Home ARTE E CULTURA Flaminio – la canzone napoletana alla Sala Casella dell’Accademia Filarmonica Romana

Flaminio – la canzone napoletana alla Sala Casella dell’Accademia Filarmonica Romana

ArsBiomedica

spartiti.jpgLa canzone napoletana e la “musica proibita” che allietava i salotti italiani dell’Ottocento sono le protagoniste di una curiosa e divertente serata musicale organizzata alla Sala Casella dell’Accademia Filarmonica Romana, in via Flaminia 118, oggi, venerdì 26 marzo alle ore 19, con ingresso libero. Il compositore, pianista e musicologo Gianfranco Plenizio presenta infatti, al pianoforte, con gustosi e curiosi esempi musicali, il suo ultimo originalissimo saggio “Lo core sperduto. La tradizione musicale napoletana e la canzone”, edito da Guida e realizzato con il contributo dell’Ente ENAP.

Si tratta di una lettura gradevolissima e assai documentata – effettuata studiando oltre quindicimila manoscritti – dedicata a uno dei generi più amati e frequentati, la canzone napoletana che ha avuto il suo apogeo nell’Ottocento per poi intraprendere un lento declino agli inizi del secolo scorso.

Continua a leggere sotto l‘annuncio

“Mi sono imbattuto nella tradizione napoletana nell’ambito delle mie trentennali ricerche sulla romanza da salotto – precisa l’autore – e come il buon Burney nel Settecento sono rimasto colpito dalle peculiarità melodiche e armoniche che questa tradizione permetteva. Il tutto ruota su un accordo che non a caso è noto in tutto il mondo come ‘sesta napoletana’. Ma le alterazioni di questo accordo applicate a una scala riportano al modo arabo hijaz. A testimonianza di quel crogiolo di culture che è stato il Mediterraneo e di cui Napoli era l’epicentro. Questa tradizione aveva le sue radici in Luca Marenzio e Gesualdo da Venosa ed era stata esportata dagli operisti del settecento in tutta Europa, talché usavano la sesta napoletana Bach e Beethoven, Schumann e Chopin. E a Napoli era ancora vivissima verso la fine dell’Ottocento e la si ritrova intatta nei lavori di Florimo, di Denza, di Costa”.

“Ma l’esplosione coeva della canzone commerciale – prosegue l’autore – ha costretto il genere a adeguarsi a uno stile da cucina internazionale, assimilando gli stilemi più corrivi della chansonette francese. La canzone era diventata un grosso affare: in mano alla camorra e a editori con la benda sull’occhio E i compositori colti che ne avevano creato la fama planetaria si ritirarono dall’agone, lasciando il posto a autori di cultura strettamente canzonettistica, funzionali alle logiche editoriali. Peraltro il fascino della musica di Partenope sopravviveva nella musica colta ed è stato un supporto per molti musicisti che hanno affrontato testi napoletani da Pilati, Pizzetti, Ghedini fino a Hans Werner Henze.” Collegamenti che il pianoforte, nel corso del concerto, riesce a mettere sorprendentemente in luce. (fonte IrisPress)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome