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L’altra faccia dello Stadio Flaminio

Lo Stadio Flaminio realizzato in occasione della Olimpiade di Roma è conosciuto anche come Stadio Torino perché il CONI volle intitolarlo alla memoria degli atleti morti nella sciagura aerea di Superga. Il 4 maggio del 1949 il trimotore G-212 che riportava da Lisbona la squadra del “Grande Torino”, forse a causa della nebbia, si schiantò sul muraglione della basilica: nel tragico incidente perse la vita l’intera squadra che costituiva i 10/11 della Nazionale.

Lo stadio, progettato da Luigi Nervi, venne costruito tra il 1957 e il 1959 nell’area compresa tra i Parioli e l’Ippodromo di Villa Glori dove precedentemente sorgeva lo Stadio Nazionale del PNF demolito nel ’53.

Il complesso, realizzato in cemento armato, aveva una capienza di circa 24.000 posti e per molti anni ospitò le squadre impegnate nel campionato di calcio, comprese quelle della serie A durante i lavori di copertura dell’Olimpico.

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A partire dal 2008, allo scopo di consentire lo svolgimento delle partite della Nazionale di Rugby, l’impianto è stato sottoposto ad un opera di restyling e la capacità, per mezzo di tribune metalliche, è stata implementata di altri 8 mila posti.

Ma secondo le intenzioni del Comune di Roma e Federazione la capacità del Flaminio è destinata a crescere fino ad un totale di 41.845 posti con uno stanziamento, per i lavori, di oltre 6 milioni di Euro.
A darne notizia è stato nel gennaio del 2010 Alessandro Cochi, consigliere delegato allo sport, che ha dichiarato “I lavori amplieranno la capienza del Flaminio che sarà cosi, a tutti gli effetti, lo stadio del Rugby della Capitale rispondendo così ai criteri stabiliti da tutti gli organismi internazionali” (leggi qui).

Ora è difficile comprendere qual è il criterio che prima, con la costruzione dell’Auditorium, ha soppresso il grande parcheggio del Flaminio e poi ha raddoppiato la capacità dello stadio.

Abbiamo provato a stimare grosso modo quante potranno essere le auto che in occasione di un importante evento affluiranno sullo Stadio Flaminio: tra autovetture private, mezzi pubblici, mezzi delle Forze dell’Ordine e di Soccorso, non meno di 7-8.000 auto a fronte di una capienza di alcune centinaia.

Perché basta fare una passeggiata intorno al complesso per capire che di grandi parcheggi non c’è traccia: oltre al misero fazzoletto sopravvissuto all’Auditorium e al Piazzale dello Stadio (quello che ogni martedì sopporta anche un mercato all’aperto) non c’è altro.
Se non le strade dei quartieri limitrofi; agli scettici consigliamo di fare un giro su Google-maps per rendersi conto che, eccezion fatta per i parcheggi di Via Dorando Pietri (peraltro a pagamento), non rimane gran che.
Ed è proprio l’assenza di parcheggi a far si che l’intera area, come quella del Foro Italico, goda di pessima salute.

Per chi proviene da Corso Francia lo stadio si trova proprio alla fine del lungo viadotto, alle pendici dei Parioli: sotto l’ampia collina da sempre a rischio smottamento sono state innalzate delle barriere metalliche di protezione che impediscono anche l’accesso alle antiche Catacombe di San Valentino. L’area recintata con il tempo si è trasformata in un deposito di materiali e di terreno di riporto.

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Non migliora la situazione al di là della strada; scendendo verso Piazzale Ankara le auto, a centinaia, occupano ogni più piccolo spazio, marciapiedi compresi. Lo stato dell’asfalto e dei marciapiedi in travertino è disastroso mentre cumuli di sporcizia invadono giardini e aiuole.

Stiamo parlando di un giorno feriale dove Auditorium e Stadio non ospitano eventi.

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Scendendo ancora la situazione sembra addirittura peggiorare; il piazzale dello Stadio, trasformato in parcheggio a pagamento, non è in grado di soddisfare le esigenze dei tanti automobilisti che non disdegnano neppure le aiuole trasformate in gigantesche pozzanghere fangose.

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Se dal piazzale si risale lungo Viale Tiziano si può osservare lo stato di abbandono della fascia di terreno una volta adibito a giardino pubblico: le piante di oleandro, non più curate, hanno raggiunto le dimensione di giganteschi Baobab.

Spariti i vialetti, scomparse le panchine rimane solo sporcizia, trascuratezza e fango in quantità industriale.

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I marciapiedi di Viale Tiziano, trasformati in parcheggio, sono completamente distrutti; al posto del lastricato, rifiuti, foglie secche, rami caduti. Tanti i monconi dei vecchi platani abbattuti: al loro posto parcometri non sempre funzionanti (incassano le monete ma non rilasciano lo scontrino). Il giro dello stadio si conclude in Via Pietri con la sconfortante vista del parcheggio semi deserto.

Ma lo Stadio Flaminio, come tutte le bellissime realizzazioni di Nervi, una volta terminati i lavori sarà orgoglio e soddisfazione degli sportivi e in modo particolare dei rugbisti.
Un po’ meno dei residenti, costretti a subire come sempre le scelte, quantomeno discutibili, fatte sulle loro spalle.

Francesco Gargaglia

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2 COMMENTI

  1. a madrid, lo stadio santiago bernabeu si trova al centro della città ed ha una capienza di centomila spettatori (fate un pò voi i conti in numero di auto). mezz’ora dopo il termine della manifestazione (una partita interna delle merengue) non solo degli spettatori non se ne sente più la “puzza” ma anche tutte le strade adiacenti allo stadio sono pulite come se non fosse avvenuto tutta quella baraonda. morale: sono gli spagnoli che sono più civili di noi? o che l’amministrazione madrileña è più efficace che la capitolina? o che i mezzi pubblici funzionano meglio? o… ? o….? bah! lascio a voi la risposta. w roma.

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