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XX Municipio – Calendino (PdL): emozionante la commemorazione a Tomba di Nerone dei caduti sul fronte russo

“Nel quartiere Tomba di Nerone, si è tenuta lo scorso 24 gennaio la commemorazione dei Caduti sul Fronte Russo, nel 67° anniversario della Battaglia di Nikolajewska. Devo ringraziare l’Alpino Silvano Leonardi, grazie al quale ho potuto collaborare nell’organizzazione di una cerimonia così emozionante” Così in una nota Giuseppe Calendino, consigliere PdL del XX Municipio.

“Solo i presenti hanno potuto avvertire i brividi che si provano nello sfilare al fianco dei pochi reduci e dei tanti figli, nipoti ed amici, nell’occasione accompagnati da numerose rappresentanze civili e militari, tra cui la Polizia di Stato, i Carabinieri, i Lanceri di Montebello, gli Avieri dell’Aeronautica, la Croce Rossa Italiana, la Protezione Civile, le tante Associazioni Militari e su tutte, quella degli Alpini. Una sfilata motivata da un unico intento, quello di non dimenticare – prosegue Calendino -. Un intento che non è apparso in alcun modo anacronistico ai tanti partecipanti che, al contrario, sono apparsi soddisfatti ed appagati. I sacrifici, le sofferenze e le gesta eroiche di chi ha obbedito alla Patria non possono essere dimenticate, ma al contrario, devono essere tramandate di generazione in generazione.”

“E’ attraverso queste manifestazioni che si rende il giusto onore a tutti quegli uomini che, in tempo di guerra e in tempo di pace, ci hanno reso orgogliosi di essere Italiani. Come non sentirsi orgogliosi di condividere la stessa cittadinanza con i martiri del Risorgimento, con i Fanti del 1915/1918, con i Soldati di El Alamein, di Cefalonia, di Nassirya, oltre che con i volontari della Croce Rossa, della Protezione Civile e con tutti quei Vigili del Fuoco che corrono sempre dove gli altri scappano.”

“Ringrazio di cuore – conclude il consigliere –  le rappresentanze Istituzionali che hanno preso parte alla manifestazione tra cui il Delegato del Sindaco di Roma On Lavinia Mennuni, il Presidente del Municipio XX Gianni Giacomini, il Consigliere Regionale Bruno Prestagiovanni, il Consigliere Provinciale Andrea Simonelli, l’Assessore municipale Stefano Erbaggi con i Consiglieri Cristiano Pasero e Andrea Antonini. Vi do appuntamento al prossimo anno, portate un tricolore, lo sventoleremo insieme.”

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5 COMMENTI

  1. Al netto delle strumentalizzazioni di ogni tipo, il 26 gennaio 1943 a Nikolaevka morirono moltissimi italiani, precedentemente stremati dai combattimenti, provati dal freddo dell’inverno russo e annientati dalla follia della guerra.
    La propaganda li aveva ingannati, il regime mandati al macello – non avevano molta scelta, del resto – e, comunque fecero di piu’ che tentare di cavarsela. Amavano la patria e si comportarono con coraggio. La Storia li evidenzia come parte dello schieramento dei perdenti, erano uomini coraggiosi.
    Quante mogli, sorelle, fidanzate, madri e quanti padri hanno sperato, scritto, scrutato l’orizzonte, aspettato invano una notizia che non arrivava? Perche’ nemmeno la notizia della morte arrivava. Quanti figli piccoli sono cresciuti senza il padre, semplicemente scomparso da qualche parte in Russia?
    Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli parteciparano a quella battaglia e sopravvissero. Ne diedero testimonianza asciutta e mirabile.
    I caduti al fronte russo meritano raccoglimento e rispetto, al netto della strumentalizzazioni di ogni tipo.

  2. Onore e pietà per quei morti, con chiarezza e senza incertezze. Ma l’articolo del sig. Calendino sarebbe stato davvero completo se avesse associato a quelle memorie la pietà prima dell’orgoglio, l’umana (e, per chi crede, cristiana) comprensione e, prima di tutto, il compianto per una morte a cui essi sono stati chiamati per aver risposto ad una istanza rivestita dalla retorica di patria e dalla esaltazione ideale della guerra. Questo mio appunto non può sembrare irrilevante. Infatti chi ricorda quei tempi (o, almeno, ne è informato) è anche preoccupato per ciò che rappresentano oggi le scritte nazifasciste che sporcano i muri di Roma (per esempio, di Vigna Clara), o per i discorsi del Duce scaricati sugli i-pod (come si legge sui giornali di oggi).
    Nel giorno della Memoria.

  3. Questi morti non avrebbero mai voluto la vostra pietà: perchè, come scrisse Paolo Caccia Dominioni in “Ascari K7”, era gente abituata a non chiedere la mancia. “Se il lettore li ritiene schiavi di una retorica insensata o di un’etica artificiosa, troverà oggi largo consenso di folle gregarie, di politicanti, uomini di governo e di parlamento, di confraternite letterarie e artistiche d’ogni conformismo. Ma questo libro non fa per lui, meglio chiuderlo subito, perchè è il libro degli altri, di quelli che non chiedono la mancia.”
    E non c’è altro da dire.

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