Home ARTE E CULTURA Ricordo di Nunzio Rotondo, icona del jazz italiano e non solo

Ricordo di Nunzio Rotondo, icona del jazz italiano e non solo

nunzio04.jpgLa Musica Jazz, quella con la M e la J maiuscole, piange la scomparsa di uno dei suoi più appassiona(n)ti amanti: Martedì 15 settembre ci ha lasciato Nunzio Rotondo, trombettista e compositore tra i più grandi di tutto il ‘900, poeta sopraffino delle sette note delle quali era profondamente innamorato. Nunzio, vittima di un assurdo ed immeritato oblio operato dai media e dal mondo dello spettacolo, viveva alla Giustiniana dove ho avuto la fortuna di conoscerlo e l’onore di diventare suo amico; era mia intenzione intervistarlo per conto di VignaClaraBlog.it, magari in occasione della assegnazione proprio a lui del Premio Baiocco 2009 per il quale lo avevo segnalato all’URP del XX Municipio; ma la sorte ha voluto che invece dovessi scrivere della sua morte.

Dare l’idea della grandezza del Nunzio musicista è facilissimo, basta elencare i nomi di quelli con cui ha suonato nel corso della sua vita e di cui in molti casi era stato fraterno amico: da Miles Davis, che lo chiamava Brother (fratello), a Dizzy Gillespie, da Chet Baker a Sonny Rollins, da Duke Ellington a tantissimi altri; così come si potrebbero elencare i musicisti italiani che si sono ispirati al suo stile o che anche grazie a lui, in alcuni casi soprattutto grazie a lui, si sono nunzio03.jpegaffermati nel panorama musicale internazionale; ma in questo caso l’elenco sarebbe troppo lungo e sarebbe impossibile non fare torto a qualcuno; oppure si potrebbe citare quanto di lui ha scritto il critico musicale Franco Mondini, che con Nunzio ha suonato a lungo come batterista, nelle sue note: “Fra Nunzio e il Jazz fu un amore a prima vista. Un amore che dura da tutta una vita. Rotondo è musicista colto e raffinato. Così raffinato da sottomettere il suo innato virtuosismo a una sorta di autocensura come solamente i grandi solisti sanno esprimere. Al musicista grande corrisponde, in Nunzio, un uomo dal volto cordiale, dai sentimenti caldi, autentici. La sua storia si può ridurre, mi si conceda il luogo comune, in una frase, la solita ma la più efficace: “una vita per il Jazz”. In realtà è proprio Rotondo che ha dato un indirizzo a tutto il Jazz italiano dagli anni Cinquanta in poi. Decine di solisti, non solamente i trombettisti, hanno tratto insegnamento da lui, cercando di imitarlo nel fraseggio, nel suono, nello stile. Qualcuno c’è quasi riuscito e ha fatto strada. Ma nessuno raggiungerà la sua classe inimitabile, nessuno riuscirà mai a riproporre quella vena poetica e lirica che fanno dello “stile Nunzio Rotondo” qualcosa di unico, irripetibile”.

Più difficile sarà rendere la grandezza di un uomo che ha coltivato la poesia e l’amore per la musica durante tutta una vita; che fino alla fine si è preoccupato di come condividere con gli altri e diffondere questo amore, che ancora passava i pomeriggi a studiare con il suo strumento; che di certo ci ha dato più di quanto ha ricevuto in cambio.
Ci incontravamo periodicamente per piacevoli chiacchierate intorno al tavolino di un bar vicino casa sua, parlavamo ovviamente di musica e Nunzio non si stancava mai di ripetere che la musica deve esprimere amore e poesia, ed infatti queste sono le due parole che ricorrevano più spesso durante le nostre chiacchierate, e questa convinzione emergeva forte anche dal suo modo di parlare e raccontare, esso stesso, così come le note della sua tromba, poeticissimo fiume in piena che ti travolge; di molti degli anaeddoti che mi raccontava ne avevo già letto su internet, ma dalla sua voce avevano un tutt’altro sapore che è impossibile rendere per iscritto e che pertanto mi limiterò a raccontare brevemente.

Ancora era forte l’emozione nel raccontare di quando, da perfetto sconosciuto, incantò Parigi aprendo il Salon du Jazz del 1952: il pubblico sovrastò nunzio01.jpegl’esibizione del gruppo successivo con gli applausi e le richieste di bis per Rotondò (come fu immediatamente ribattezzato oltralpe); il famoso critico musicale Charles Delauney lo definì la risposta europea a Miles Davis. Curioso è anche il viaggio di ritorno a Roma: arrivato a Torino non ha i soldi per proseguire il viaggio fino alla capitale, chiama allora la RAI che immediatamente organizzò un concerto di quello che era diventato il più grande trombettista d’Europa insieme al pianista Peter Angela (che tutti conosciamo come Piero ideatore e conduttore della trasmissione scientifica Quark); così grazie al cachet di 35.000 lire (una somma abbastanza cospicua per l’epoca) potè tornare a casa.

Molto vivido è il ritratto che di Miles Davis che, avendolo sentito suonare mentre si riscaldava subito prima di un concerto, lo abbraccia chiamandolo fratello e chiedendogli di provare la sua tromba.

Commovente il racconto di quando accompagnò Dizzy Gillespie all’aereoporto a prendere la moglie Lorraine ed una volta arrivati lì si sentì chiedere di nunzio-gillespie.jpegeseguire “Sweet Lorraine” come benvenuto per la signora in arrivo; Nunzio tentò di schernirsi quasi vergognandosi ed affermando che comunque non aveva la tromba con sè; Gillespie pose fine alle esitazioni di Nunzio semplicemente dicendo: “Non c’è nessuno al mondo che suona quel brano come te!”,  per la tromba poi… aveva previdentemente portato la sua. Questo episodio fu immortalato nella foto che riproduciamo qui accanto. Ma quello che, per suggestione emotiva e valenza simbolico-politica, a me è piaciuto di più è certo quello del “Saluto all’alba”. Nunzio, con qualche forzatura relativa all’orario, convinse un amico sassofonista dilettante ad accompagnarlo a fare il saluto all’alba; mentre si trovavano in un bosco a suonare per salutare il giungere del giorno e da questo avere ispirazione, si sono ritrovati circondati da un nutrito gruppo di militari in assetto da combattimento che avevano interrotto un’esercitazione per poterli ascoltare; il fascino della musica è stato così forte che al momento di andarsene i militari stavano dimenticando sul posto le armi che avevano lasciato a terra per stare più comodi.

Inframezzati agli aneddoti i suoi commenti sullo stile di questo o quel musicista (se proprio vogliamo appuntargli qualcosa, giusto un po’ ingenerosi nei confronti delle nuove leve), sul duro lavoro che c’è dietro ogni nota (esemplare l’episodio di Dizzy Gillespie e Ray Brown: un’ora e mezza a provare due sole battute) e di cui il pubblico raramente si rende conto, il tutto condito dalla ricerca di poesia ed amore tra le sette note.

Non si può dimenticare la sua amicizia con il Presidente della Repubblica per antonomasia Sandro Pertini, che, da ammiratore, prima avviò con Nunzio uno scambio epistolare e poi lo volle conoscere di persona; secondo Nunzio il Presidente si era appassionato al jazz ascoltandolo dalle frequenze di Radio Londra durante la Resistenza.

Per chi volesse godere della sua tromba la casa discografica Twilight ha di recente pubblicato due raccolte delle sue incisioni per RadioRai: “Sound and silence” e “The Legend“; entrambi i dischi sono acquistabili direttamente dal sito della casa discografica (sia in versione cd che in mp3) o anche su iTunes. A chiusura segnalo ai lettori di VignaClaraBlog due video di youtube in cui è protagonista la tromba di Nunzio (il primo dei due è la sigla del serial televisivo RAI Nero Wolfe del 1969) e qualche link dove poter approfondire la sua conoscenza.

↓seppe Guernica Reitano

Visita la nostra pagina di Facebook

4 COMMENTI

  1. Torno in Italia e leggo questa news, Brutta e dolorosa. Fa male al cuore. Un abbraccio ai figli, che conosco personalmente, e alla famiglia. Grazie Giuseppe per la divulgazione. massimiliano

  2. Ero una bambina quando la sera, fine anni ’50, ascoltavo alla radio una trasmissione di Nunzio Rotondo grazie alla quale ho conosciuto il jazz. Allora non apprezzavo tutti i pezzi che ascoltavo ma sicuramente ho iniziato ad amare il genere. Adoravo la sigla che ricordo perfettamente ma non ne conosco il titolo e non l’ho più sentita. Mi piacerebbe poterla riascoltare

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome