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A Natale cenone a base di pesce, purchè azzurro e made in Italy

Quasi un miliardo di euro sarà speso per la cena della vigilia che vedrà al centro del menu il pesce, che registra proprio in questi giorni il consumo più elevato dell’anno. E’ quanto stima ImpresaPesca Coldiretti in vista dell’appuntamento del 24 dicembre che vede l’immancabile presenza del pesce sulle tavole degli italiani, dal capitone agli scampi secondo le diverse tradizioni regionali. Un’occasione per riscoprire il prodotto Made in Italy che, oltre ad essere gustoso, viene venduto ad un prezzo molto più contenuto rispetto a scelte esterofile che pesano su tasche ed ambiente.

Basti dire che dal pesce azzurro Made in Italy al caviale straniero il costo per preparare l’antipasto per la cena della vigilia di Natale aumenta del 6000 per cento.

Per non cadere nelle trappole del mercato e garantirsi comunque una tavola di qualità ImpresaPesca Coldiretti propone un menu low cost e interamente tricolore che vede come antipasto alici marinate (6 euro) e cozze alla tarantina (3 euro). Per primo, spaghetti alle vongole (9 euro), mentre il piatto forte è rappresentato dalla zuppa o brodetto di pesce (8 euro) fatto di triglie, calamari, moli, tracine, seppie, canocchie e gallinelle. Il tutto per quattro persone e per una spesa complessiva di 26 euro.

Una cifra molto inferiore rispetto a un menu totalmente straniero che, con antipasto di caviale russo (vasetto da 50 grammi) e gamberetti cinesi, primo al salmone norvegese e secondo di aragosta australiana arriva a costare 470 euro, senza contare il prezzo da pagare in termini di inquinamento atmosferico, visto che si tratta di prodotti spesso congelati che nella maggior parte dei casi devono percorrere lunghe distanze prima di arrivare in tavola.

Ma scegliere pesce italiano vuol dire anche sostenere un settore che nel giro di due anni ha perso il 12 per cento della produzione e l’11 per cento dei ricavi, a causa delle importazioni di prodotto straniero che anche nei primi nove mesi del 2010 hanno fatto segnare un aumento del 6 per cento in valore, con il 42 per cento del totale rappresentato dai gamberetti e il 16 per cento dal salmone.

Il settore della pesca vede impegnate 13.300 imbarcazioni mentre la top-ten delle produzioni è guidata dalle acciughe (54.312 tonnellate), seguite da vongole, sardine, naselli, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie, pesce spada e sugarelli. La classifica delle produzioni per volume di fatturato vede invece primeggiare il nasello (90,5 milioni di euro), davanti ad acciughe, seppie, gamberi bianchi, scampi, pesce spada, gamberi rossi, vongole, pannocchie e sogliole.

Eppure tre piatti di pesce su quattro che si consumano in Italia sono stranieri ma nessuno lo sa, soprattutto per quanto riguarda quello servito al ristorante dove Impresapesca Coldiretti chiede venga introdotta anche l’indicazione della provenienza nei menu . Mentre al mercato per portare in tavola un pesce fresco italiano al cento per cento è dunque importante leggere sempre l’etichetta dove è obbligatorio riportare il nome commerciale della specie, il metodo di produzione, se di cattura o allevamento, la zona Fao di pesca o il paese di provenienza.  (IrisPress.it)

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