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La perfomance di Gino Castaldo e Stefano Di Battista a Villa Celimontana Jazz Festival

Avevamo promesso a Gino Castaldo che non ci saremmo persi la sua performance a Villa Celimontana insieme a Stefano Di Battista e, come si suol dire, ogni promessa è un debito; se poi, come è stato in questo frangente, onorare il debito consiste nell’assistere ad un concerto strepitoso in cui il talento compositivo ed esecutivo del sassofonista romano e dei tre musicisti che lo hanno accompagnato (Rosario Bonaccorso al contrabbasso, Roberto Terenzi al piano e Roberto Pistolesi alla batteria), viene quasi la tentazione di indebitarsi fino al collo.

Il concerto di ieri sera è stato l’occasione per presentare al pubblico il progetto, ancora in fieri, “Women’s land”: un disco interamente ispirato a figure femminili, sia reali che immaginarie o virtuali, che Stefano Di Battista ha individuato con la collaborazione di Gino Castaldo; da qui l’idea di accoglierlo sul palco come voce narrante che introducesse i pezzi.

L’idea, sicuramente originale nel panorama jazz, è riuscita; il pubblico ha reagito bene alle interruzioni del narratore Gino che ha raccontato brevi aneddoti su ginoc.JPGogni “musa ispiratrice”: da Rita Levi Montalcini, che, ribellandosi alle imposizioni paterne, riuscì ad accedere agli studi specialistici solo una volta superata la maggiore età, ad Ella Fitzgerald, per la quale il canto fu un “ripiego” perché in realtà voleva fare la ballerina, passando per l’ominide preistorico di sesso femminile ritrovato in Etiopia nel 1974, che gli scopritori chiamarono Lucy in onore alla canzone dei Beatles “Lucy in the sky for Diamonds” (ironia della sorte in amarico, lingua parlata in Etiopia, Lucy significa “Tu sei meravigliosa”), per Valentina Tereskova, sarta con la fortissima aspirazione a diventare cosmonauta che riuscì nel suo intento e fu la prima donna lanciata nello spazio pagando però lo scotto di piegare la propria vita alle esigenze della propaganda sovietica, per Molly Bloom, novella Penelope nell’Ulisse di Joyce, che però alla fine tradisce il marito, per Lara Croft. la prima eroina dei videogiochi e per la romanissima Anna Magnani, che portava il cognome della madre (cognome che poi trasmise al figlio) e che interruppe le sue ricerche sull’identità del padre quando scoprì che l’indiziato più probabile faceva di cognome Del Duce e lei non avrebbe mai accettato di diventare “la figlia Del Duce”.

Tra un’introduzione e l’altra, il trionfo delle sette note e degli infiniti accordi e ritmi in cui i quattro musicisti le modulano; per la delizia dei presenti Stefano DI stefanodb.jpgBattista conduce, ma, altro sintomo della sua grandezza, dà anche molto spazio agli altri componenti del quartetto. Oltre ai brani del progetto “Women’s land” un triste fuori programma: a metà concerto il gruppo, pur senza nominarla esplicitamente, dedica alla figlioletta di Niccolò Fabi scomparsa improvvisamente una decina di giorni fa il brano “Mister Kneipp” composto da Rosario Bonaccorso ispirato ad un monaco germanico, che, secondo le parole dell’autore, ci avrebbe aiutato a conoscere sia l’interno che l’esterno della nostra anima. Il concerto si chiude con due bis: la title tracke del progetto, introdotta dalla voce registrata dell’indimenticata poetessa Alda Merini, e una strepitosa versione del brano Caravan di Duke Ellington.

Le note si spengono, passano pochi minuti e dal retro del palco fa la sua comparsa tra il pubblico uno Stefano Di Battista ancora spiritato ma visibilmente soddisfatto; un rapido saluto con lui e con Gino e poi sulla moto ci si riavvia verso casa godendo dei magnifici scenari di Roma di notte ulteriormente abbelliti dal ricordo della splendida musica appena ascoltata che ancora ci ronza nelle orecchie.

↓seppe Guernica Reitano

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