Home ARTE E CULTURA Fabrizio Falconi, viaggio nell’informazione con un professionista del settore

Fabrizio Falconi, viaggio nell’informazione con un professionista del settore

Non si tocca, ma il suo valore è inestimabile. Rappresenta uno strumento di potere e per tale ragione è contesa da più parti. Ma per raggiungere il suo scopo ed essere davvero efficace dovrebbe mantenere sempre autonomia ed equidistanza. Stiamo parlando dell’informazione il cui mondo negli ultimi anni, in particolare con l’avvento di Internet, è profondamente mutato. Ma cos’è esattamente l’informazione? Quale dovrebbe essere il suo obiettivo? Come è cambiata in questi anni? E qual è lo scenario futuro? Ne parliamo con Fabrizio Falconi.

Per rispondere a queste ed altre domande VignaClaraBlog.it ha incontrato infatti un professionista dell’informazione, un giornalista che nel suo curriculum ha anni di lavoro in radio, in televisione, nella carta stampata e nel web. La Rai, prima a RaiStereoUno e poi a Radiodue sotto la direzione di Corrado Guerzoni; “Mixer” diretto da Giovanni Minoli; Telemontecarlo. Ma anche collaborazioni con testate come Panorama, Il Manifesto, Paese Sera.

Il suo nome è Fabrizio Falconi, attualmente caporedattore dell’agenzia News Mediaset, nata a marzo del 2010. Falconi, oltre ad essere giornalista, è anche autore di diversi libri.

Il suo nuovo lavoro si intitola “In Hoc Vinces” ed è pubblicato da Edizioni Mediterranee (tra pochi giorni in libreria). Un libro scritto a quattro mani insieme a Bruno Carboniero che nasce da anni di studio alla ricerca di indizi archeologici, esoterici e astronomici che svelano nuovi interessanti interpretazioni del sogno premonitore fatto dall’imperatore Costantino la notte del 27 ottobre dell’anno 312 d.C. prima della battaglia contro il nemico Massenzio.

Incontrando Fabrizio Falconi, VignaClaraBlog.it ha potuto fare un vero e proprio tuffo nel mondo dell’informazione; capire da chi è fatta e, soprattutto, in che modo sta cambiando in questi anni.

Cosa l’ha spinta a diventare giornalista?

Il mio percorso è stato in parte casuale ed in parte voluto. Dopo il liceo mi sono iscritto all’università, alla facoltà di Giurisprudenza, spinto più che altro, come spesso accade, dal voler far piacere alla famiglia. In realtà, dall’età di 16 anni avevo cominciato a collaborare con alcune radio private. Fondamentalmente mi occupavo di musica. Mettevo i dischi. In poche parole facevo il disc jockey. Dopo poco tempo sono passato al microfono e ho cominciato a condurre delle trasmissioni.

Poi ho iniziato l’università e proprio in quel periodo ho avuto il mio primo contratto in Rai, a RaiStereoUno. Ricordo ancora, era un contratto di un mese. Si trattava di un programma fondamentalmente musicale.

Nel frattempo mi sono laureato e lentamente l’ambiente musicale mi è diventato un po’ stretto. Anche perché avevo cominciato ad appassionarmi di giornalismo e in me era sorto il desiderio di stare più dentro l’informazione.

L’occasione di occuparmi proprio di giornalismo mi capitò quando Lidia Motta, all’epoca capostruttura di Radiodue, mi propose di entrare a far parte della trasmissione radiofonica “3131”, il cui direttore era Corrado Guerzoni.
Quella trasmissione per me fu una palestra incredibile dal punto di vista giornalistico e mi fece capire che la mia strada era quella. Vi ho lavorato per sei/sette anni e da lì sono passato in televisione. Ho lavorato a “Mixer” con Giovanni Minoli, poi a Telemontecarlo e poi sono passato a Mediaset.

Un consiglio per chi vuole seguire la sua strada?

Oggi sono tempi un po’ diversi rispetto a quando ho cominciato io. E’ senza dubbio molto più dura. Da un certo punto di vista perché l’editoria è un po’ in crisi. In questo momento siamo dentro una grandissima rivoluzione tecnologica che sta cambiando tutto il mondo dell’informazione mondiale, potremmo dire. E quindi un giovane che comincia oggi deve sapere che non è più come in passato.

Noi all’epoca cercavamo di avere subito dei contratti, entrare come praticanti, essere assunti. Oggi come oggi le cose sono cambiate. I grandi editori tendono ora ad avere un tipo d’informazione, se vogliamo, più “liquida”. Anche più intercambiabile. I media sono tanti. Ogni editore, oramai, è diventato multimediale. E di conseguenza, anche il giornalista che comincia a lavorare oggi deve essere molto flessibile.
Deve conoscere i mezzi con i quali oggi si comunica. Il web, in primis, che negli anni futuri avrà uno sviluppo pazzesco. Al giorno d’oggi si fa informazione anche con Twitter, con messaggi di appena quaranta parole.

E poi ci sono le doti, che sono le stesse del passato. Bisogna essere molto intraprendenti, propositivi e curiosi. In fondo chi vuole fare il giornalista è mosso principalmente dalla curiosità. Deve essere una persona capace di vedere cosa succede intorno a sé e deve essere capace di comunicarlo agli altri.

Le “regole” per essere un buon giornalista?

Abbiamo detto curiosità ed intraprendenza. Ma per essere un buon giornalista sono necessarie anche altre doti che, fondamentalmente, sono quelle della correttezza e della verità di quello che si afferma.
Un buon giornalista, inoltre, deve essere capace di discernere le notizie. Capire cosa è una notizia e cosa non lo è. Una notizia deve essere rilevante per qualcuno e possibilmente per una comunità che sia la più ampia possibile.

Un giovane che si affaccia oggi al mondo del giornalismo, poi, non deve scoraggiarsi. Sebbene l’informazione, in quanto strumento di consenso, tenda ad essere controllata, è molto importante sapere che anche all’interno di un sistema che vuole controllare l’informazione c’è sempre la possibilità di fare il proprio mestiere. Magari bisogna anche essere disposti a pagare un certo prezzo. E questo lo insegna la grande lezione del giornalismo americano.
Se si vuole essere autorevoli è necessario essere anche indipendenti, non farsi condizionare.
Con l’indipendenza si raggiunge l’autorevolezza e con l’autorevolezza si raggiunge il lavoro, la penetrazione. Se si raccontano le cose come veramente vengono viste, in modo esatto ed efficace, in poche parole se si è buoni giornalisti, si troverà senza dubbio qualcuno disposto a far scrivere.

La differenza tra cronaca ed informazione?

Anche la cronaca è informazione. Noi dividiamo i settori dell’informazione in campi di competenza. Quindi politica, cronaca, spettacolo, cultura. Tutto è informazione.

Oggi tutti i grandi giornali stanno cambiando molto il loro modo di proporsi. Alcuni giornali negli Stati Uniti, ad esempio, hanno già cominciato a chiudere l’edizione cartacea per avere solo l’edizione web. In Italia non siamo ancora a questo livello. Ma le copie dei giornali diminuiscono, mentre i contatti sul web salgono. Di conseguenza tutte le grandi testate stanno cercando di trasformarsi. E questo si riflette inevitabilmente anche nel modo in cui si fa informazione.

Un esempio per tutti. In occasione dell’ultimo dibattito sulla fiducia alla Camera, a dicembre, Il Corriere della Sera ha inviato Aldo Cazzullo che con un telefonino si è occupato di aggiornare una pagina del web attraverso alcuni sms.
Non raccontando tanto quel che accadeva in Aula, ma piuttosto dando dei piccoli retroscena. E proprio questo è un esempio del vantaggio della comunicazione odierna. Anche con dei semplici sms è possibile fare informazione.

VignaClaraBlog.it è una testata che ha scelto di approfondire notizie ed informazioni legate al territorio. Secondo la sua esperienza, la carta vincente sta in mano a chi si occupa di informazione a 360 gradi o a chi decide di approfondire un determinato settore?

Ci saranno sempre dei media che avranno un occhio generale, ma credo che il futuro dell’informazione sarà sempre di più quello della settorializzazione. Coprire bene un determinato settore.

Se oggi si apre un blog su un qualsiasi argomento che fino ad ora non è stato coperto o comunque lo è stato in maniera frammentaria e si lavora in modo professionale, piano piano si acquisterà autorevolezza e si diventerà un punto di riferimento.

Non c’è più un unico sapere, ci sono settori nei quali ognuno acquista la propria autorevolezza e competenza. E, senza dubbio, il web incoraggia la specializzazione.
Oggi sul web è possibile trovare dei blog, magari gestiti anche da una sola persona, ampiamente consultati perché autorevoli. Capaci di ottenere notizie prima degli altri. E in un sistema in cui si fa informazione in mille modi, avere la notizia prima degli altri è sicuramente importante.

Ma questi cambiamenti non mettono in crisi il sistema tradizionale?

Sì, lo stanno mettendo in crisi. Quella a cui stiamo assistendo è una vera e propria rivoluzione che, tra l’altro, sta avvenendo in tempi brevissimi. All’estero è accaduto tutto molto velocemente, in Italia è tutto un po’ più rallentato, ma sta succedendo anche qui.

Fino a non molto tempo fa se si voleva avere una determinata informazione si avevano a disposizione pochi strumenti, in televisione o la Rai o Mediaset. Oggi, invece, aprendo ad esempio la piattaforma Sky o il digitale terrestre si trova una moltitudine di canali ognuno dei quali specializzato in un certo settore. E ancora i canali sul telefonino, sul web.
In poche parole, si ha la possibilità di avere su una stessa notizia in centinaia di modi diversi. Quindi il mercato è sicuramente più allargato. Ma uno dei segreti è proprio quello di settorializzarsi, di coprire un settore finora non ancora coperto.

L’obiettivo che un organo di informazione deve perseguire è?

Abbiamo detto l’indipendenza, certamente. Ma dobbiamo ricordare che l’informazione ha un preciso schema, che è sempre lo stesso. C’è un editore, un direttore e un giornalista. Qualche volta direttore e giornalista sono la stessa cosa, basta pensare al caso dei blog per l’appunto. Ma un editore c’è sempre. Parlando dei blog, ad esempio, l’editore è rappresentato dalla piattaforma.

Ciò che diventa importante, dunque, è che all’interno di un organo di informazione ci sia una comunanza di vedute tra il proprietario dell’impresa editoriale e colui che la dirige. Ogni organo di informazione ha una sua linea editoriale, non c’è un unico modo di fare informazione.

Diciamo che l’informazione tradizionale, quella anglosassone, quella della grande tradizione della stampa liberale, vorrebbe poi che chi scrive fosse sempre separato da chi comanda.

Un famoso giornalista degli anni Settanta, Lamberto Sechi, che dirigeva Panorama, si era posto questo motto: “I fatti separati dalle opinioni”. Un giornale dovrebbe riuscire a dare i fatti e poi le opinioni, magari anche da punti di vista differenti, permettendo al lettore di farsi una propria idea. Ma questo, indubbiamente, non sempre accade.

Nel suo curriculum carta stampata, tv, radio, web. Quali le principali differenze?

Indubbiamente la radio è un mezzo bellissimo perché consente degli approfondimenti difficili da ottenere con altri media, come la televisione ad esempio. La radio non ha immagini che possono distrarre il pubblico e tempi tanto stretti da costringere i giornalisti a servizi di appena un minuto all’interno del quale bisogna essere in grado di raccontare una storia. Alla radio è possibile fare bellissimi reportage ed anche l’ascolto permette una riflessione maggiore.

Il web è una cosa completamente nuova. Consente di proporre tante cose diverse. E’ un grande contenitore che permette di mettere dentro ciò che si vuole. Dalla notizia più breve alla grande inchiesta.

La carta stampata, poi, rappresenta un po’ la “nobile signora” dell’informazione. Con il linguaggio scritto c’è la possibilità di avvicinarsi a una forma quasi artistica di giornalismo. Basta ricordare grandi giornalisti come Oriana Fallaci e Tiziano Terzani, i cui pezzi ora sono quasi brani di letteratura.
Ma oggi è quasi impossibile fare un’informazione del genere. Lo spazio sui giornali si è molto ristretto, perché anche lì sono costretti a fare un’informazione molto più rapida, di conseguenza le grandi inchieste non ci sono più.

Penso che con il passare del tempo i giornali si dedicheranno un pochino di più all’approfondimento, mentre nelle edizioni web si darà spazio alle cosiddette breaking news.

E le diverse soddisfazioni?

Io ho fatto cronaca per molti anni. In particolare, mi sono occupato molto di cronaca nera, cronaca giudiziaria. Dico sempre che la cronaca è una palestra fantastica. Scrivendo anche libri posso senz’altro affermare che i fatti di cronaca superano la fantasia di qualsiasi scrittore. La mente più fervida di uno scrittore non potrebbe partorire quello che offre la cronaca, questo ovviamente sia in bene che in male.

Negli ultimi sei anni, poi, ho fatto il vaticanista. Un’esperienza molto bella, molto affascinante, che consente di entrare in un mondo, sotto certi aspetti, chiuso, del quale bisogna imparare meccanismi e regole.

E ora da un anno sono caporedattore, quindi non sono più operativo sul campo, faccio un lavoro più di desk che ha altri tipi di responsabilità, ma anche altre gratificazioni.

Qualche domanda specifica sui media. Tv e ruolo dei nuovi media, Internet e WebTv. Quale interazione?

Esiste un’interazione fortissima che sarà, tra l’altro, sempre maggiore. Nel futuro, anche proprio da un punto di vista tecnologico, televisione e computer diventeranno un tutt’uno. Negli Stati Uniti questo sta già accadendo.

Dentro casa avremo presto un unico apparecchio che sarà sia televisione che computer. E già adesso, non dobbiamo dimenticare, i media tradizionali utilizzano molto i new media. Basta pensare a quanti servizi giornalistici si avvalgono proprio dei video girati con il telefonino da chi ha assistito a un determinato avvenimento e lo ha potuto documentare.

Il futuro dei media nel panorama italiano e mondiale. Accentramento, affiancamento o condivisione?

Ormai molte delle previsioni di George Orwell e Marshall McLuhan si sono verificate. Viviamo in un villaggio veramente globale. Come abbiamo detto prima, la settorializzazione è importante, ma non bisogna dimenticare che siamo tutti in contatto. La rete consente proprio questo scambio di comunicazione a tutti i livelli.

Chi fa informazione oggi, dunque, pur partendo da una logica settoriale deve avere una mentalità mondiale. Deve pensare sempre che facciamo tutti parte di un mondo molto connesso. Possiamo senza dubbio parlare di condivisione.

L’informazione a pagamento. Tv e radio si reggono con la pubblicità. La carta stampata anche con le vendite e i contributi. I nuovi media stanno cercando il pagamento pay per read. Qual è secondo lei il futuro?

La pubblicità ci sarà sempre. Anche il web si regge molto sulla pubblicità. E in questo caso c’è il problema di chi la smista. Sulla rete c’è per esempio un grande vettore come Google che indirizza al mercato globale della pubblicità. Questo spaventa un po’ e fa temere che tutto possa essere controllato da pochi. Ma proprio qui risiede la grande sfida del futuro.

Sicuramente non è più pensabile che l’informazione possa sostenersi con i finanziamenti pubblici. Il futuro è sempre di più quello del mercato. I rischi, inevitabilmente, sono molti. La pubblicità, ovviamente, tende a condizionare. Lo vediamo bene nei giornali, nelle riviste. Un tempo l’articolo stava nella pagina di destra, adesso a destra troviamo la pubblicità e l’articolo è stato spostato sulla pagina di sinistra,
Questo perché la pubblicità vuole la pagina di destra, quella ritenuta più penetrante. Certamente la pubblicità consente a una testata di “vivere”, ma nello stesso tempo la condiziona molto. L’ideale sarebbe riuscire ad essere padroni di decidere da sé come amministrare la propria pubblicità. E a dire il vero anche piccole imprese editoriali ci stanno riuscendo. Ma per farlo, ossia per poter dettare le regole, bisogna essere autorevoli.

Attualmente è caporedattore della testata News Mediaset, che a marzo di quest’anno ha compiuto un anno. Un piccolo bilancio fino ad oggi?

Sono molto contento. Per me, che sono uno dei caporedattori di Roma, è un’avventura affascinante. News Mediaset è una realtà editoriale completamente nuova. Forse è la prima volta che all’interno di un gruppo televisivo è stata creata un’agenzia.

Siamo la testata più numerosa del Gruppo Mediaset, per l’agenzia lavorano oltre cento giornalisti, e diamo i servizi a tutti gli altri telegiornali del gruppo. Ma non solo. Siamo infatti una testata multimediale. Diamo contenuti ai telegiornali in forma di video, al web attraverso le notizie, a Televideo attraverso l’informazione scritta e poi diamo informazione sotto forma di sms.

Una bella sfida, in cui anche il giornalista deve mettersi in gioco. Di giorno in giorno dobbiamo adattarci ai media così come sono strutturati adesso.

Prima Rai e poi Mediaset. Pregi e difetti delle due aziende…

Ho lavorato in Rai undici anni e vi ho lavorato bene. Per me è stata un’esperienza formativa molto importante. Ho dei ricordi bellissimi. Forse ora le cose sono un po’ cambiate, ma un tempo il vantaggio della Rai era quello di avere molte potenzialità per un giornalista: la radio, con i suoi numerosi canali, la televisione. C’erano molti spazi. Ma, a differenza di Mediaset che è una struttura molto più agile, la Rai era più burocratizzata.

Senza dubbio Rai e Mediaset sono due aziende diverse tra di loro soprattutto come struttura interna. A Mediaset è tutto molto più agile. Ci sono meno giornalisti, meno strutture burocratiche.

E l’indipendenza?

Quello dell’indipendenza è un problema presente un po’ ovunque. E, come ho sottolineato prima, bisogna sempre ricordare che l’informazione è quanto più autorevole quanto più indipendente.

Da quanto tempo vive a Roma Nord, le piace?

Non sono originario di questa zona ma vivo qui ormai da venti anni. E la sento un po’ come casa mia. Mi piace il fatto che Vigna Clara, via Cortina D’Ampezzo e loro dintorni siano quartieri abbastanza ibridi. Non è così come appare a prima vista, ossia solo una zona residenziale, di nicchia, come era fino a qualche tempo fa. Al suo interno è possibile trovare un po’ di tutto. Anche qui c’è ormai una sorta di melting pot.

Dall’altra parte non mi piace il caos che c’è e, soprattutto, non mi piace la mancanza di verde e di spazi per bambini. Trovo avvilente la gestione del verde pubblico e l’assenza di spazi per i più piccoli. Secondo me una città che non capisce che i bambini dovrebbero stare al primo posto è una città che ha dei problemi. I bambini sono il nostro futuro.

Stefania Giudice

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4 COMMENTI

  1. Bella e interessante questa intervista. Brava Stefania Giudice e bravo Falconi… soprattutto per avermi fatto elogiare un giornalista che lavora per Mediaset.. non é mica cosa da poco.

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