Home ATTUALITÀ Incontrarsi per conoscersi, conoscersi per comunicare.

    Incontrarsi per conoscersi, conoscersi per comunicare.

    Un altro modo di fare informazione. La tre giorni di “Informazione partecipata e responsabilità” promossa dall’Università Pontificia Salesiana assieme all’Università La Sapienza è entrata nel vivo. Tre giornate, all’interno della settimana della comunicazione, ricche di appuntamenti per conoscere le nuove e spesso ‘sconosciute’ realtà che fanno informazione alternativa nel territorio italiano.

    Dopo i tre interventi di giovedì sera che hanno visto la testimonianza di Pino Maniaci, direttore di Telejato, Raffaele Mastrolonardo, coautore del testo ‘La scimmia che vinse il Pulitzer’ e Sigfrido Ranucci, cronista di Report, questa mattina nei locali dell’Ups sono intervenuti autori di blog, giornalisti, studiosi e ricercatori per presentare e discutere della loro visione di partecipazione. A moderarli Marco Binotto, ricercatore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociali della Sapienza.

    “E’ difficile trovare una linea comune, un filo rosso che possa unire esperienze diverse. La partecipazione, come si evince dal titolo di questi incontri, è legata alla responsabilità. Cioè all’incapacità dei media di inviare messaggi e parlare con dei linguaggi adatti al pubblico, che oggi potremmo definire sempre più “2.0” e al tentativo di recuperare il legame con esso, per la difficoltà del sistema dei media di creare contenuti e condividerli in tempo reale”. Questo l’esordio di Marco Binotto, che ha dato poi la parola a Donatella Parisi responsabile della Comunicazione del Centro Astalli, a Massimiliano Morelli direttore responsabile di ‘Vignaclarablog.it’, ad Antonella Marrone responsabile del giornale ‘Mamma!’, a Federico Valerio di Radio Fuori Onda, a Carmine Piscopo webmaster di RadioSapienza, a Simona Salvi di ‘Altratv’, a Cosma Ognissanti di ‘Rac-corti’, a Simone Sereni giornalista del blog ‘Vinonuovo’ e Maurizio Ermisino di ‘Allucineazioni blog’.

    A concludere la presentazione del nuovo periodico di informazione ‘Young4Young’ della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Ups.
    Per Massimiliano Morelli, direttore responsabile di Vignaclarablog, “il vero giornalismo oggi è sempre più quello delle piccole realtà. Dove a contare non è il nome dell’emittente, ma quello del giornalista che si occupa di una determinata notizia e che con la sua professionalità fa si che le storie, i fatti, parlino da sé”.

    “Quello che ci interessa maggiormente nel nostro lavoro è il processo che porta alla costruzione di una determinata trasmissione”, ha detto Federico Valerio portando l’esempio di Radio Fuori Onda, una web radio che trasmette dal Centro di Salute Mentale del Municipio XI. “Bisogna differenziare la comunicazione sociale da quella commerciale, questa è la nostra missione – ha aggiunto – che parte, appunto, dal contrasto tra le due. Quella commerciale usa il mezzo comunicazione non per confrontarsi, non per dialogare, bensì per persuadere, è quella sociale che fa tutto il resto. I maggiori risultati per il nostro network sono dati dalla partecipazione, più persone partecipano al programma, più sale l’interesse”.

    A concludere la mattinata una breve tavola rotonda di analisi tra esperti del settore.

    “Personalmente ho trovato molto interessante misurarsi con realtà diverse e soprattutto ascoltare le testimonianze e le esperienze di realtà molto piccole”, ha detto Francesca Comunello, ricercatrice di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Sapienza, a margine della tavola rotonda.

    “Il futuro delle nuove tecnologie comunicative dipende molto da cosa ne faranno le generazioni future, personalmente credo in un dialogo tra media e broadcast. Un altro problema è poi quello dell’attendibilità, gran parte della stampa non è così attendibile e non verifica le fonti come dovrebbe. In questo senso mi vengono in mente i numerosi giovani che prestano il loro servizio a numerose realtà di informazione, che non percepiscono compensi e si trovano comunque a dover produrre dei contenuti. Trovo che questo tipo di sfruttamento sia profondamente ingiusto”, ha concluso la professoressa.

    “Le notizie in Italia vengono oscurate perché comportano una responsabilità e rischi che pochi riescono a correre”, ha detto Alberto Spampinato presidente di Ossigeno per l’informazione, che si occupa di tutelare i giornalisti che vengono minacciati. “Pensiamo al numero dei giornalisti morti perché cercavano di fare il proprio lavoro, nell’anno 2009-2010, abbiamo un numero di circa 400 persone. Non si tratta di gente che lavorava in zone in guerra, questi sono solo la punta dell’Iceberg. In realtà l’80% di questi vive in paesi non in guerra come l’Italia, ma sono stati o sono tutt’ora testimoni di fenomeni di violenza, mafia, di rapporti illeciti di connivenza tra imprese e ambienti criminali. Il lavoro di queste persone viene intenzionalmente fermato ogni giorno per bloccare le notizie”, ha sostenuto Spampinato. “In Italia l’informazione non è libera. Molti giornalisti sono costretti ad autocensurarsi e questo è come pagare il pizzo, rispondere ai comandi di chi è più forte per non subire ritorsioni”, ha concluso.

    Alessandra Cascino

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