Home ARTE E CULTURA Cassia – “L’Uomo Gallo” apre il II Festival del Cinema Patologico

Cassia – “L’Uomo Gallo” apre il II Festival del Cinema Patologico

Alle 20.30 di oggi si apre con un’anteprima assoluta il II Festival Internazionale del Cinema Patologico, che si svolgerà dal 6 al 9 aprile nella sede del Teatro, in via Cassia 472.  A dare il via alla rassegna, infatti, sarà il film “L’Uomo Gallo” dell’attore e regista milanese Dario D’Ambrosi. La pellicola è tratta dallo spettacolo teatrale “I giorni di Antonio” dello stesso D’Ambrosi e dopo l’anteprima romana sarà proiettata a Milano il prossimo 11 aprile.

“L’Uomo Gallo” – la storia

Sarà proprio il film di D’Ambrosi, “L’Uomo Gallo”, a dare il via oggi, mercoledì 6 aprile, alla seconda edizione del Festival il cui scopo è andare alla ricerca di qualcosa di alternativo. L’attrice protagonista è Celeste Moratti, figlia del presidente Massimo Moratti, che vive e lavora a New York, città a cui ha affidato la sua formazione.

Il cast vede poi lo stesso Dario D’Ambrosi, Lorenzo Alessandri, Carla Chiarelli, Luca Lionello, Cinzia Carrea, Alberto di Stasio, Carla Cassola, Gaetano Mosca, Francesca Ritrovato, Giovanni Turco.

Il film porta sul grande schermo un’incredibile storia vera raccolta da D’Ambrosi stesso nel periodo in cui si è fatto internare nell’ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano. Da sempre attento al disagio mentale, grazie a questa esperienza l’attore e regista è potuto entrare in contatto diretto con quella realtà e venire a conoscenza di storie come quella portata in scena prima con lo spettacolo teatrale “I giorni di Antonio” e poi con il film “L’Uomo Gallo”.

Si tratta di una pellicola che nasce dall’esperienza fatta in Teatro, ma alla quale sono stati aggiunti altri personaggi.

L’obiettivo che ha guidato la realizzazione del film è stato il voler riuscire a raccontare la situazione manicomiale in Italia prima della legge 180, la legge Basaglia, che impose la chiusura dei manicomi. E’ un film di denuncia che vuole spiegare, in particolar modo ai giovani, che cosa erano i manicomi. Come ha detto lo stesso D’Ambrosi si tratta di un “film di cuore”, crudo nella sua essenza, ma non privo di momenti ironici.

L’idea di raccontare la storia di questo ragazzo, Antonio, è venuta all’attore e regista proprio durante i tre mesi trascorsi nell’ospedale psichiatrico milanese.

Accadde un giorno che D’Ambrosi fu colpito da un grande scheletro umano, al quale, però, mancava parte di un arto inferiore. Incuriosito, l’attore chiese spiegazioni al primario dell’ospedale. Fu allora che scoprì che quello scheletro apparteneva a un ragazzo nato nei primi del Novecento a Varedo, vicino Milano. Il suo nome era Antonio.

A causa della diversa lunghezza degli arti inferiori, Antonio non riusciva ad assumere la posizione verticale e per di più non era dotato di particolare intelligenza. Fu così che i genitori, originari della Calabria, avendo dieci figli a cui pensare decisero di buttar via, nel vero senso della parola, quel bambino handicappato nel pollaio, sperando che in qualche modo sparisse.

Antonio cominciò a vivere con e come le galline. Imparò a starnazzare, a beccare il cibo. In poche parole assunse, in tutto e per tutto, usi e costumi delle sue compagne di reclusione; tanto da diventare presto una vera e propria attrazione nel paese. C’era chi, incuriosito da quello strano ragazzo, si recava al pollaio e lanciava anche qualche monetina, raccolta con solerzia dai genitori di Antonio.

La vita dell'”uomo gallo” procedeva “tranquilla” fino a quando un giorno ebbe un rapporto sessuale con una prostituta. Antonio, ritenuto tale e quale ad una gallina, con una donna. Uno scandalo per il paese.
Era più normale vederlo rinchiuso in un pollaio che libero insieme a un altro essere umano. Il fatto che fosse stato con una donna venne ritenuto immorale.
Così il sindaco e il prete di Varedo decisero di farlo rinchiudere in manicomio.

Antonio venne dunque rinchiuso e morì in manicomio a soli 18 anni per un enfisema polmonare.

“L’Uomo Gallo” – il racconto cinematografico

Nella trasposizione cinematografica la storia è stata ambientata a Grifalco, in Calabria, e negli anni Settanta.
Ma perché spostare l’ambientazione dalla Lombardia alla Calabria? Presto detto. I genitori di Antonio venivano dalla Calabria. Lì hanno maturato la loro storia.
Per tale ragione D’Ambrosi ha pensato che trasferire tutto il racconto da Varedo a Grifalco potesse far capire ancora meglio il vissuto di Antonio e della sua famiglia e regalare maggiore intensità.

Ma non solo. La scelta è caduta su Grifalco anche per un’altra ragione. Il paese, infatti, ospita una delle più grandi strutture psichiatriche italiane. Ecco dunque che i colori dei paesaggi calabresi e il calore delle persone rendono ancora più ricco questo film già di per sé carico di emozioni.

Il Festival delle emozioni

Sarà dunque questa pellicola intensa ad inaugurare il II Festival Internazionale del Cinema Patologico, un evento dove protagoniste assolute sono le emozioni.

Per la seconda edizione del Festival sono arrivati da tutto il mondo 80 film. Ne sono stati scelti 20 che affrontano diverse tematiche e che sono caratterizzati da stili e generi differenti tra di loro.

Sono due le sezioni del Festival: quella Lungometraggi e quella Cortometraggi, dalla durata massima di venti minuti. La direzione artistica è curata dallo stesso Dario D’Ambrosi e la giuria, presieduta dall’attore diversamente abile Stefano Nicolò Amati, sarà interamente composta da ragazzi disabili psichici. Al termine del Festival la giuria assegnerà i premi per il Miglior film, la Miglior regia, il Miglior attore protagonista, la Miglior attrice protagonista.

Per prendere visione del programma del festival cliccare qui

Stefania Giudice

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