Home ATTUALITÀ XX Municipio – Giuseppe Molinari ritorna in Giunta, ma per quanto?

XX Municipio – Giuseppe Molinari ritorna in Giunta, ma per quanto?

Giuseppe Molinari, già assessore all’Urbanistica da Maggio 2008 a Maggio 2010, poi estromesso dalla Giunta da parte del presidente Giacomini, reintegrato dal TAR Lazio, da oggi è di nuovo assessore mentre Giuseppe Mocci, nominato al suo posto, si ritrova senza alcun incarico. E’ questa la novità odierna dal XX Municipio. Nella seduta di questa mattina, lunedì 29 novembre, il presidente del XX Municipio, Gianni Giacomini, ha dato infatti lettura di due documenti con i quali da un lato revoca le deleghe assegnate a Giuseppe Mocci, destituendolo dall’incarico di Assessore all’Urbanistica ed al Patrimonio, e dall’altro reintegra Giuseppe Molinari nella stessa posizione.

Ricordiamo sinteticamente (clicca qui per dettagli) che a maggio 2010, Molinari, assessore da 24 mesi della Giunta Giacomini, venne estromesso da quest’ultimo. “E’ venuto meno il rapporto fiduciario” ebbe a dire il presidente. Ma il ricorso al TAR di Molinari viene accolto: il Tribunale Amministrativo gli da ragione con una sentenza eclatante perché non solo giudica negativamente la forma dell’ordinanza di revoca ma entra anche nel merito della stessa definendola “illegittima”  oltre a condannare il Municipio, e per esso il Comune di Roma, a pagare le spese legali quantificate in 2mila euro.

Ed è così che, notificata in questi giorni al XX Municipio, la sentenza ha prodotto il suo effetto obbligato: Giuseppe Molinari rientra in Giunta “scalzando” Giuseppe Mocci che aveva preso il suo posto e che conseguentemente aveva dato le dimissioni da consigliere. Oggi dunque non ha più alcun titolo politico, ma non certo per molto.

Ma quanto durerà questa situazione che non appare certo avere tutti i crismi della durevolezza? Giacomini non s’arrenderà facilmente, più volte ha dichiarato pubblicamente, anche a VignaClaraBlog.it,  che non può essere la magistratura ad incidere sui rapporti fiduciari-politici a livello locale.
Ed infatti un passaggio del documento di reintegro di Molinari, letto stamani in aula, la dice lunga sulle intenzioni del presidente: “fermo ed impregiudicato il diritto di ricorrere al Consiglio di Stato avverso la sentenza del TAR”.

Ma nei corridoi di via Flaminia 872 gira la voce che non servirà ricorrere al CdS, perché pare già pronta una seconda revoca per Molinari. Stante che la prima è stata dichiarata illegittima in quanto viziata nella forma, basterà scriverne una seconda inoppugnabile e Molinari sarà di nuovo fuori dalla Giunta cedendo la sua poltrona per la seconda volta a Mocci.

Tutto può ancora accadere dunque, compreso quello che in uno scenario siffatto  Molinari ricorra una seconda volta al TAR facendo così della carta bollata la sola protagonista della politica locale.
Nel frattempo chi voglia leggere la sentenza del TAR può farlo facilmente cliccando qui.

Claudio Cafasso

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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4 COMMENTI

  1. Resta il fatto che è l’ennesima dimostrazione della politica fallimentare di Questo Presidente di Municipio!
    OLtretutto per colpa di Giacomini, il Comune di Roma è stato condannato a pagare 2000,00 euro di spese che pagheremo tutti Noi!
    Il Presidente Giacomini vuole ricorrere al Consiglio di Stato per colpa delle sue incapacità e negligenze?
    Lo faccia con i soldi propri e non con quelli della collettività!!!

  2. ….. Oltre ai 2.000 € c’è il tempo perso in: atti, scartoffie, avvocati, documenti, tribunali, Consigli, Giunte, giornali ecc.ecc….
    Ma è possibile che Giacomini possa continuare ad inanellare una serie infinita di cantonate (solo l’ultima è quella dei cassonetti del Monsignore prima autorizzati e poi revocati…) e a gestire in modo così incapace il Municipio??
    Ma il Sindaco continua a far finta di nulla??

  3. In questa Roma CAPITALE …con tutti i problemi che il XX municipio-come gli altri 19 !- si ritrova, si può perdere ancora tempo a “giocare” con revoche e sentenze TAR?Ma quando diventeremo ADULTI? Si sa che ormai le sentenze… sono un optional,questo però non vale per il semplice cittadino!Del resto il nostro destino è assistere alle sceneggiate politiche e pagare,pagare,pagare..IN SILENZIO!

  4. Ho letto la sentenza del TAR del Lazio, che ha dato ragione a Molinari e revocato, dichiarandola illegittima, l’ordinanza di revoca del Presidente Giacomini. Vorrei segnalare le seguenti considerazioni riguardo al contenuto della decisione del giudice amministrativo, che mi sembra assolutamente ineccepibile: rileva innanzitutto il Collegio che l’atto di revoca dell’incarico di assessore comunale non è inquadrabile tra gli atti politici, nonostante la rivisitazione della categoria a seguito delle modifiche al titolo quinto della parte seconda della Costituzione, che ha fatto venir meno la struttura verticale delle autonomie.
    Esso è inquadrabile invece fra gli atti posti in essere da una autorità amministrativa e nell’esercizio di un potere amministrativo, sia pure ampiamente discrezionale e come tale suscettibile di impugnativa davanti al giudice amministrativo.
    Rileva inoltre il Collegio che l’atto sindacale di revoca di un assessore (o di più assessori) da un lato non è libero nella scelta dei fini, essendo sostanzialmente rivolto al miglioramento della compagine di ausilio del sindaco nell’amministrazione del comune, e dall’altro è sottoposto alla valutazione del consiglio comunale ai sensi dell’articolo 46, ultimo comma, del D.L.vo n. 267/ 2000.
    La materia è ora disciplinata dal testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, che, per quanto interessa, dispone che “il sindaco e il presidente della provincia nominano i componenti della giunta…Il sindaco e il presidente della provincia possono revocare uno o più assessori, dandole motivata comunicazione . In questo senso si può anche affermare che la revoca dell’incarico di assessore è posta essenzialmente nella disponibilità del sindaco o del presidente della provincia e che la comunicazione motivata è tendenzialmente diretta al mantenimento di un corretto rapporto collaborativo tra sindaco-giunta/ presidente provinciale e il consiglio comunale o provinciale, il quale potrebbe eventualmente opporsi ad un atto del genere.
    Premesso tutto ciò il Collegio conclude che nel caso di specie non può non rilevarsi l’assoluta insufficienza della motivazione portata a sostegno della disposta revoca.
    Motivazione, secondo quanto evidenziato dal Collegio, non solo del tutto assente nell’ordinanza di revoca medesima ma anche quantomeno perplessa e decisamente non congrua in sede di comunicazione al Consiglio.
    E’ evidente, ribadisce il Collegio, come in detta sede non possa assolutamente ritenersi sufficiente l’apodittico riferimento alla circostanza per cui “…sono caduti i presupposti fiduciari e politici…” senza aggiungere altro a sostegno della comunicazione data al Consiglio Municipale circa l’avvenuta revoca.
    Secondo il Collegio va censurata la genericità della comunicazione data al Consiglio della motivazione con una formula stereotipata e l’assoluto difetto della indicazione di elementi a corredo e sostegno della scelta operata .
    Il che, conclude il Collegio, “incrina quel corretto rapporto collaborativo tra sindaco-giunta e consiglio, il quale – come si è detto – potrebbe eventualmente opporsi ad un atto del genere”.
    Il Collegio quindi ha dato ragione al ricorrente Molinari avendo rilevato che nel caso di specie vi è stata violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della legge n. 241 del 1990, dell’art. 27, n. 4 dello Statuto del Comune di Roma e dell’art. 45, comma 1 del regolamento del Consiglio del Municipio Roma XX nonché eccesso di potere per difetto di motivazione, illogicità e ingiustizia manifesta, sviamento e per l’effetto ha annullato l’atto di revoca dell’incarico di assessore municipale, ordinando all’Amministrazione di eseguire la sentenza.
    Per stigmatizzare ulteriormente tali gravi illegittimità il Collegio ha anche disposto la condanna della Amministrazione Comunale al pagamento delle spese di giudizio per un importo di euro 2.000,00 (duemila).

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