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Cucullo e il rito dei serpari

cocullo.jpg” E’ frate del vento, poco parla, ha branca di nibbio, vista lunga, piccol segno gli basta…” così Gabriele d’Annunzio descriveva il serparo, il contadino abruzzese che alla vigilia della festa di San Domenico batteva le campagne alla ricerca di serpi con le quali ornare, secondo un rito antichissimo,  la statua del santo.Rito che si ripete ogni anno, il primo giovedì di maggio, a Cocullo paese in provincia dell’Aquila.

Cocullo, meno di trecento abitanti, è arroccato sulle montagne che guardano le Gole del Sagittario ed è facilmente raggiungibile con l’autostrada Roma-l’Aquila; qui ogni anno in occasione della festa del santo patrono si svolge il rito dei serpari, un rito antichissimo che affonda le sue radici nel paganesimo e nel culto della dea Angizia che aveva il compito di proteggere dal morso dei serpenti.
Il culto pagano è stato sostituito da quello cristiano e la dea Angizia da San Domenico che concluse la sua esistenza proprio a Cocullo; nel corso della processione che attraversa le strette vie del paese la statua del santo viene avvolta da decine di serpi.
La festa che richiama un gran numero di turisti da ogni parte d’Italia inizia la mattina presto con lo scoppio di alcuni mortaretti cui fa seguito la Santa Messa che quest’anno si è celebrata nella chiesa della Madonna delle Grazie in quanto la bella e antica chiesa di san Domenico è inagibile a causa del terremoto dell’aprile del 2009.
Terminata la messa fanno la loro comparsa nella piazza i serpari che portano avvolti attorno al collo e sulle braccia le serpi che hanno catturato nelle settimane precedenti. Si tratta di innocui cervoni, biacchi e bisce dal collare che passano di mano in mano e avvolgono, come stole, i colli dei turisti che per niente impressionati si fanno fotografare da parenti e amici.

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Intorno alle dieci del mattino giungono nella piazza uomini e donne nei caratteristici costumi abruzzesi con ceste contenenti i “ciambelli”, tipici dolci locali.
A mezzogiorno ha inizio la processione con la statua lignea del santo che avvolta da un groviglio di serpi dopo aver attraversato le vie del paese, torna nella chiesa a lui dedicata. Qui negli anni passati si svolgeva anche un altro culto perché San Domenico oltre che proteggere dal morso dei serpenti protegge anche dal mal di denti; quando la chiesa era agibile i fedeli, a turno, suonavano una campanella tirando la lunga catena con i denti: in questo modo si scongiurava il male.
In realtà la festa non termina con il rito della processione perché i serpenti che per tutta la giornata hanno movimentato la piazza devono essere rimessi in liberta. E così nella giornata successiva i serpari tornano in montagna per liberare le serpi nello stesso punto in cui sono state catturate. E’ convinzione dei serpari che alcuni rettili siano stati catturati più volte e abbiano partecipato quindi ripetutamente alla festa di San Domenico.
La serpe, catturata e poi liberata, è la vera protagonista di questa festa: centinaia di persone raggiungono Cocullo all’alba e aspettano pazientemente parecchie ore solo per poter toccare e carezzare questi rettili che a dispetto della fama sono invece del tutto innocui.
E’ stupefacente vedere uomini, donne e bambini avvolgersi con noncuranza
i grossi cervoni dal ventre giallo attorno al collo e alle braccia; i serpenti per nulla intimoriti cercano a volte di sottrarsi all’invadenza di queste mani, si infilano nelle maniche o scivolano lungo il collo fino a quando il serparo li riprende e li avvolge al collo del nuovo venuto.

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Animale ripugnante, freddo, viscido e simbolo del male secondo l’immaginario collettivo: in realtà si tratta di una creatura timorosa e dai modi garbati. La leggenda li vuole mordaci, aggressivi e capaci, in alcuni casi, di sferzare le gambe di uomini e bestie: niente di più falso e la festa dei serpari ce lo dimostra in tutta la sua bellezza e originalità.
Quando cala la sera un intenso profumo di carne cotta alla brace e di formaggi stagionati aleggia alla periferia del paese dove decine di venditori deliziano con i loro prodotti i turisti, stanchi per una giornata di intense emozioni.
Mentre la festa sta per terminare le serpi tornano nel tepore dei loro sacchi attendendo il momento in cui il serparo li rimetterà in libertà.

Francesco Gargaglia

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2 COMMENTI

  1. Ciao Francesco.
    Bellissimo articolo, bellissimo tema!
    Non conoscevo quella frase di D’Annunzio in riferimento alla figura del Serparo; quindi, non posso che ringraziarti.
    Ho partecipato alla Festa dei Serpari due o tre volte ed ogni volta che sono andato è stato, come dire, fuori dalla realtà. Ciò che fa meraviglia è vedere in che modo tutte quelle persone, senza alcuna distinzione di età, abbiano superato la paura atavica dell’uomo per i serpenti.
    Non posso che invitare chiunque a partecipare almeno una volta nella vita a questa festa straordinaria, in cui l’antica cultura si fonde con la magia della tradizione.

    A presto,

    Gianluca
    blog.abruzzoupndown.com

  2. Salve

    buon giorno io mi chiamo Di Pietro Antonella sono una signora di Cepagatti con un grosso problema ,sono un paio di giorni che intorno a casa mia ci sono dei serpenti grossi e neri vorrei sapere se c’ è un rimedio .

    distinti saluti.

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