi: la prima prevede il ripristino e l’adeguamento di tratte e stazioni già esistenti per consentire il collegamento su ferro tra la zona S.Pietro e quella di Vigna Clara. Nella seconda, la realizzazione di una nuova tratta che congiunga Vigna Clara con Tor di Quinto e la FR1.

Clou di questo progetto è il ripristino e l’adeguamento ai nuovi standard del lungo tunnel che, da quella che sarà la futura stazione “Pineto” posizionata sotto l’omonimo Parco a metà di via Damiano Chiesa, già oggi raggiunge la stazione di Vigna Clara.
Un tunnel di sei chilometri all’interno dei quali fervono i lavori da parte delle Ferrovie dello Stato. Ma al termine degli stessi  la galleria verrà però richiusa in attesa che se ne decida il destino, cioè che il progetto venga approvato e finanziato.

VignaClaraBlog.it ha avuto il privilegio di scoprire e visitare questa galleria. Siamo stati infatti ospiti unici di Enrico Sciarra, amministratore delegato di Roma Servizi per la Mobilità, e Roberto Cantiani, presidente della commissione mobilità di Roma Capitale, in un recentissimo sopralluogo.

Un viaggio nelle “viscere” di Vigna Clara alla scoperta di quella che fu la tratta che nel 1990 funzionò solo per una manciata di giorni.

La storia

La stazione di Vigna Clara, e con lei la gemella Stazione Farneto ubicata in via dei Monti della Farnesina, furono costruite per i Mondiali di Calcio del 1990 ed i lavori costarono circa 90 miliardi di lire. La stazione di Vigna Clara venne concepita come capolinea dei treni speciali che, partiti da Roma Tiburtina e fatta sosta alla Stazione Farneto per far scendere le folle dei tifosi, avrebbero terminato la corsa a Vigna Clara in attesa di percorrere il tragitto inverso a fine partita.

La stazione Farneto altro non fu che una semplice banchina al termine della quale un tunnel pedonale di circa 150 metri portava i viaggiatori all’aperto, sbucando in mezzo al verde di via dei Monti della Farnesina, affinchè potessero raggiungere, dopo circa 700 metri, la via Olimpica e lo Stadio. Il progetto fu così superficiale e frettoloso che ci si dimenticò che l’attraversamento della via Olimpica, da parte di migliaia di persone, sarebbe stato estremamente pericoloso e nella notte precedente l’inaugurazione dei mondiali un ponte pedonale in legno fu costruito in tutta fretta dai genieri dell’Esercito.

Le due stazioni vennero inaugurate all’apertura dei campionati mondiali e furono usate soltanto per una manciata di giorni: in tutto, scesero alla stazione Farneto circa 60mila persone (ed ovviamente nessuna a Vigna Clara).

Al termine dei Mondiali il collegamento venne abbandonato in attesa dei lavori di miglioramento della linea che però non furono mai effettuati.
Ma le vicende che costarono un fiume di denaro pubblico e un processo (dove gli imputati andarono tutti assolti) sono ben note e a poco serve ripercorrerle. Oggi la stazione di Vigna Clara è un’icona delle cattedrali nel deserto; quella del Farneto è stata occupata da circa tre anni dall’organizzazione Casapound.

Alla scoperta della galleria parlando del progetto

Il nostro viaggio comincia dalla futura probabile stazione Pineto. Indossati stivali e casco e fatti accomodare a bordo di un furgone veniamo inghiottiti dalla lunga galleria che scorre con leggera pendenza sotto Monte Mario. L’auto viaggia a passo d’uomo, non potrebbe fare altrimenti, il percorso è buio e scivoloso, c’è fango ed acqua ma il tunnel ci appare in tutta la sua magnificenza.

Incontriamo operai al lavoro e betoniere che gettano cemento. “L’opera è quasi pronta – ci spiega il direttore del cantiere – subito dopo potremmo già iniziare a lavorare alle infrastrutture ed alla posa dei binari”.

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Chiediamo dei costi ed il dr. Sciarra ci dice che questa prima tratta potrebbe tornare ad essere funzionante con solo 105 milioni di euro, compresa la ristrutturazione ex novo della stazione Vigna Clara e la realizzazione nei pressi di un parcheggio di scambio.

E Farneto? “Nel progetto, la stazione Farneto perde la sua originaria funzione per due ordini di motivi” ci spiega ancora il dr. Sciarra. “Il primo è tecnico ed il secondo di ordine pubblico. Dal punto di vista tecnico il vincolo più restrittivo è la necessità di allargare l’attuale galleria, con rischi di compromissione della stabilità del suolo-sottosuolo, visto lo stato idrogeologico dei luoghi, nel caso di inserimento delle due banchine di fermata, oltre al sovrappasso necessario per l’accessibilità dell’utenza nei due versi.
Per quanto attiene all’ordine pubblico è stata la Questura di Roma ad imporre il veto. La struttura della stazione ed il suo posizionamento in via Monti della Farnesina, una stradina stretta ed immersa nel Parco di Monte Mario, renderebbe troppo complicata la gestione dell’ordine pubblico in occasione degli eventi sportivi e delle altre manifestazioni allo stadio Olimpico od al Foro Italico. Nel progetto, Farneto è dunque destinata ad essere un sito di magazzinaggio”.

Continua il nostro viaggio e dopo sei chilometri di buio ci arrestiamo dinanzi un enorme cancello al di là del quale splende il sole.
Siamo infatti arrivati alla stazione di Vigna Clara che, aperta la grata, ci appare in tutto il suo stato di abbandono e degrado. Troppo eufemistico definirla cattedrale nel deserto, di cattedrale non ha nulla. Pare piuttosto un rudere secolare, pur avendo solo 21 anni, mangiato dall’erosione del tempo.

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Ovunque sporcizia, rifiuti e materiali alla rinfusa mentre tutte le strutture si presentano in un grave stato di abbandono e preda di vandali e graffitari; l’ampio piazzale è di una desolazione mortale. Proprio lì, sotto le scale che conducono su via Flaminia, finisce la tratta che fu ma da lì potrebbe partire quella nuova.
Un nuovo percorso ferroviario che raggiungerebbe in una prima fase Tor di Quinto (1,7 km) e successivamente anche la FR1, richiudendo l’anello nord (2,4 km).

Costerebbe circa 400 milioni di euro. Se realizzato rappresenterebbe, insieme alla terza tratta della Metro C il cui capolinea sarebbe nei pressi di Ponte Milvio, una svolta epocale nella mobilità dell’intero quadrante di Roma Nord e del relativo hinterland.

Dove trovare i finanziamenti necessari? E’ sempre il dr. Sciarra a spiegarci che le Ferrovie sono pronte a metter mano al portafoglio, previa sottoscrizione di un Accordo di Programma con la Regione Lazio e Roma Capitale. I tempi? “tre anni, forse anche meno, potrebbero bastare per la riattivazione della linea fino a Vigna Clara. Purchè l’accordo venga firmato al più presto.”

Roberto Cantiani interroga, ascolta e prende appunti. Sta infatti a lui, in qualità di presidente della Commissione Mobilità, farsi carico di portare avanti il progetto nelle stanze del Campidoglio fino alla sua concretizzazione.

“E’ un progetto nel quale credo fermamente – dichiara Cantiani a VignaClaraBlog.it – per gli immensi benefici cui sarebbe portatore per la mobilità del territorio nord della Capitale e di tutti i comuni limitrofi. Centinaia di migliaia di utenti potrebbero fruirne lasciando a casa l’automobile o quantomeno riducendone drasticamente l’uso con grandi ritorni sulla tutela dell’ambiente e sulla qualità della vita.
Con 20,25 minuti di treno si percorrerebbe un tragitto per il quale oggi, su gomma, ne occorrono non meno di 60, anche 70. Senza pensare che con questo progetto riportiamo in un funzione una galleria ed una stazione abbandonate da 21 anni”.

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La cura del ferro, nel quadrante nord della Capitale, sembra dunque entrare nel vivo, anche in previsione delle eventuali Olimpiadi a Roma del 2020 in virtù delle quali il completamento dell’anello ferroviario è imprescindibile. Un anello oggi monco proprio a nord, un cerchio quindi da chiudere con il progetto che ci è stato illustrato.

Facciamo manovra e ci immergiamo di nuovo nel buio. Torniamo lentamente indietro ripercorrendo quella galleria che nel 1990 funzionò per poche ore per poi restare chiusa per 21 anni. Ma non è detto che lo resti ancora per molto.

Claudio Cafasso

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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23 COMMENTI

  1. Speriamo che non sia un’altra favola romana sulla cura del ferro… (già entro la fine 2010 si sarebbe dovuto chiudere l’anello!!)
    Ma noi cittadini abbiamo dovuto aspettare ben 21 anni per farci sentire dire che è un gioco da ragazzi riattivare il tratto Valle Aurelia-Vigna Clara, con appena 105 milioni di euro e tre anni di lavori?
    Complimenti!

  2. A parte le polemiche e le tantissime considerazioni che si potrebbero fare sulla gestione delle opere per i Mondiali del ’90 (un breve saggio è contenuto nell’articolo), mi auguro anch’io che la “cura del ferro”, iniziata negli anno ’90 e poi quasi abbandonata nel nuovo secolo, sia finalmente ripresa dalle varie Amministrazioni ed Enti competenti, iniziando dalla chiusura dell’anello ferroviario a Roma nord. Farebbe bene alla mobilità e alla salute dei cittadini.

  3. Tre anni di lavoro questo ha detto il ns. redattore ad iniziare da quando?spero da oggi.Siccome qualcuno ha detto che su internet non si fanno proposte io una l’avrei.Il completamento dell’anello ferroviario con il conseguente spostamento della zona abusiva di camposanpietro nella futura area industriale di prima porta permetterebbe di avere una linea ferroviaria che faccia da raccordo alle varie linee regionali,tutto questo sarebbe facilitato se ci fosse un’unica azienda a gestire il patrimonio ferroviario della nostra città e non l’inutile spezzatino che c’è ora tra proprietà comunali,statali e regionali.Questa azienda controllando l’intero parco veicolante dovrebbe essere in grado di sincronizzare gli orari e i passaggi dei treni garantendone la puntualità;non come succede oggi con i disagi giornalieri delle varie ferrovie metropolitane;a cominciare dalla fr3 che malgrado i continui accordi di programma reca imbarazzo agli utenti costretti giornalmente a subirne ritardi o soppressioni di corse.Azienda che forse riuscirebbe a garantire l’accesso agli ascensori (si dice per mancanza di personale nelle stazioni medesime)utilissimi a disabili e mamme con passeggino chiusi da tempo immemore nelle nuove stazioni della linea montebello-flaminio o a rendere servibile il monta carichi della nuova stazione di labaro.In attesa di risposte attendo ,un utente dei mezzi pubblici.

  4. Un plauso a VCB (al solito…) per l’attenzione con cui presenta l’iniziativa.
    Unico (marginale) appunto è che “…le vicende che costarono un fiume di denaro pubblico e un processo (dove gli imputati andarono tutti assolti) sono ben note e a poco serve ripercorrerle…” non è vero… le cose vanno ricordate, le vicende riportate ed i nomi esplicitati. Troppo facile per i responsabili di simili “follie” nascondere sotto l’ombra di una assoluzione penale tale mole di inettitudine e sprechi.
    Sono cose che mi tornano in mente ogni volta che passo il quarto d’ora quotidiano in fila sul raccordo all’altezza della Cassia. È mai possibile che solo da noi le opere pubbliche siano così difficili da realizzare?

  5. Ottimo reportage, complimenti!
    Speriamo che sia la volta buona. Peccato per la Farneto, una stazione per lo Stadio Olimpico sarebbe stata di grande utilità.

  6. Nel 1990, durante uno dei pomeriggi “mondiali” (mi ricordo che si giocava la partita Italia – Uruguay), provai per curiosità il collegamento ferroviario Roma Ostiense – Farneto.
    Ebbene, il treno impiegò solo un quarto d’ora per coprire il percorso. Questo tanto per dare un’idea dei possibili tempi di viaggio, incomparabili con qualunque alternativa su gomma.
    Oggi con l’introduzione di alcune fermate intermedie aggiuntive i tempi potrebbero anche allungarsi un po’, ma nel complesso credo che rimarrebbero su quell’ordine di grandezza.
    Quella che mi chiedo è invece un’altra cosa: la riattivazione di questa tratta ferroviaria richiederebbe come elemento essenziale un punto di interscambio con la linea C della metropolitana. E’ previsto questo? Poche settimane fa è stata presentata una proposta di “project financing” per l’attestamento della linea C presso la stazione Farnesina (fra Ponte Milvio e il Ministero Affari Esteri). Questa proposta è in fase di valutazione, ma da anni è allo studio un ulteriore prolungamento della “C” verso la Cassia. Si sta studiando la possibilità creare un punto di scambio con l’anello ferroviario?
    Ripeto, questo sarebbe ESSENZIALE per il pieno sfruttamento degli investimenti (e quindi dei soldi di noi cittadini!!!). Altrimenti si correrebbe il rischio di ripetere l’errore fatto nei decenni passati, quando si decise di far passare la linea B e la linea A rispettivamente “vicino” le stazioni Ostiense e Tuscolana, ma non di creare dei veri NODI DI SCAMBIO. Con Ostiense si è poi rimediata una soluzione con dei tapis roulant (che funzionano un giorno si e uno no) e con Tuscolana, malgrado mille proposte, non si è mai risolto del tutto il problema.
    NON RIPETIAMO lo stesso errore con le stazioni dell’anello nord, per favore!!!

    Un saluto a tutti, marco

  7. Mio padre dopo alcuni anni al nord tornò a lavorare a Roma nel 1959 (ministero LLPP). Una delle prime cose che gli fecero fare fu prendere le misure per il ponte sul tevere per una “imminente” chiusura dell’anello ferroviario. Era molto contento di questa opera ma il suo capo gli disse “io andrò in pensione non la vedrò; tu andrai in pensione e non la vedrai; tua figlia, forse, la vedrà” . Papà ha 80 anni, e ride ogni volta che dicono che chiuderanno l’anello; Io ne ho 50, riuscirò a vederla?

    Saluti
    Antonella

  8. Abito da 5 anni in via Monterosi e da 5 anni leggo della imminente riapertura della Stazione di Vigna Clara. Speriamo che qs sia la volta buona. Ne sarei davvero felice non solo per il miglioramento della mobilità, ma anche perchè così spero che la stazione e gli edifici di pertinenza ubicati lungo i binari non siano piu’ luogo di rifugio di disperati che di tanto in tanto, per periodi piu’ o meno lunghi tornano ad insediarsi.

  9. La chiusura dell’anello è una ottima cosa, insieme con l’interscambio a Tor di Quinto con la Roma Nord.Ma l linea deve essere percorsa ESCLUSIVAMENTE da treni passeggeri e non da merci.
    Purtroppo i piani delle FS sono quelli di intasarli di merci, cosa assurda e contraria al traffico passeggeri.
    I merci debbono essere alontanati da Roma,lasciando tutte le tracce libere ai treni dei pendolari.

    L’anello nord grande, da destinare ai merci, consiste nella riapertura della ferrovia Civitavecchia Orte, che collegherebbe la Roma Civitavecchia con la Orte-Firenze/ Ancona.
    L’anello cittadino sarebbe così destinato solo ai passeggeri.

  10. Passando ultimamente per via Cassia Nuova ho visto una novita che nn mi è piaciuta: venendo da Roma sulla destra si trovava un cartello con accesso al Parco di Vejo, all’interno del quale si tengono ogni anno degli incontri con la popolazione per ricordare il destino difficile di questo parco e per chiedere che venga finalmente aperto al pubblico. Pochi giorni fa ho visto delle persone che stavano recintando un tratto abbastanza lungo con del materiale in metallo e nel tessuto scuro orrendo che va ora tanto di moda. E’ stato modificato anche il cartello. Ora c’è scritto Roma Capitale. Voreichiedere cosa sta succedendo all’Associazione Parco di Vejo, dato che la nostra zona è in costante pericolo di appropriazioni indebite.

  11. Vorrei sapere perché i cassonetti che sono stati messi a destinazione un po’ di tempo fa sono ormai per la maggior parte deteriorati. Mi sono accorta che la stanga di ferro che serve ai nostri piedi per sollevare il coperchio di solito molto pesante è sempre verso il muro e assai difficile o impossibile da raggiungere. Naturalmente la popolazione – meno acculturata o semplicemente meno in forze – non fa altro che tenere sollevato il coperchio con cassette o cose analoghe, rovinando vieppiù i cassonetti in questione, che sembrano essere stati posizionati da anni invece che da un anno circa. Anche tutto ciò porta ad uno spreco di soldi che paga la popolazione.

  12. l’iniziativa sembra ottima anche perchè se si guarda la rete di roma su ferro la zona nord ovest ne è praticamente priva pur insistendo su di essa quartieri ad alta densità abitativa come Ponte milvio, vigna clara, fleming, tomba di nerone e grottarossa. auspico che godremo di una metropolitana anche noi di roma nord dopo aver assistito per quasi 40 anni ai facili spostamenti dei cittadini dei quartieri di roma sud (S. Giovanni, appio, tuscolano,marconi, garbatella, S.Paolo, EUR e laurentina) che l’avevano sotto casa mentre noi dovevamo arrivare ad Ottaviano!!!

  13. Parafrasando il cutugno nazionale… e intanto volano gli anni e ti risvegli a trent’anni…..

    Il 2011 è passato e tra pochi giorni saremo nel nuovo anno: a che punto siamo con il progetto di riapertura della stazione ?

  14. Siamo nel 2012, si sa nulla del progetto? Dei lavori? Quando Roma Nord avrà il suo trasporto di massa su binari?!

  15. Stefano più di due anni fa ha esordito con “speriamo non sia un’altra favola romana”.
    Purtroppo è stato facile profeta, siamo a metà 2013 e come prevedibile nulla è cambiato.

    Speriamo che dopo la disastrosa amministrazione Alemanno (che tra l’altro ha anche cancellato il previsto prolungamento della C fino a grottarossa) la giunta Marino sappia cambiare marcia e risolvere il problema trasporto pubblico nel quadrante nord.

  16. Era una mattina buia e tempestosa… Così inizierò a raccontare ai nipoti delle mie disavventure mattutine per raggiungere da Tomba di Nerone il mio ufficio in centro, e di come ho scoperto dell’esistenza della fermata di Vigna Clara.
    Proprio in questi giorni costretto dal maltempo ad usare la macchina, mi accorgevo di questa anonima costruzione, e mi sono chiesto: possibile che in cinque anni che risiedo nella zona nord, non mi sono accorto di avere a disposizione una linea ferroviaria? Così ho scoperto dello scempio di soldi pubblici per i mondiali ’90 (fossero gli unici soldi buttati), e constatato con amarezza l’inettitudine dei nostri politici.
    Il sindaco Marino che può fare? Niente! Le casse del comune sono disastrate, e soprattutto per prendere una decisione occorrono diecine di tavoli tecnici, intese, accordi di programma, autorizzazioni, etc. etc…. La burocrazia al potere! Insomma faccio prima a vendere casa e cambiare zona.

  17. Correva l’anno 2011 quando io e i miei amici, poco più di adolescenti, ci divertavamo ad andare in giro per posti abbandonati e desolati nella zona di roma nord. Ci si andava per esplorare, guardare, giocare a pallone, fare qualche graffito, farsi qualche canna, qualche foto, qualche appunto, qualche corsa con un carrello abbandonato. E tra questi posti c’era la stazione Vigna Clara. Per entrarci lo si poteva fare tranquillamente perché la rete era divelta, e già dentro l’angoscia dell’abbandono. Le illuminazioni erano funzionanti, le ruspe se ne stavano ferme, i cancelli all’interno erano aperti. Fuori dalla stazione un panorama desolante con binari arrugginiti e muri bassi imbrattati. Dentro c’era un cartello invecchiato illeggibile con scritto che il luogo era stato sottoposto a sequestro dall’autorità giudiziaria. Mi ricordo che si diceva che sarebbe stata riaperta. Ci ripasso per puro caso tre anni dopo: tutto è rimasto fermo come prima.

  18. Bravo, con le tue scritte hai contribuito al degrado e alla fatiscenza della vecchia stazione. E senti anche la necessità di raccontarlo su un blog pubblico….

    Tranquillo comunque per graffitari e altri vandali in questa città è garantita l’impunità.

  19. Qualcuno mi spieghi l’utilità di una stazione in mezzo al parco del Pineto quando a ridosso dei quartieri adiacenti ci sono già Balduina, Appiano e Gemelli che stanno già su una linea ferroviaria che ha frequenze molto più alte di quella di questo pseudoanello… Anello che in realtà rimane una fettuccia scollegata dal resto del mondo, un corridoio nel nulla. L’unica buona notizia è che Vigna Clara avrà la sua stazione, ma finché non si collegherà dall’altra con Tor di Quinto per lo scambio con la ferrovia Roma Nord e con Tiburtina, sarà praticamente inutile.
    è proprio il percorso ad essere sbagliato. Le linee ad anello devono collegare qualcosa con qualcosa, passando per punti di scambio con altre cose. Anche se un futuro si dovesse completare l’anello sarà su un percorso totalmente sbilanciato: da Nomentana a Valle Aurelia passando per il sud una potenziale ferrovia metropolitana ad anello, da Valle Aurelia a Nomentana un varco spazio temporale che passa per campi e pascoli con una sola stazione nel mondo civilizzato (appunto Vigna Clara), che taglia un’altra linea senza scambiarci (l’anello passa sotto la ferrovia per Viterbo in prossimità della stazione Gemelli) e km sotto terra anche sotto quartieri popolosi come la zona di via Igea, che non potranno mai vedere stazioni con un tunnel così profondo.
    Datemi retta: l’unica utilità di questo passante è sbrigarsi a collegarlo al resto della rete e farci passare treni veloci e merci liberando la tratta est che è intasata di regionali a servizio metropolitano che sgomitano con AV, Italo e di tutto.
    Una metro ad anello che serva anche Vigna Clara non passa certo per Pineto e Farneto.

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