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Da Ponte Milvio al Ponte della Musica: il Tevere visto dal basso

Il tratto del Tevere che lambisce i confini di Roma Nord ve l’abbiamo sempre descritto dall’alto. Questa volta VignaClaraBlog.it ha cambiato prospettiva: non più dall’alto o di lato, ma dal basso. Siamo “scesi in acqua”, come si dice nel gergo dei canoisti, e lo abbiamo fatto a Ponte Milvio dove sulla sponda sinistra c’è una Scuola di Canoa Fluviale diretta da Marcello.

Il Tevere è di un bel colore verde smeraldo con una corrente forte dovuta all’innalzamento del livello dell’acqua conseguenza delle recenti piogge: qualcuno dall’alto di Ponte Milvio potrà storcere il naso per la presenza di rifiuti ma non sono le buste di plastica, per chi va in canoa, a fare la differenza: piuttosto è la presenza di batteri e di nitrati ad uccidere un fiume.

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Rimanendo nel filo della corrente, che dopo le rapide di Ponte Milvio acquista velocità, in pochi minuti ci si ritrova sotto Ponte Duca d’Aosta; dal basso l’immensa arcata di cemento armato e travertino è incombente.

Nella mattina in cui abbiamo fatto questa discesa le sponde del Tevere sono presidiate da uno schieramento di poliziotti che con gommoni e radio portatili sorvegliano quel tratto di fiume: per un istante avevamo sperato che le imbarcazioni fossero lì per rimuovere la gran massa di legname e rifiuti che stazionano sotto il ponte, adagiati alla piattaforma galleggiante, un tempo approdo per il servizio di navigazione (leggi qui).
Ed invece non è l’AMA e neppure i “Tevere Rangers”: la presenza degli agenti è in relazione alla breve visita della Signora Clinton.

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L’enorme mole di tronchi, elettrodomestici e “monnezza” che da un paio di anni galleggia sotto il ponte è in perfetta sintonia con lo stato di degrado che dal basso appare ancora più devastante.

La maggior parte dei “bipedi” romani è abituata ad osservare il fiume dai ponti e dagli argini e ignora questa triste prospettiva: i marmi sporchi e imbrattati in alcuni punti sono molto danneggiati.

Non ci sono clandestini a bivaccare sotto il ponte ma solo una gran massa di rifiuti tra la sabbia sporca e la vegetazione che cresce indisturbata: lo spettacolo è triste e deprimente.

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Abbandoniamo Ponte Duca d’Aosta e portati dalla corrente, che nell’ansa sembra rallentare, raggiungiamo il nuovo Ponte della Musica; dal basso, con quegli enormi tubi in metallo bianco, la struttura ci appare in tutta la sua imponenza.

Questo ponte, la cui inaugurazione è prevista per la fine di maggio (leggi qui), è un vero e proprio rebus. A molti è sfuggita la sua funzione ed utilità, ad appena 400 metri da ponte Duca d’Aosta ed a 600 da ponte Risorgimento, inizialmente destinato ai soli pedoni, con il tempo ha cambiato la sua destinazione d’uso.

Oggi (anzi tra qualche giorno) costituirà un raccordo con il quartiere Flaminio, il MAXXI e l’Auditorium. Qualche tifoso per un breve istante ha gioito pensando, in futuro, di poter parcheggiare l’auto allo Stadio Flaminio e poi in “navetta” (proprio attraverso il nuovo ponte) raggiungere lo Stadio Olimpico: poi si è ricordato che al Flaminio non c’è più parcheggio …

Comunque il Ponte della Musica, dal basso, ci è sembrato bello e imponente, quasi in armonia con i maestosi pioppi e le sponde verdissime per questo inizio di primavera.

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Tornare indietro con la corrente e il vento contro è un po’ più lungo e faticoso e così abbiamo tutto il tempo per osservare queste sponde sporche e degradate dove i rami degli alberi raccattano lembi di plastica che, come tristissimi festoni, scendono verso il basso.

E’ evidente che la sporcizia non viene tutta dall’acqua: le rive sono ingombre di rifiuti, sacchi di spazzatura, suppellettili, bottiglie e contenitori di ogni tipo: le inconfondibili tracce di chi le frequenta con il solo intento di sbarazzarsi del superfluo.

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Lo stato di degrado delle sponde contrasta in maniera stridente con il bellissimo galleggiante del Centro Remiero dell’Università del Foro Italico: una nota di colore tra tanto grigiore.

Francesco Gargaglia

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