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XX Municipio – Immigrati e convivenza, la situazione nel 2010

Da Vincenzo Pira, antropologo ed esperto di cooperazione internazionale che dopo aver lavorato per anni in Africa ed in America Latina oggi vive e lavora nel quartiere Labaro-Prima Porta, riceviamo e pubblichiamo un’interessante analisi su immigrati e convivenza nel territorio del XX Municipio.
“In accordo ai datai pubblicati nel settimo Rapporto di Caritas di Roma – Osservatorio romano sulle migrazioni – la popolazione immigrata che vive nel XX Municipio è di 26.596 persone, con un aumento nell’ultimo anno di 2.510 unità.

A queste occorre senz’altro aggiungere qualche migliaio di persone non iscritte o irregolari. La popolazione immigrata è per il 57 % composta da donne; più della metà sono nubili o celibi (54 %); i minori sono 4.152 .

Le nazionalità di provenienza più numerose sono : i rumeni (5.700 persone pari al 21,4 % del totale della popolazione straniera), i filippini – (4.183 persone pari al 15, 7 %) i cingalesi (1.569 persone pari al 5,9 %), i peruviani – (1.323 persone pari al 5 %), gli ecuadoriani (1.253 persone pari al 4,7 %), i polacchi (884 persone pari al 3,3 %).

I quartieri di maggior presenza demografica della popolazione straniera sono : Tomba di Nerone 6.882 persone. Farnesina 3.316 persone – La Storta 2.874 persone – Labaro 2.776 persone – Giustiniana 1.733 persone – Tor di Quinto 1.690 persone – Cesano 1.744 persone – Grottarossa 750 persone – Santa Cornelia 778 persone – Prima Porta 202 persone – Foro Italico 176 persone – Martignano 6 persone.

Vi è un costante aumento del numero di immigrati nel Municipio. Nel 2004 erano iscritte all’anagrafe 14.993 persone. Insieme al VIII Municipio è quello che ospita il maggior numero di nuclei familiari.

Il problema più difficile da risolvere è provocato dalla legislazione nazionale che amplifica le difficoltà ad ottenere e rinnovare il permesso di soggiorno. Una burocrazia lenta impone temi troppo lunghi. A Roma occorrono anche 20 mesi per tale operazione, creando il circoli vizioso di troppe irregolarità tacciate da una propaganda ostile come clandestinità diventata, ora, aggravante di reato.

L’attuale legge nazionale (Bossi – Fini ) subordina, poi, il soggiorno alla durata del contratto di lavoro, finalizzando la funzionalità dell’immigrazione extra comunitaria unicamente al mercato del lavoro. Ciò ha fatto si che l’estrema mobilità assunta dalle diverse forme occupazionali finisca per cadenzare i destini esistenziali degli immigrati, con esiti umanamente non accettabili e socialmente controproducenti.
Un immigrato ha molte possibilità di lavorare ma inizialmente non sempre in forme durature: invece, per garantire il soggiorno, si pretende dagli immigrati una stabilità occupazionale che il mercato offre sempre più raramente.

Il legare la permanenza al contratto di lavoro – sempre più a tempo determinato – favorisce il breve periodo di permanenza e l’alta rotazione degli immigrati non permettendo processi di integrazione ma anzi favorendo l’emarginazione, la vulnerabilità, la precarietà e , in tanti casi, l’irregolarità, diventata con gli ultimi pacchetti legislativi sulla sicurezza “aggravante di reato”.

Altro grave problema è quello della condizione abitativa: il costo delle case e degli affitti è alto ed esclude una vasta porzione della popolazione immigrata dalla possibilità di vivere in una casa e in condizioni decenti.

Politiche adeguate di inclusione sociale devono essere favorite come soluzione più efficace anche per promuovere la sicurezza. La irregolarità e clandestinità si combatte qualificando e dando diritti di cittadinanza agli immigrati onesti che svolgono, anche nel nostro territorio, un servizio sociale ed economico alla nostra comunità di inestimabile valore.

Per questo oltre alle misure repressive e di controllo è utile promuovere politiche positive di educazione, rispetto dei diritti, di partecipazione attiva alla vita politica e amministrativa, delle comunità immigrate : concedere loro il diritto di voto e di essere eletti nei governi locali.

E, ultima, ma non per importanza, riconoscere il diritto di cittadinanza a chi nasce nel suolo italiano e favorire l’inclusione delle cosiddette “Seconde Generazioni” che sono attualmente vergognosamente discriminate.” (Vincenzo Pira)

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