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Olimpico – Come andare pacificamente al derby ed incappare in una brutta avventura

facebook.jpgIn Facebook è stato aperto un gruppo che in poche ore ha raccolto oltre mille iscrizioni. Racconta la storia di Simone, un tranquillo ragazzo di Vigna Clara che, recatosi al derby Roma-Lazio di domenica 6 dicembre, è incappato in una brutta avventura, è stato ingiustamente picchiato dalla Polizia. A parlare le due sorelle che pongono cinque domande alle Forze dell’Ordine.

Il racconto. “Simone 22 anni si incammina, come ogni domenica in cui la Roma gioca in casa, verso lo stadio per incontrarsi con Valentina, l’amica con cui condivide la stessa passione. Si avvia all’appuntamento ai cancelli come al solito da solo, Simone non fa parte di alcun tifo organizzato. Nel tragitto, dopo lo scoppio di alcune bombe carta nelle vicinanze, viene intercettato da alcuni agenti delle forze dell’ordine.”

“Fin qui niente di male – continua il racconto – sembrerebbe un normale controllo, anche auspicabile nella lotta contro i violenti, ma la situazione prende una piega diversa. L’agente chiede il documento di identificazione, ma non si sofferma a controllare l’identità e procede in un ingiustificato attacco fisico. Simone viene circondato da una decina di agenti che iniziano a prenderlo a calci, pugni e manganellate, apostrofato bastardo da uno di essi, riceve dallo stesso uno sputo in faccia. Simone non oppone alcuna resistenza e viene poi lasciato allontanare.”

Ma non finisce qui. “Dopo pochi metri viene nuovamente intercettato da un secondo manipolo di forze dell’ordine che sembrerebbero propense a riservargli lo stesso trattamento. Ma quello che sembra il capo del precedente attacco, si avvicina al secondo gruppo dicendo “lasciatelo ne ha già prese abbastanza”.

La conclusione è che “Simone sporge regolare esposto al commissariato di polizia, con purtroppo la certezza che poco sarà fatto per perseguire i colpevoli. Si reca poi in pronto soccorso, all’Ospedale San Pietro, per effettuare lastre a zigomi e costole, ed esami per accertare che non ci sia trauma cranico fortunatamente con esiti negativi.”

Le cinque domande poste dalle due sorelle che si chiedono  “se mai avranno una risposta”:

Perché questi poliziotti lo hanno picchiato?
Perché non hanno controllato il suo documento di identità?
Perché non lo hanno portato in Commissariato se ritenevano che fosse colpevole di aver gettato una bomba carta?
Perché non è stato regolarmente denunciato?
Quante denunce ed esposti di questo tipo giacciono nelle questure?

La conclusione. “E ancora per questa volta Simone se l’è cavata con uno spavento e una brutta avventura da raccontare, ma il prossimo a ricevere una manganellata potrebbe non essere così fortunato. Ci piace pensare – affermano le due ragazze – che questa possa essere un’occasione per riflettere, il trattamento riservato a nostro fratello sembra non solo gratuito ma premeditato, limitato al punto da intimidire, ma non danneggiare con evidenza la persona. Un gioco facile quello dei dieci poliziotti in tenuta antisommossa contro uno, ma se scappasse una costola rotta, sarebbe molto più difficile da giustificare. E se il colpo fosse troppo violento? E se il ragazzo fosse troppo debole?  Allora la notizia potrebbe finalmente apparire sul giornale, perché diciamolo in Italia se non scappa il morto, non è notizia.”

“Chiamateci pure idealisti – concludono – ma vorremmo che episodi di questo genere non accadessero più. Nostro fratello si laurea il 16 dicembre, il segno della manganellata in fronte quel giorno sarà probabilmente ancora evidente”.

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9 COMMENTI

  1. A Roma si dice “a chi tocca nun se ‘ngrugna”, non vorrei sembrare offensivo o sprezzante nei confronti di chicchessia.., ma questo ragazzo di 22 anni, se davvero frequenta lo stadio abitualmente… non si è mai accorto di che razza di gente lo frequenta “assieme” a lui? Non ha mai sentito parlare degli accoltellamenti? Delle risse? Delle bombe carta e delle molotov? Dei pestaggi per futili motivi? Delle apologie di reato e della “beatificazione” dei diffidati? Io ho dei figli adolescenti che avrebbero gran piacere di andare allo stadio, ed io di andare con loro… ma stiamo a casa. Troppo pericoloso. Perché si è alla mercè di gente violenta e stupida, a cui le forze dell’ordine troppo spesso hanno lasciato carta bianca per un malinteso senso di “quieto vivere”, se non peggio.

    Poi capita che qualche elemento delle forze dell’ordine – senza apparente ragione – reagisca sproporzionatamente e faccia pagare, al primo che capita, tutti i conti “rimasti in sospeso”. È giusto? Certo che no! Forse comprensibile, ma certamente ingiustificabile. Purtroppo è la storia della nostra società, in cui – anche chi dovrebbe essere il tutore dell’ordine, e primo esempio del rispetto della legge – ritiene di potersi arrogare diritti che non ha. Nella storia della morte di Stefano Cucchi c’è tutta la tragedia dell’abuso d’autorità, delle sue coperture e le offensive risposte di chi dovrebbe tutelare i cittadini: “È morto di botte perché anoressico…” Eppure si è cercato di farla passare per un incidente capitato ad un tossico.

    Auguri per la laurea….

  2. caro camillo, scrivi riguardo a cose che conosci solo x sentito dire,ed altre assolutamente senza senso (sai cosa significa apologia di reato?). Qui si deve solo riflettere sull’ennesimo caso in cui i tutori dell’ordine non si comportano come tali e commettono fatti dei quali non risponderanno per via dell’impuità garantita loro dalla divisa. ne sono successe ormai troppe,non credi?
    Coraggio Simone!

  3. Senza senso? Forse. Ma io abito accanto allo Stadio Olimpico e – sino a qualche tempo fa – l’ho anche frequentato. E mi è capitato (per far contento mio figlio) di frequentare altri stadi e ritiri estivi, e di sentire “in prima persona” i “tifosi” (in viaggio a spese delle società) inneggiare alla morte dei Carabinieri, tanto per dirne una.
    Ma siccome io dico cose senza senso e lo stadio è un’oasi di relax, ci vuole qualcuno che spieghi al povero fesso (io) cosa sono i DASPO, i “diffidati”, perchè si vuole introdurre la tessera del tifoso, perché i cittadini italiani nati a Roma non possono andare a Napoli a vedere la partita…, perché non puoi entrare allo stadio con una bottiglietta d’acqua….

    Poi – sulle responsabilità anche delle forze dell’ordine – nulla da dire. Chi sbaglia è giusto che paghi. Sempre. Chiunque.

  4. Condivido pienamente gli interventi di Camillo.
    Ho visto in televisione la settimana scorsa il superderby spagnolo Barcellona – Real Madrid. E’ l’incontro clou del campionato, la rivalità tra i rifosi delle due squadre è – da sempre – alle stelle. Eppure, i centomila allo stadio erano tutti seduti ordinatamente, senza alcuna barriera, fino ai margini del campo; nessun incidente ha guastato il clima di grande avvenimento sportivo.
    Una situazione purtroppo impensabile in un derby nostrano. Di chi è la colpa? della polizia “cattiva”?

  5. nessun fatto del genere è, ne può essere una scusa o una giustificazione per non andare più allo stadio.
    Io non ci vado, forse perchè l’ho sempre visto come un luogo violento e di confusione. Ma per colpa di alcuni delinquenti, a volte, anche i polizziotti-sotto stress-possono sbagliare.
    Si devono punire i colpevoli, non farsi abbagliare dalle apparenze!!!

  6. Scusami Camillo ma “a chi tocca nun se ‘ngrugna” proprio per niente! Da tifosa dovrei poter essere libera di stare nei dintorni dello Stadio, sotto la mia Curva, in tutta tranquillità, purtroppo non sempre è così perchè per il semplice fatto di indossare una sciarpa al collo sei spesso bersaglio di soprusi da parte delle Forze dell’Ordine ..anzi “ordine”. Domenica io stessa sono stata coinvolta in una carica da parte dei ‘celerini’ e credimi che non stavo nè lanciando molotov nè accendendo fumogeni, tantomeno lo stavano facendo i ragazzi che erano intorno a me…stavamo semplicemente mangiando una cosa ai chioschetti ambulanti. Purtroppo il pensiero di chi indossa la divisa nei confronti dei tifosi è racchiuso nella tua frase “non si è mai accorto di che razza di gente lo frequenta ‘assieme’ a lui …. gente violenta e stupida”. Gli anni degli scontri violenti tra ‘tifoserie’ sono finiti da un bel pezzo e non sarà la ‘tesssera del tifoso’ : un’operazione commerciale in favore delle banche a fermare la passione. Un consiglio: torna allo stadio e mostra ancora a tuo figlio quanto possa essere bello lo sport vissuto dal vivo e insieme a chi condivide lo stesso amore…non tutto ciò che mostra la tv e che si dice nei salottini dei benpensanti corrisponde a realtà. Buona Giornata.

  7. Da quanto si legge nell’articolo, questo ragazzo stava andando allo stadio pacificamente con il solo scopo di vedersi una partita di calcio.
    Il fatto che si sia trovato in mezzo a degli imbecilli (per tenersi stretti) con i quali non si stava accompagnando non puo’ essergli imputato. Il fatto che sia stato picchiato e insultato dalle forze dell’ordine va chiarito, le responsabilita’ individuate.
    Se c’e’ qualche poliziotto che non riesce a mantenere i nervi saldi in situazioni difficili o che pensa di applicare la massima “colpirne uno per educarne cento”, va spostato ad altro incarico, ad altro ufficio, o nei casi gravi rimosso e condannato penalmente.
    Detto questo, la mia non vuole essere una critica alle forze dell’ordine in genere, volendomi limitare alla censura del singolo episodio. Le mele marce sono dovunque e le forze dell’ordine nel loro complesso hanno la mia stima e la mia simpatia.
    Peraltro, bel dilemma: allo stadio pochi (molto noti alla forza pubblica) sono in grado di fare molto casino, creare problemi e rovinare un evento sportivo. I moltissimi, che invece vogliono solo godersi l’evento sportivo, che devono fare? Rinunciarci perche’ possono trovarsi, senza volerlo, in situazioni del genere? Andare comunque allo stadio? Ognuno fa le scelte che vuole.
    La mia opinione e’ che chiunque dovrebbe poter andare dovunque e la sua sicurezza dovrebbe essere garantita sempre.
    La tessera del tifoso e’ una buona soluzione, mi pare possa aiutare a risolvere questo problema. Complichera’ un poco la vita ai moltissimi, ma i soliti (pochi) noti resteranno finalmente fuori dagli stadi. E forse serviranno meno forze dell’ordine a presidio degli stadi, essendo possibile un loro utilizzo piu’appropriato in altre zone.

  8. Cosa c’è di più bello di una passeggiata? Nulla. Ma se decidi di andare a fare una passeggiata sulle alture di Tora Bora in Afghanistan o a Falluja in Iraq, devi essere conscio dei rischi che corri. Hai “diritto” di andare a fare una passeggiata dove ti pare? Si. Ci sono dei “pericoli”? Si. E se li vuoi ignorare te ne devi assumere la responsabilità.

    Qui, qui e qui ci sono alcuni esempi di come “certe passeggiate” sono tutt’altro che sicure. E non si tratta di preistoria.

  9. Camillo, lei ha esordito con un “a chi tocca nun se ‘ngrugna” che fa rabbrividire. Poi ha detto anche cose in parte condivisibili, ma ha scatenato delle giuste reazioni. Non capisco proprio perchè invece di ammettere di aver usato parole sbagliate continua a “incartarsi” per difendere l’indifendibile… Se quel ragazzo voleva andare allo stadio, doveva poterci andare e tornare a casa nelle stesse condizioni in cui l’aveva lasciata. Punto. L’unica incertezza nell’andare allo stadio deve essere il risultato della partita, ora che non c’è più Moggi (…forse).

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