Home ATTUALITÀ Il rock travolgente di Ligabue ha infiammato lo Stadio Olimpico

Il rock travolgente di Ligabue ha infiammato lo Stadio Olimpico

Dallo Stadio Olimpico di Roma è partito col botto il tour Stadi 2010: con due concerti travolgenti, venerdì e sabato sera, Ligabue ha presentato, davanti a spalti strapieni e al cospetto di spettatori entusiasti, il suo ultimo lavoro Arrivederci, Mostro!, dal quale ha cantato ben dieci pezzi, e regalato diverse gemme del suo repertorio ventennale. VignaClaraBlog.it ha era presente al concerto sabato sera e questo è il nostro resoconto.

Come annunciato dai megaschermi ad alta definizione che circondano l’imponente palco allestito in uno Stadio Olimpico in cui l’atmosfera si è fatta rovente non solo a causa delle condizioni meteorologiche, lo show inizia puntualmente alle 21.15 con la base registrata di Taca Banda sulla quale canta il pittoresco presentatore che precede e annuncia l’ingresso in scena della band e di Ligabue. Si tratta di un pezzo molto divertente in chiave swing il cui testo parla ironicamente delle ossessioni della gente e nel quale, nell’ultimo disco, suona la batteria Lenny, il figlio undicenne del rocker di Correggio. Con il pubblico degli spalti già tutto in piedi, seguono una dietro l’altra: Quando Canterai la Tua Canzone, ricca di chitarre e molto rock (a tratti, questa esecuzione live ci ricorda Runaway Train dei Soul Asylum), La Linea Sottile (c’è una linea sottile fra tacere e subire, cosa pensi di fare? Da che parte vuoi stare?) e Nel Tempo, una sorta di sunto della vita di Ligabue e dell’Italia, al termine delle quali il cantautore saluta il pubblico (“Ciao ragazzi! Francamente, è una Roma supermassiccia!”) e sottolinea: “per chi non lo sapesse, le canzoni precedenti sono le prime tre del nuovo disco, questa che segue è l’inizio del primo“.

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Arriva, graditissima e trascinante più che mai, Balliamo sul Mondo, estratta appunto dal cilindro del bellissimo disco d’esordio, pubblicato vent’anni fa e nella quale si mette in evidenza Niccolò Bossini, uno dei quattro chitarristi, Liga incluso, che fanno parte del gruppo. Ancora da Ligabue, il pezzo che segue è l’evocativo e “cinematografico” Bambolina e Barracuda: questa volta è la chitarra del fido Federico Poggipollini a stare sugli scudi con un assolo assai slow ed efficace.
Fin dall’inizio – scoppiettante, energetico e coinvolgente- si capisce perfettamente che il popolo del Liga non vedrà tradite le proprie attese e il proprio entusiasmo e che i musicisti,  avendo molto lavorato ognuno sulle proprie parti, sono molto “in palla”. Si intuisce chiaramente, inoltre, il talento dei creativi e dei tecnici che, inserendo con fantasia e puntualità parole, immagini ed istantanee sui megaschermi, costituisce un cospicuo valore aggiunto alla riuscita dell’evento.

Nella vita si incontrano persone speciali, una di queste era Stefano Ronzani, un giornalista proprio di Roma. Questa canzone è per lui, è sempre stata  per lui“: è questa la dedica, asciutta e accorata, che precede Il Giorno di Dolore che Uno Ha, una canzone dal forte impatto emotivo legata alla memoria dell’amico giornalista e scrittore che aveva sempre un occhio di riguardo per gli artisti emergenti e che morì per un tumore. Su questo pezzo, di nuovo in evidenza Bossini alla chitarra elettrica.

Nella successiva Atto di Fede (ho visto che l’amore cambia il modo di guardare. Tu che cosa vedi? Vivere è un atto di fede mica un complimento), supportato dalle immagini che sugli schermi mostrano i simboli delle varie religioni che, alla fine, si riuniscono dando vita ad un unico cuore, Ligabue sembra suggerirci che la chiave di tutto sia proprio lì, nell’amore, denominatore comune ed irrinunciabile di tutte le differenze. Percorrendo la lunga passerella che si snoda tra gli spettatori del prato – molti di loro aspettavano di entrare allo stadio perlomeno dalle 7 di mattina – Ligabue, senza chitarra, raggiunge il microfono per intonare quella che sicuramente è la sua canzone più conosciuta: dal meraviglioso Buon Compleanno, Elvis arriva la strasuonata, strasentita (ma sempre efficace) Certe Notti, qui impreziosita dallo strepitoso assolo di chitarra di Poggipollini.

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Al termine del brano, Ligabue raggiunge il centro della scena mentre sugli schermi scorrono le immagini e le dichiarazioni di Pier Paolo Pasolini, Fabrizio De Andrè, Fernanda Pivano ed Alda Merini, testimoni coraggiosi ed originali umanisti dei nostri tempi, ai quali è evidentemente dedicata la matura La Verità è una Scelta (la verità è una scelta, la verità è già pronta…ogni bacio è una scelta, ogni riga di giornale, ogni cosa che non vuoi sentire), alla quale segue una superenergetica Libera Nos A Malo, con la musica che si ferma, la chitarra di Poggipollini che macina ritmo e armonia e il pezzo che riprende più vigoroso di prima. Con la chitarra acustica imbracciata, Ligabue è di nuovo in mezzo agli spettatori del prato per eseguire la struggente ballata Il Mio Pensiero, inedito tratto dalla raccolta Secondo Tempo. Lo stadio sembra restringersi, diventare una stanza buia e troppo quieta, nella quale il tempo si dilata e ci si ritrova invasi da una dolce melanconia per il perduto amore.

Dopo un’ora esatta di concerto, lo straordinario batterista, Michael Urbano, si scatena in un intermezzo nel quale offre un saggio delle sue capacità e per il quale viene giustamente gratificato da applausi scroscianti. Dopo il “bombardamento a tappeto” di Le Donne lo Sanno, omaggio alla sensibilità femminile, e Sulla Mia Strada, il forte incitamento a rimanere fedeli a se stessi nel quale la chitarra di Poggipollini distribuisce kilowatt di energia a non finire, è la volta di Ci Sei Sempre Stata, la malinconica ballata di Arrivederci, Mostro! che fa il paio con Il Mio Pensiero, eseguita poco prima, e nella quale il rocker di Correggio canta “chi ti ha fatto quelle gambe ci sapeva fare“, mentre Corrado Rustici, produttore (anche dell’ultimo lavoro del Liga) dall’eccellente curriculum, mostra tutto il suo grande talento anche sulla sei corde.

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I pezzi ottimi, i capolavori, hanno sempre (e ancora) qualcosa in più da dire e da dare alla platea nel corso del tempo: dopo aver sentito, nella parte iniziale dello show, Balliamo sul Mondo e Bambolina e Barracuda avevamo avuto netta la sensazione della veridicità di questo assunto e quando, uno dopo l’altro, arrivano ancora due brani estratti dall’album d’esordio del 1990, ne abbiamo un’ulteriore conferma. Così, Piccola Stella Senza Cielo si consolida come una canzone in continuo miglioramento, un diamante sempre più scintillante, evidenziandosi il basso di Kaveh Rastegar e la chitarra di Corrado Rustici, mentre Marlon Brando è Sempre Lui conserva la capacità di lasciarci di stucco per le immagini cinematografiche che sa evocare e per la compattezza e la freschezza del sound. In quest’ultimo pezzo, Ligabue mette alla prova la prontezza di riflessi della band, architettando la gag del “museo delle cere” con i musicisti immobili fino alla sua ripartenza a sorpresa. Gag a parte, gran lavoro di Poggipollini, tutti i chitarristi scatenati, il coro finale parte con un filo di voce, poi va in crescendo. Pubblico in visibilio, cantano e urlano tutti. Uno dei momenti migliori dello show, senza dubbio. Il rocker di Correggio va ancora in mezzo al pubblico percorrendo la lunga passerella e si posiziona su di un piccolo palco a scomparsa, che, durante l’esecuzione de Il Peso della Valigia (il cui testo è una rielaborazione della sua poesia Cosa non Mettere in Valigia), gradualmente lo solleva. Da quelle parti, c’è una valigia rossa, che Ligabue apre e dalla quali fuoriescono magici luccichini. Al termine di questo brano, dal pubblico del prato viene fatta salire sul palco una ragazza, che Ligabue prende per mano e fa sedere in una confortevole poltrona a due passi da lui, dandole l’occasione di gustarsi da una posizione favorevolissima la successiva Questa è la Mia Vita (altro inno a seguire le proprie inclinazioni).

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Tutti cantano a squarciagola la dirompente (ma non proprio originalissima) Un Colpo all’Anima, alla fine della quale i megaschermi ricordano che un miliardo e quattrocento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile. Inevitabile e prepotente, arriva la riuscitissima e ritmatissima cover dei REM It’s the End of the World As We Know It (and I feel fine) che nel repertorio del musicista emiliano diventa A Che Ora è la Fine del Mondo? Che meraviglia Urlando Contro il Cielo!! Liberatoria ed esaltante, questa splendida canzone alle 23.18 conclude il concerto. Con le luci dello stadio tutte accese e mentre il pubblico continua a cantare, la band saluta e lascia il palco.

Arrivano, come di consueto, i bis: dopo Tra Palco e Realtà, Ligabue torna in mezzo agli spettatori del prato e, imbracciata la chitarra acustica, canta uno dei pezzi più intensi della sua produzione recente, mentre sugli schermi scorre l’album di famiglia della nostra patria, le istantanee di tanti personaggi che, in campi diversi, costituiscono o hanno costituito l’eccellenza del nostro paese: Buonanotte all’Italia segna uno dei momenti più commoventi dello show.

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Con di nuovo tutte le luci dello stadio accese, Ligabue presenta la band (e noi non ci dimentichiamo di sottolineare il contributo prezioso delle tastiere suonate da Josè Fiorilli e Luciano Luisi), ringrazia la meravigliosa città di Roma per la splendida accoglienza (siete stati supermostruosi!!!), e aggiunge che “sono tempi duri e le alternative sono due: lasciarsi prendere dallo sconforto o mantenere la speranza“. Il Meglio Deve Ancora Venire, che conclude definitivamente il concerto (e il disco) e che viene eseguita interamente con tutte le luci accese, non lascia dubbi su quale sia il suggerimento e l’incitamento che il rocker di Correggio vuole lasciare al suo affezionatissimo pubblico. Sono le 23.30 e, mentre gli altoparlanti dello stadio diffondono la scanzonata ed allegra Taca Banda, il gruppo e Ligabue percorrono la passerella in mezzo agli spettatori del prato e ringraziano sentitamente.

Giovanni Berti

© riproduzione riservata

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