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Archeo-Tecno Logos di Edoardo Pantanella presso Mycupofteacreativespaces

Il 10 giugno 2009 alle ore 18 Edoardo Pantanella inaugura la sua prima personale Archeo Tecno Logos presso Mycupoftea_creativespace in Via del Babuino 65.

Archeo-Tecno-logos di Edoardo PantanellaUna rassegna di 20 olii, realizzati su tessuti di lino un tempo impiegati dall’esercito ed ora restaurati, sono divenute le tele su cui Edoardo Pantanella dipinge. Dettagli di moto e di motori in cui le parti meccaniche divengono protagoniste mettendo in risalto l’aspetto virile e tecnologico delle opere.

La mostra si svolgerà nella splendida cornice di Mycupoftea_creativespace in Via del Babuino 65, un off-gallery ex-atelier di artisti dell’800, dove arte, cultura, moda e design si fondono.

Le opere rimarranno in esposizione fino a Venerdì 12 giugno dalle 10  alle 18.

 

Info:
My Cup of Tea-Creative Space
Via del Babuino,65 – cortile interno, 1° piano
Tel: +39 06 32651061
gioia.inzirillo@mycupoftea.it
melissa_proietti@alice.it

Archeo-Tecno-Logos
Invenzioni e tecnologie del XX° secolo, motori di aerei e moto dagli anni ’30 agli anni ’70 che sono all’origine delle tecniche moderne, sono i soggetti rappresentati nell’opera del pittore Edoardo Pantanella, 49 anni, romano.

 

Laurea in lettere antiche indirizzo archeologico e con un’esperienza di scavo durata anni, nel 1992 Edoardo abbandona l’amore verso cocci e reperti archeologici e si dedica completamente al disegno e alla pittura, passione nata in giovanissima età e coltivata durante gli studi e la professione, per trasformarla nella sua vera e propria attività lavorativa.

 

Ed è nella scelta di soggetti rappresentati che si riconosce lo sguardo e il punto di vista dell’archeologo che, rispetto all’odierna era elettronica, predilige la fase preistorica. Quella in cui le parti meccaniche, delle conquiste tecnologiche, possono essere colte e rappresentate come veri e propri reperti antichi, mettendone in risalto l’aspetto magico e miracoloso. Ingranaggi meccanici, ormai in disuso o quasi, che il pittore ci ripropone nella loro valenza onirica, come simboli di un passato trascorso che raccontano di quel sogno, innato nell’essere umano, ad oltrepassare i propri limiti fisici le cui origini vanno ricercate in un tempo ancora più lontano.

Una tecnologia sorpassata, la cui distanza nel tempo viene ribadita dal pittore attraverso la scelta del materiale utilizzato come supporto per la pittura. Come quelle immagini, questi, devono essere veri e propri reperti che l’archeo-pittore è riuscito a riportare alla luce e a nuova vita in seguito ad una ricerca accurata nei noti mercati romani dell’usato. Tessuti di lino, di venti trent’anni un tempo impiegati dall’esercito come foderatura per materassi o tovaglie o teli da bagno, sono divenute le tele su cui Edoardo Pantanella ha dipinto dettagli di moto e di motori, il cui interesse va ricercato nella sua giovinezza, come comprovano le varie moto, nascoste tra le tele, pennelli, colori e altri materiali, che ormai da anni si trovano parcheggiate nel suo studio
Orsola Polimeno

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