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Monte Livata e la piana di Fondi

Per la rubrica “i nostri itinerari” oggi proponiamo un’escursione a Monte Livata che da sempre, con i suoi 1400 metri e gli impianti di risalita, è la “montagna della capitale”. Molto frequentata negli anni ‘60 e ‘70 ha poi subito un inarrestabile declino legato alla speculazione edilizia e alla mancanza di idonei servizi (a tutt’oggi non c’è un acquedotto nonostante siamo nella zona più ricca di acque di tutto il Lazio).

Altro problema la neve non sempre abbondante negli ultimi decenni a causa del riscaldamento globale, problema che ha penalizzato molte località turistiche situate a quote intermedie: ma neve o non neve Monte Livata continua a rimanere un luogo di grande fascino naturalistico.

Per arrivare a Livata è sufficiente percorrere l’Autostrada Roma-l’Aquila e uscire a Vicovaro-Mandela; si prosegue quindi in direzione di Subiaco dove ha inizio la SP44 bis che in quindici chilometri porta agli impianti sciistici e a Campo dell’Osso.

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Passando per Subiaco una visita a questa bella cittadina di 10.000 abitanti e con una lunga storia alle spalle è d’obbligo. Il suo nome deriva dal latino “sublaqueum” e allude ai laghi artificiali che Nerone fece costruire lungo il corso dell’Aniene a completamento dei lavori della sua sfarzosa villa .

Il borgo medioevale è arroccato su di uno sperone di roccia che affaccia sull’Aniene, il bellissimo fiume che nasce dal poco distante Monte Tarino e affluisce poi, alle porte di Roma, nel Tevere.
Molti i siti di interesse storico da visitare: dal Ponte di San Francesco, alle porte della città, alla Cattedrale di Sant’Andrea Martire; dai ruderi della Villa di Nerone alla Rocca settecentesca.

Ma vanto di Subiaco sono i Monasteri di Santa Scolastica e di San Benedetto chiamato anche del Sacro Speco perché costruito sulla grotta dove il Santo, eremita, vi rimase in totale solitudine per circa 3 anni.

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Ai piedi della cittadina scorre velocissimo il fiume Aniene: dove un tempo sorgeva una cartiera oggi è stato realizzato un percorso per i Kayak dove è possibile praticare anche il “rafting”.

Lasciando Subiaco si sale lungo una rotabile che attraverso grandi boschi di faggio e spettacolari terrazze porta, in circa mezz’ora, a Monte Livata. La strada conduce ad un ampio piazzale dove vi sono alcuni esercizi commerciali e dove sono stati realizzati gli impianti di risalta.

Proseguendo ancora si entra in un grande bosco dove sorgono numerose villette e complessi residenziali. Qui conviene lasciare l’auto e zaino in spalla godere delle bellezze del luogo affrontando uno dei tanti sentieri segnalati: non c’è che l’imbarazzo della scelta.

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I più volenterosi possono dirigere verso Campo dell’Osso e raggiungere, lungo la Via dei Boschi in circa 6 chilometri, la bellissima terrazza che affaccia sul Santuario della Santissima Trinità.

Dalla cima del poco distante, Monte Autore (1855 m), è possibile osservare un panorama che non ha eguale in nessuna altra zona montuosa della regione: lo sguardo spazia per decine di chilometri e può vagare da cime brulle che sfiorano i 2000 metri a vaste estensioni di bosco spingendosi poi nei valloni ricchi di acque incontaminate.

Nei mesi invernali, con gli sci da fondo o con le “ciaspole”, è possibile camminare tra i giganteschi faggi e, mantenendosi ai margini della strada asfaltata, raggiungere la Piana di Fondi (seguire la segnaletica per Jenne).

Nel vastissimo prato circondato dal bosco è possibile osservare alcune doline che si sono formate nel corso dei millenni a causa della natura carsica del terreno; se si vuole si può sostare nei pressi di un rifugio della forestale (attualmente chiuso) dove sono state realizzati alcuni barbecue.

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La strada che da Livata porta alla piana scende poi verso Jenne ed è una valida alternativa per il ritorno: la rotabile che con lunghi tornanti dirige verso la Valle dell’Aniene attraversa boschi e pianori dove sosta il bestiame al pascolo brado.

In queste montagne aspre, fredde ma bellissime è il maestoso faggio a prevalere: albero imponente che raggiunge anche i 40 metri di altezza vive a quote molto alte (tra i 1800 e i 2000 metri) associandosi, a volte, ad abeti, carpini, aceri e frassini.
In autunno le foglie si colorano di toni accesi che vanno dal giallo sino all’ocra: e proprio su queste montagne ci sono alcune delle più belle faggete d’Italia.

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Jenne è un piccolo e graziosissimo paese di appena 400 abitanti che come tutti i paesi di montagna se ne sta aggrappato ad uno sperone roccioso che si affaccia sul corso dell’Aniene; nel centro del paese ci sono gli Uffici del Parco mentre alla periferia sud, in direzione di Trevi, c’è un ostello, il Lescuso, dove è possibile mangiare e trovare alloggio.

Da Jenne, percorrendo una rotabile molto panoramica, si può raggiungere infine Subiaco e da qui, in poco più di un ora, tornare a Roma.

Francesco Gargaglia

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

Riferimenti:
– Carta escursionistica del Parco dei Monti Simbruini
– Stefano Ardito: “La via dei Lupi”, Guide Iter
– Parchi del Lazio, Giunti

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