Home AMBIENTE I disgaggiatori a Ponte Milvio

I disgaggiatori a Ponte Milvio

disgaggiatore.jpgChi abita in una grande città, sarà per la confusione o per il traffico, difficilmente alza lo sguardo verso il cielo. E così chissà quanti di noi transitando per Viale Tor di Quinto, a poche centinaia di metri da Ponte Milvio, non si sono accorti di alcuni “disgaggiatori” all’opera su di un piccolo costone roccioso. Il disgaggiatore è una specie di alpinista il cui compito è mettere in sicurezza scarpate e costoni che rischiano di franare; è una qualifica professionale e un mestiere a cui si dedicano prevalentemente alpinisti, maestri di sci o climbers che hanno acquisito una buona esperienza in parete. Un territorio mortificato e un inverno particolarmente piovoso hanno richiesto, specie nel sud del nostro paese, molti interventi di questo tipo tesi a garantire la sicurezza di centri abitati, ferrovie e strade.

Anche a Tor di Quinto sono in corso i lavori di messa in sicurezza di una scarpata alta una trentina di metri che sovrasta una scuola materna e il trafficatissimo viale. A farlo sono gli operai della Calabria Roccia che da più di una settimana sono impegnati nel loro faticoso lavoro da terminare entro il 30 Aprile, almeno così recita il cartello. Compito del disgaggiatore è eliminare tutte le situazioni di rischio e mettere in sicurezza la parete mediante delle reti metalliche; le reti vengono distese dall’alto verso il basso e poi fissate per mezzo di tiranti. E’ pertanto necessario, con un perforatore, fare dei profondi fori nella roccia e poi inserire dei lunghi chiodi su cui vanno fissati cavi e reti.

[GALLERY=827]

Per fare questo l’operaio-alpinista deve lavorare agganciato ad una corda che gli consente di salire e scendere lungo la parete e di muoversi lateralmente. L’equipaggiamento del disgaggiatore è lo stesso di quello di un alpinista: casco, imbragatura, corda, moschettoni, discensori e maniglie autobloccanti per risalire lungo le corde da alpinismo. Parliamo con Giuseppe, un ragazzo grande e grosso che lavora per la Calabria Roccia: come gli altri indossa un casco bianco e un imbrago a cui sono agganciati un incredibile numero di moschettoni ed attrezzi. Con una piccola trasmittente si mantiene in contato con i colleghi che venti metri più in alto si affannano tra le maglie della rete metallica.
Chiediamo a Giuseppe se si tratta di un lavoro faticoso: con un sorriso timido ci dice che è faticoso e impegnativo. “Oggi stiamo operando a 20 metri da terra ma pochi giorni fa abbiamo fatto un lavoro su di un costone alto oltre 110 metri.” Lo dice con un sorriso di orgoglio. Riusciamo anche a strappargli qualche altra parola mentre con lo sguardo sorveglia i colleghi: “Si tratta di un lavoro faticoso ma un bel lavoro….sempre all’aria aperta”.

[GALLERY=828]

La parete da mettere in sicurezza è stata ripulita dalla vegetazione e così tra la roccia friabile e qualche ciuffo d’erba spuntano gli accessi murati di alcune grotte: osserviamo la scarpata, oramai avvolta dalla rete, dall’altra parte del Viale mentre le auto sfrecciano senza sosta.
Solo così ci rendiamo conto di come i frettolosi automobilisti non si accorgano di Giuseppe e degli altri operai che dalla Calabria sono venuti a mettere in sicurezza la scarpata di Tor di Quinto.

Francesco Gargaglia

*** riproduzione riservata ***
Visita la nostra pagina di Facebook

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome