Home ATTUALITÀ La Chiesa della Olgiata, un progetto chiuso in un cassetto da decenni

La Chiesa della Olgiata, un progetto chiuso in un cassetto da decenni

“Spero tanto che ce la facciano”. Marisa M., 53 anni, da tempo residente all’Olgiata sembra guardare con rassegnazione il grande terreno un po’ degradato che sorge alle spalle del capolinea della linea 201. “Ogni volta che mi trovo a passare di qui – aggiunge  – penso a questo progetto a cui tutti abbiamo aderito con entusiasmo e poi mai realizzato. Sarebbe stato un punto d’incontro per tutta la comunità. E devo ammettere che nessuno di noi è a conoscenza dei motivi per cui non è stato portato a termine”.

Davanti al comprensorio dell’Olgiata, a pochi passi dalle sbarre dell’ingresso sud, è situato un terreno mezzo abbandonato, ricoperto di erbacce e bottiglie vuote. È un terreno molto ampio che confina con il capolinea del 201, il Centro Formazione della Banca di Roma e gli edifici dell’isola 102. Un terreno privo di costruzioni ma in realtà destinato a un progetto di vecchia data che tutti in zona conoscono, di cui tutti parlano, ma che è rimasto solo su carta.

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Quello della chiesa dell’Olgiata è un progetto che ha radici molto lontane. Nel 1983 l’allora vescovo della Diocesi di Porto-Santa Rufina, Andrea Pangrazio, diede incarico a Don Quirino Imperi, sacerdote della chiesa di San Pancrazio, di provvedere alla costruzione della nuova parrocchia dedicata ai Santi Pietro e Paolo, parrocchia che doveva sorgere nella zona residenziale dell’Olgiata. Il terreno fu individuato e apparve subito idoneo, per dimensioni e posizione, ad accogliere i diecimila fedeli provenienti, oltre che dal comprensorio, anche della Cerquetta e dalle zone limitrofe Via Cassia e Via Tieri. Venne quindi istituito un Comitato coordinato dallo stesso Don Quirino con il compito di gestire i rapporti con le amministrazioni e gli organi competenti al fine di provvedere al complesso iter burocratico che il caso comportava.

A contribuire economicamente alla costruzione del complesso avrebbe provveduto la CEI con la copertura del 75% del costo totale del progetto, mentre il restante 25% sarebbe stato a carico della comunità. A oggi quel 75% si aggira attorno ai 3,8 milioni di euro, al resto dovrebbero contribuire le donazioni dei cittadini. La comunità già all’epoca aveva risposto attivamente al finanziamento del progetto, giacché oggi, perfezionate tutte le pratiche, è possibile disporre di un avanzo di cassa di 17.000 euro depositati su apposito conto corrente bancario.

Eppure, anche se le premesse c’erano tutte, la chiesa all’Olgiata non è mai stata costruita.
È certo che primi problemi riguardarono il progetto architettonico inizialmente presentato da Don Quirino e bocciato dalla Diocesi. Di quel progetto probabilmente non piacque l’impianto troppo tradizionale che non si confaceva all’architettura moderna caratteristica delle chiese di recente costruzione. La Diocesi che bocciò quel progetto si arrogò il diritto di proporne uno, ma finora non è stato mai presentato. Pertanto della chiesa dell’Olgiata, a tutt’oggi, non è possibile osservare neanche il progetto.

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Un’altra fonte di ritardo è stato il grave fatto di cronaca riguardante l’arresto di Don Ruggero Conti, parroco di Selva Candida (della Diocesi di Porto Santa-Rufina, la stessa da cui dipende la parrocchia di San Pancrazio), arrestato con l’accusa di pedofilia e abusi sessuali su minori. Accusa nella quale è stato coinvolto, per non aver denunciato il fatto, il vescovo della Diocesi Gino Reali. Le accuse riguardanti il vescovo sono state recentemente archiviate, ma è indubbio, o quantomeno probabile, che questo grave fatto di cronaca abbia distolto l’attenzione dal progetto facendo perdere altro tempo prezioso.

Anche il Consorzio Olgiata, tra i principali soggenti interessati al progetto, esprime la sua delusione per lo stato dei lavori, suggerendo, insieme a Don Quirino, di rivolgersi direttamente alla Curia per avere informazioni sicure e precise circa lo stato dei lavori.

Alla Curia, ad accogliere VignaClaraBlog.it è il responsabile dell’Ufficio Economato Monsignor Amleto Alfonsi.

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“Innanzitutto, anche se molti ne sono convinti, i lavori per la chiesa dell’Olgiata non si sono mai fermati – afferma monsignor Alfonsi – infatti il progetto è stato approvato in sede diocesana e inviato alla CEI. Se tutto dovesse procedere positivamente dovremmo avere una risposta per novembre”.

Il “sistema CEI” funziona così: ogni tre anni ci sono finestre d’accesso attraverso le quali ogni Diocesi può presentare un domanda, quella per la chiesa dell’Olgiata è stata già presentata.
Per quanto riguarda le norme che regolano l’edilizia di culto c’è un termine di tre anni entro i quali il progetto approvato deve essere portato a termine, per cui è necessario che la chiesa dell’Olgiata sia realizzata in questo lasso di tempo, pena pesanti sanzioni pecuniarie (anche se è possibile ottenere una proroga).

“Pochi sanno – continua il sacerdote – che a maggio furono portati nel terreno previsto per la costruzione dei macchinari per le indagini geologiche e geotecniche, al fine di verificare l’idoneità del luogo ad accogliere un simile progetto. Anche il risultato di quelle indagini è stato inviato alla CEI insieme a tutta la documentazione”.

E per quanto riguarda il progetto, dato che quello presentato da Don Quirino è stato bocciato?
“Il progetto c’è. Se nessuno l’ha visto è perché la CEI potrebbe chiedere delle modifiche, per questo preferiamo non mostrarlo. A tempo e luogo se ne riparlerà. Ma il progetto c’è”.

E alla domanda, più che lecita se si tiene conto che se ne parla da 27 anni, se la chiesa si costruirà o meno, la risposta viene da una metafora: “Immaginate un treno che va. Il treno è partito. Ed è di quei treni che non si fermano”.

Adriano Bonanni

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6 COMMENTI

  1. Auguro agli abitanti della zona di avere presto la loro Chiesa. Mi dispiace che si bocci un progetto “troppo tradizionale” (probabilmente bello), a favore di un progetto “in linea con quelli moderni” (probabilmente brutto).
    Mi chiedo: gli abitanti di quella zona saranno certo in grado di costruire la nuova chiesa (speriamo bella), ma tutti noi comunità cristiana, saremo in grado di dotarla con bravi e santi sacerdoti ?

  2. Su questo annoso problema la mia opinione è piuttosto semplice anche se forse datata a causa della mia età. Si partiva con un prefabbricato, di questi moderni tecnicamente validi, ed un sacerdote giovane e pronto alla Sua battaglia e si iniziava veramente a costruire, mattone su mattone, la nuova chiesa che sarebbe stata sentita come propria dai fedeli partecipanti.
    E’ proprio necessario iniziare con quella struttura ? Con la potenzialità di essa quante attività potevano essere svolte ? Bastava un solo sacerdote?
    Per chiudere volevo osservare che le case veramente vicine ad essa sono poche e che all’Olgiata tutto si può fare usando la macchina ! La Chiesa non è solo un luogo di culto ma anche di aggregazione.

  3. All’Olgiata ci sono ville e villini, un golf per ricchi e parvenu, negozi utili ed inutili, una manciata di banche e, da qalche tempo, anche un McDonald’s che, in spregio alla tradizione cristiana che raccomanda il riposo domenicale, ha inaugurato in pompa magna proprio di domenica. Speriamo, e preghiamo, che la zona possa vere anche una chiesa, possibilmente non unodei tristi falansteri moderni, però. Se proprio a nessuno viene una buona idea archiettonica, si può sempre fare come gli ortodossi. In Grecia ogni chiesetta somiglia un po’ a tutte le altre ma, soprattutto, si vede subito che è tale. Fuori sempre la cupola, un campanile e la struttura a croce greca, appunto. Dentro candele, icone e raccoglimento al posto del gelo da obitorio di alcuni nostri “moderni” luoghi di culto dai quali, con la connivenza anche di parecchi vescovi cattolici, si cerca da decenni (per fortuna senza troppo successo) di sfrattare Dio.
    Una chiesa non è mai di troppo. Mettiamoci la buona volontà, dico a chi di dovere. La Provvidenza, come spesso accade, farà il resto

  4. Abbiamo la chiesa di San Pancrazio a Isola Farnese, abbiamo la basilica de La Storta. Abbiamo anche una cappelletta al castello interno all’Olgiata. Francamente non vedo l’urgenza di spendere milioni per fare qualche chilometro in meno. Chi è credente, si farà qualche chilometro in più, e i soldi risparmiati vadano in opere di bene.O no?

  5. bravo giorgio. e – come opere di bene – metterei al primo posto il ponte tra via tieri e via bragaglia, da anni fermo nei capitolati di spesa del comune.

  6. Le chiese in zona ci sono … Anche molto belle ed accoglienti (isola farnese e la cattedrale della Storta). Quale l’utilità di una nuova? Ghettizzare ulteriormente gli olgiatini?..tanto servirà l’auto comunque… Magari questi soldi venissero seriamente investiti sulla tragica viabilità! Via Tieri è una strada ‘a scorrimento estremamente veloce’ con semaforo-tappo, il ponte resterà una promessa, la stazione Olgiata ha un parcheggio decisamente insufficiente…si pensi a questo piuttosto…pochi esempi di ciò che manca in tutta Roma e provincia..
    Chiese???altre? Ce ne sono già tante e per lo più vuote. Forse perché non è ciò di cui il cittadino, ora, ha maggiore bisogno…

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