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Ulisse era un fico, parola di Luciano De Crescenzo

luciano.jpg“Ulisse era un fico” è il titolo del nuovo libro dell’instancabile Luciano De Crescenzo. A presentarlo, il 28 aprile al Duke Hotel di via Archimede ai Parioli, sono stati Renzo Arbore, Domenico De Masi, Piergiorgio Odifreddi e Lucio Villari.

Perché leggere l’Odissea, potrebbero chiedersi i ragazzi di oggi. Perché perdere tempo con la mitologia che racconta storie di migliaia di anni fa quando adesso abbiamo a disposizione i videogiochi, la televisione e i film in 3D?
Perché – dichiara Luciano De Crescenzo – le storie degli eroi e degli dèi dell’Olimpo sono piene di colpi di scena, di amori, tradimenti, viaggi da sogno e vendette alla Rambo. Perché la mitologia è la capostipite di tutte le telenovelas, la madre di tutti i romanzi d’avventura, il prototipo di tutti i serial. Perché Ulisse era, più di tanti vip del nostro tempo, un vero fico”.

Questo, come sempre, è il modo dissacrante di Luciano De Crescenzo di guardare alla vita di oggi ed a quella di duemila anni fa. E’ un libro dedicato  al  nipote nella speranza – come tutti i nonni – di trasmettergli la sua passione: “Vorrei farti travolgere dalle avventure di Ettore e Achille, farti sorridere per le ulisse-era-un-fico.jpgbisbocce fra Zeus ed Era, commuovere per la vicenda di Orfeo ed Euridice. Tu che così tanto tempo passi davanti allo specchio, avrai da pensare leggendo il mito di Narciso, e troverai un compagno della tua voglia di ribellione nel testardo Prometeo. L’amore, che in questi anni stai scoprendo, lo troverai riflesso ed esaltato nella favola di Amore e Psiche, ma anche nei suoi aspetti meno ‘platonici’, nei ritratti di Dioniso e Afrodite. In mezzo a dèi ed eroi ritroverai pregi e difetti di noi umani, e ti sorprenderai che storie raccontate migliaia di anni fa abbiano così tanti punti in comune con la tua vita di ogni giorno”.

Personaggio poliedrico ed istrionico, Luciano De Crescenzo nasce a Napoli nel 1928 e da giovane fa il “guantaio”, nell’azienda del papà. Laureatosi in Ingegneria viene assunto dalla multinazionale IBM dove, come dirigente, lavora fino al 1977, prima a Napoli e poi a Roma.

Chi ha avuto il piacere di conoscerlo e frequentarlo da collega e da amico, nonostante più di vent’anni di differenza, come il sottoscritto, non può non ricordare il suo modo “dissacrante” ed accattivante di interpretare il suo ruolo di dirigente d’azienda nell’epoca in cui lo stile dei “colletti bianchi”, i cosidetti “yesmen”,  era imperante.

Quel periodo Luciano, sul suo sito, così lo ricorda: “Nel ’76 ero un dirigente della IBM Italia. Come stipendio percepivo la bellezza di un milione al mese, ovvero una retribuzione di tutto rispetto. Nel medesimo tempo, però, non avevo molto da fare. In altre parole ero un dirigente e non avevo niente da dirigere.  Un giorno, poi, presi l’influenza e restai a casa per una settimana. Tornato in ufficio, chiesi alla mia segretaria mi ha cercato qualcuno? No rispose lei e io mi resi conto che al di fuori dell’andare a mensa non avevo altro da fare. Allora mi misi a scrivere”.

Nel 1976 arriva il successo: pubblica Così Parlò Bellavista, il suo primo libro, che in un anno vende più di 600mila copie e diventa un vero e proprio caso letterario.

Nel 1977 lascia l’IBM per dedicarsi alla scrittura e tra il 1977 e il 2000 diventa un autore di successo internazionale, pubblicando ventiquattro libri, vendendo 18 milioni copie nel mondo, di cui 7 milioni in Italia. La filosofia, la vita dell’antica Grecia, i grandi miti sono la sua passione: le sue opere sono tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 paesi.

Lavora in televisione e nel cinema dove esordisce come attore ne Il Pap’occhio al fianco dell’amico Roberto Benigni e diretto da Renzo Arbore. Nel 1982 è interprete di Quasi quasi mi sposo mentre nel 1984 è protagonista e sceneggiatore di F.F.S.S. cioè che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene, ancora per la regia di Arbore.

Oggi soffre di una particolare malattia neurologica che gli rende difficile riconoscere i volti delle persone conosciute.

Memorabile la sua visita alla scuola Media di via della Maratona, a Vigna Clara,  nella seconda metà degli anni ’90.
Lo invitai a tenere una lezione di filosofia “a modo suo” in  una classe terza, frequentata da mia figlia. Per convincerlo, andai a casa sua mostrandogli una copia del suo primo libro con dedica: “al collega e giovane amico Claudio i cui globuli rossi partenopei ribolliranno nel leggere questo libro” (libro che conservo gelosamente). In virtù dei nostri comuni trascorsi accettò dicendomi “uagliò, ma caggiaricere a quei picciriell’?” . Lo andai a prendere il sabato successivo, entrammo in classe ed inizio la sua lezione di filosofia ad una ventina di tredicenni.
Ma il suo arrivo non era passato inosservato tanto che, dopo un quarto d’ora, il preside – avvertito da un altro professore – venne a salutarlo calorosamente pregandolo di continuare la lezione in palestra, davanti a tutte le terze classi.
Luciano non si tirò indietro. Parlò a braccio per circa due ore ad un pubblico attentissimo di un centinaio fra dodicenni e tredicenni magnetizzando la loro attenzione e suscitando decine di inaspettate domande. Una vera standing ovation lo salutò al termine della lezione.
Nel riaccompagnarlo a casa, nel suo attico sui Fori Romani, mi ringraziò per questo bagno di gioventù. Chissà se lo ricorda ancora.

Claudio Cafasso

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4 COMMENTI

  1. Luciano de Crescenzo? L’ultimo vero grande filosofo del nostro tempo. La Lui, ho appreso molto del vivere significativo. La ringrazio Signor Luciano.

  2. Così si imparano i rudimenti della filosofia.
    E magari così si insegnano.
    Ho capito della materia più leggendo i suoi accattivanti libri che dal mio noiosissimo prof di filosofia.
    E ne so’ passati di anni !

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