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“Mia sorella Emanuela” di Fabrizio Peronaci e Pietro Orlandi

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Per la nostra rubrica cibo per la mente segnaliamo l’uscita del libro “Mia sorella Emanuela” in cui Pietro Orlandi ed il noto giornalista Fabrizio Peronaci ripercorrono le tappe del famoso caso, irrisolto dopo 28 anni, di Emanuela Orlandi, la ragazza nata il 14 gennaio del 1968, figlia di Ercole Orlandi, commesso della Prefettura della Casa Pontificia e di Maria. La giovane cittadina del Vaticano diventata tristemente nota all’opinione pubblica in seguito alla sua scomparsa avvenuta il 22 giugno del 1983, circa due anni dopo l’attentato di Piazza San Pietro a Giovanni Paolo II.

Molto si è detto in questi ventotto anni. Ma ora a rivelare nuovi aspetti legati tanto alla vita privata di Emanuela e della sua famiglia, quanto alle scoperte fatte nel tempo, è Pietro Orlandi, fratello di Emanuela.
E lo fa in un libro scritto con il giornalista de Il Corriere della Sera Fabrizio Peronaci dal titolo “Mia sorella Emanuela”, Edizioni Anordest, da qualche giorno in libreria al costo di 18 euro. Il tutto con un ben preciso scopo: rinnovare l’attenzione nell’opinione pubblica e nella magistratura italiana affinché prosegua le indagini.

La vicenda di Emanuela Orlandi rappresenta una delle grandi pagine irrisolte della storia del nostro Paese. Un grande mistero avvolto nell’ombra al quale la famiglia della ragazza non è riuscita ancora a dare luce.

Dal momento della scomparsa, il papà di Emanuela, Ercole, ha dedicato tutta la sua esistenza alla ricerca dell’amata figlia. Ora che Ercole non c’è più il testimone è passato al fratello Pietro. E’ lui adesso a mettere in luce i tanti aspetti che vanno ad intrecciarsi in questo clamoroso caso e a riunire i tasselli di un puzzle tutt’altro che semplice da completare.

La storia di Emanuela Orlandi chiama in causa terrorismo turco, governi e servizi segreti dell’Est, Cia, intelligence italiana, Vaticano, potentati finanziari, banda della Magliana. Quando la ragazza è scomparsa si era in piena Guerra fredda, il mondo era diviso in due blocchi, il muro di Berlino non era ancora caduto e solo un paio di anni prima c’era stato l’attentato a Giovanni Paolo II per mano di Alì Agca.
E non dobbiamo dimenticare che il 3 luglio del 1983, pochi giorni dopo la scomparsa, Giovanni Paolo II lanciò un appello affinché Emanuela venisse liberata. Il Pontefice parlò di sequestro. E poi dobbiamo ricordare che quelli erano anni molto importanti per l’Europa intera. Si stava procedendo verso la caduta del muro di Berlino, evento avvenuto nel 1989 e che ha visto il Vaticano giocare un ruolo determinante.

Nel libro “Mia sorella Emanuela”, il fratello racconta per la prima volta i tragici momenti dopo la scomparsa e svela alcune novità.
Pietro Orlandi ha affermato: “Il sequestro di mia sorella è stato la prosecuzione dell’attentato al Papa. Dopo tanto tempo, mi appello alle coscienze di tutti perché emerga la verità… Io so chi l’ha rapita, è stato un sistema, un intrigo di poteri…”

Pietro Orlandi racconta il contenuto del suo colloquio con il feritore del papa, Alì Agca, che ha incontrato in Turchia nel 2010. Fornisce una nuova prova sull’esistenza in vita di sua sorella un mese e mezzo dopo la scomparsa, quando venne vista in un paese vicino Bolzano.

Svela che, dietro una delle sigle che per mesi tennero il nostro Paese con il fiato sospeso tra rivendicazioni e depistaggi, c’erano i servizi segreti italiani. Rintraccia una testimone oculare che porterebbe a concludere che Emanuela sia viva e ostaggio dei Lupi Grigi in Marocco.
Chiede al Vaticano di abbandonare ogni reticenza, “in nome della verità e della parola del Vangelo”. Rende noto il contenuto di un accorato appello della sua famiglia a Benedetto XVI. Incalza la magistratura italiana perché prosegua nelle indagini.

In questi ventotto anni Pietro non ha mai perso la speranza di riportare a casa Emanuela, tra le braccia della mamma Maria e delle altre tre sorelle e sulla tomba del papà Ercole. Con questo obiettivo non si è mai stancato di ricercare la verità, di indagare e di sollecitare la magistratura italiana a proseguire le indagini. Cosa che continua a fare con rinnovata forza chiedendo anche maggiore collaborazione da parte del Vaticano.

A colloquio con Fabrizio Peronaci

Di tutto ciò Vignaclarablog.it ha parlato con il giornalista Fabrizio Peronaci, che con Pietro Orlandi ha scritto il libro, scoprendo qualche dettaglio in più.
Laureato in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma, Fabrizio è giornalista professionista dal 1991 e lavora al “Corriere della Sera” dal 1992, nella sede di Roma, dove è caposervizio e si occupa di cronaca nera. Ha seguito, prima da cronista e poi da responsabile del settore, i principali gialli della capitale.

Perché la volontà di far uscire un libro a ventotto anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi?
Tutto nasce dal desiderio di Pietro di venire a capo della vicenda perché il grosso della storia è rimasto nell’ombra. Questo è il motivo per il quale ha deciso di partecipare alla stesura del libro come coautore.

Il libro “Mia sorella Emanuela” cosa mette in evidenza?
C’è una prima parte in cui Pietro racconta la storia della sua famiglia e la storia di Emanuela. E’ la prima volta che svela così nel dettaglio gli aspetti più privati di sua sorella, una ragazza felice, che amava la musica e la vita. E lo fa anche per mettere a tacere le malelingue che in questi anni hanno gettato fango su Emanuela con ipotesi inverosimili circa la sua scomparsa. Come quella secondo cui la ragazza sarebbe scappata con un alto prelato. C’è poi una seconda parte che mette in luce gli aspetti investigativi di questa intricata vicenda.

Pietro spera ancora di ritrovare sua sorella viva. Cosa alimenta la sua speranza?
C’è una speranza, per quanto tenue, che Emanuela possa essere trovata ancora viva. Dobbiamo ricordare che non è mai stato ritrovato il suo corpo. E poi esiste la cosiddetta pista di Bolzano. A quanto pare, infatti, un mese e mezzo dopo la sua scomparsa, Emanuela è stata vista proprio a Bolzano sporca e deperita.

Un’altra ipotesi è che la ragazza sia stata sequestrata a scopo politico-terroristico e sia finita tra le mani dei cosiddetti Lupi Grigi turchi (un gruppo di ultranazionalisti, filo islamici, contrari all’Occidente e al capo della religione che per essi lo rappresenta ndr). La speranza, dunque, è che possa essere stata segregata in qualche parte del mondo islamico. Una pista parla del Maghreb.

Quale contributo è possibile dare affinché gli interrogativi di questa misteriosa vicenda possano finalmente trovare una risposta?
Senza la spinta dell’opinione pubblica non è possibile fare nulla. Il desiderio di Pietro è che tutti possano interessarsi alla vicenda. E l’attenzione da parte dell’opinione pubblica può fare molto. Come importante è una rinnovata attenzione e un rinnovato impulso tra gli organi inquirenti.

Pietro, inoltre, si aspetta che alcuni elementi all’interno del Vaticano, che sanno come si sono svolte le cose, facciano appello alle loro coscienze e parlino, gettino luce su questa vicenda ancora così profondamente nell’ombra.

Secondo lei è possibile raggiungere concretamente degli sviluppi positivi?
Non è possibile avere la certezza di ritrovare Emanuela viva, ma dal punto di vista della conoscenza dei fatti sicuramente si possono raggiungere sviluppi positivi.

Emanuela è ancora viva?
La speranza c’è. Soprattutto c’è il forte desiderio e la grande volontà di mettere a fuoco le piste che in tutti questi anni sono state sottovalutate. Pietro vuole scoprire e far emergere la verità su quello che è accaduto, sgombrare il campo da tutte le falsità che sono state raccontate e dai depistaggi che hanno contribuito a rendere questa vicenda uno dei più grandi misteri irrisolti del nostro Paese.

La sete di verità

E’ grande la passione civile che anima ancora Pietro Orlandi sebbene siano trascorsi ventotto anni da quel 1983. Per lui il ricordo è ancora chiaro e vivido. Forte è la sua voglia di combattere, di portare alla luce quello che veramente è successo, non solo per la sete di verità che anima la sua famiglia, ma anche per destare consapevolezza nell’opinione pubblica e tra i giovani.

La scomparsa di Emanuela Orlandi è avvenuta in un momento storico complicato, prima del crollo del muro di Berlino, simbolo della Cortina di ferro, ossia della linea di confine europea tra la zona d’influenza statunitense e quella sovietica nel periodo della Guerra fredda. Adesso, dopo ventotto anni, si chiede verità e giustizia.

Stefania Giudice

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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