Home ATTUALITÀ Teatro Olimpico: Elio è un geniale e splendido Gian Burrasca: e noi?

Teatro Olimpico: Elio è un geniale e splendido Gian Burrasca: e noi?

Grande e meritato successo di pubblico per “Gian Burrasca”, l’evento, a metà strada tra recital e concerto, organizzato dall’Accademia Filarmonica Romana ed andato in scena giovedì scorso al Teatro Olimpico di Piazza Gentile da Fabriano. Sul palco, un irrestitibile Elio – fondatore, autore, cantante e polistrumentista del gruppo Elio e Le Storie Tese – che, accompagnato da un quintetto di straordinari musicisti, ha riportato deliziosamente alla ribalta il meraviglioso personaggio creato da Vamba ed interpretato le canzoni che Lina Wertmuller scrisse insieme a Nino Rota per lo sceneggiato trasmesso dalla RAI tra il 1964 e il 1965.

Sono le 21.15 quando in teatro si spengono le luci e fanno il loro ingresso sul palco i cinque musicisti che supporteranno Elio in questa serata del tutto particolare.

Prima che Giannino Stoppani (alias Gian Burrasca) ritorni a prendere vita e tragga nuova linfa dalla genialità e dalla fantasia di Elio (al secolo Roberto Belisari), Corrado Giuffredi (clarinetto), Cesare Chiacchiaretta (fisarmonica), Giampaolo Bandini (chitarra), Federico Marchesano (contrabbasso) e Danilo Grassi (batteria) omaggiano Nino Rota, nel centenario della sua nascita, con una suite comprendente alcune tra le sue più celebri ed universalmente apprezzate composizioni: una dopo l’altra (e una dentro l’altra) ascoltiamo con immenso piacere le musiche che tanto hanno contribuito al successo di pellicole straordinarie come “La Strada”, “Il Padrino”, “Amarcord”, “I Clowns” e “8 e 1/2”. Applausi scroscianti e meritati per i professori d’orchestra che lasciano il palco.

Dopo pochi minuti, vestiti da collegiali, con una divisa molto simile a quella dei militari, i musicisti tornano in scena scorrazzando sul palco con i loro monopattini.

Parte una versione “flash” ed accelerata di “Viva la Pappa col Pomodoro”, il pezzo che meglio rappresenta il carattere irrequieto, esuberante e “rivoluzionario” di Gian Burrasca, mentre sullo sfondo si vede passare qualcuno in bicicletta.

E’ Elio, che – vestito a quadrettini, cappello di paglia e parrucca riccia – appare e scompare dietro le quinte, per poi riapparire in monopattino. Dice che il previsto spettacolo “L’Uccello di Fuoco” di Stravinskij non potrà aver luogo e che verrà sostituito dalla lettura de “Il Giornalino di Gian Burrasca”. Dopo le risate del pubblico – ci sono molti bambini in sala – si cominciano a sfogliare le pagine tratte dal libro che Vamba (lo scrittore e giornalista fiorentino Luigi Bertelli) pubblicò in volume nel 1911 (un’altra ricorrrenza da festeggiare!).

Così, dal palco verso l’aria e dall’aria verso (e fin dentro) i nostri cuori di adulti, di persone inserite nel meccanismo della vita quotidiana, vibrano le dolci ed intense note scaturite dalla creatività di Nino Rota e risuonano garbatamente le parole semplici e veritiere scritte da Lina Wertmuller.

Musica e versi si fondono in una melodia armoniosa, in una cantilena suadente, in un ritmo travolgente, musica e versi (gli arrangiamenti per quintetto sono di Giacomo Scaramuzza) trovano facilmente la strada che conduce nei recessi profondi della nostra anima. Inutile opporre resistenza: stasera un bambino di nove anni ci terrà una lezione importante, della quale abbiamo un gran bisogno e della quale non ci dovremmo mai scordare.

Le canzoni (Gian Burrasca, La Befana di Piazza Navona, Viva la Pappa col Pomodoro e tante altre) sono intervallate dalla narrazione, collegate tra loro dal testo che la Wertmuller ha adattato dalle pagine di Vamba.

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Un recital e un concerto, con Elio in forma strepitosa a raccontare, cantare e mimare le vicende tragicomiche di Giannino Stoppani, a caratterizzare non solo il bambino che viene chiamato anche “ciclone, tempesta, cataclisma …e a volte anche Neron”, ma anche tutti gli altri personaggi (dall’avvocato Maralli al dottor Collalto, dal signor Venanzio all’odiata direttrice), con il quintetto di musicisti a supportare egregiamente sia nel recitato che nel cantato lo straordinario artista milanese.

Gian Burrasca combina guai a destra e a manca, causa incidenti esilaranti, viene mandato dal cognato e poi in collegio. Gian Burrasca viene punito, isolato, messo al proprio posto. Gian Burrasca, gli dicono, non può capire molte cose perchè è solo un ragazzo. Gian Burrasca, sfrontato ed irriverente, ama la propria “noiosa e meravigliosa” mamma.
Gian Burrasca dice la verità e la dice sempre, è intransigente e il suo sguardo sul mondo degli adulti è lucido ed inflessibile: non manca di notare un sopruso, non gli sfugge una debolezza, non può fare a meno di rimarcare un’assurdità o di smascherare un comportamento ipocrita o contraddittorio.

Quando, dopo circa novanta minuti, si riaccendono le luci in sala e gli artisti ringraziano il pubblico per gli applausi calorosi, ci rendiamo conto che Gian Burrasca ci lascia con più di un interrogativo: diventando adulti, abbiamo perso la nostra spontaneità? I passi che abbiamo fatto sono cristallini e lineari? Le scelte che abbiamo compiuto e le vicende della vita hanno intaccato la nostra natura, compromesso la nostra innocenza?

Mentre anche noi battiamo le mani con grande convinzione, avvertiamo netta la sensazione che Gian Burrasca ci abbia fatto soprattutto un dono prezioso: ci ha regalato un raggio di sole che cercheremo di mantenere stretto tra le pieghe del nostro cuore.

Giovanni Berti

© riproduzione testo riservata – proprietà EdiWebRoma
foto gentilmente fornite dall’ufficio stampa dell’Accademia Filarmonica Romana

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