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Marcel Vulpis a colloquio con VignaClaraBlog

un giovane editore dinamico ed amante della libertà e della verità

marcel1.jpgMarcel Vulpis, giornalista, 40 anni, ha creato SportEconomy.it, Agenzia di Stampa telematica specializzata in economia e politica dello sport. Il fenomeno sportivo in tutti i campi è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni e con esso tutto il grande giro di affari che gli ruota intorno. Serve quindi un’informazione precisa per questo nuovo settore dello sport-business ed a Vulpis, un pioniere in questo campo, il merito di aver riempito questo vuoto. A Marcel, che vive da anni a Roma Nord, abbiamo rivolto alcune domande alle quali ha risposto con precisione e grande passione.

Da quanti anni esiste nel web SportEconomy.it e di cosa vi occupate esattamente? La nostra è una testata giornalistica registrata, io sono il Direttore Responsabile e con me collaborano quattro giornalisti. Siamo nati nel Settembre 2004. L’idea è molto semplice: creare in Italia un’agenzia stampa nazionale dedicata a tutti i temi dell’economia dello sport. Il nostro punto di riferimento è l’economia dello sport e la politica dello sport. E’ un fatto assodato che lo sport è business e senza il business non ci sarebbe lo sport. Senza le sponsorizzazioni, i diritti televisivi, il merchandising non ci sarebbe la possibilità di poter assistere all’evento sportivo tout-court. Questo riguarda non solo il calcio ma tutti gli sport. Infatti noi seguiamo tutti gli sport anche quelli minori, gli sport olimpici, i grandi avvenimenti sportivi, rugby, Coppa America, F1 ecc… Questo mercato macro diviso in tante correnti lo facciamo sia per il mercato Italia sia per il mercato internazionale. Quindi per il momento è un’agenzia di stampa nazionale in lingua italiana ma che va a monitorare tutto il meglio di quello che avviene nel mondo del marketing sportivo.

Ascoltandoti ci viene in mente di chiederti per quale motivo questo lavoro non lo fa un’altra testata importante, per esempio un giornale sportivo? Perché il mercato del marketing sportivo giornalistico è un mercato giovane come attenzione periodica e costante su determinate tematiche, come il quotidiano nazionale “Italia Oggi”, partito con me nel 1994 e al quale collaboro tutt’ora. Sono passati da allora 15 anni e sono cominciati a nascere e a specializzarsi una serie di giornalisti, ma siamo ancora pochi. Fateci caso, in nessun quotidiano c’è una pagina dedicata  al tema della politica e dell’economia dello sport, quindi il mercato giornalistico italiano da questo punto di vista è arretrato nella sua globalità. Anni fa da una cordata di imprenditori romani interessati ai temi dello sport, tra cui c’era anche il giornalista Maurizio Costanzo, fondò “Rigore” giornale dedicato a tematiche dello sport particolari, ma per un serie di problemi ebbe vita breve. Fu un tentativo di parlare di queste tematiche dello sport. Facendo un esempio, dopo il caso Raciti, l’Ispettore Capo del reparto mobile di Catania ucciso fuori dallo stadio di Catania il 2 Febbraio 2007 durante la partita Catania-Palermo, tutti volevano parlare di economia dello sport, e allora ci chiamarono Sky, L’Espresso ecc… Per me il mercato dell’economia dello sport ha un’importanza fondamentale sotto il profilo dell’informazione giornalistica.

Marcel vuoi spiegare ai nostri lettori cosa significa il termine “economia dello sport”? “Economia dello sport” cioè le influenze, gli impatti dei soldi sulla fattibilità di una disciplina, di un evento, di un progetto sportivo. Cioè cosa c’è dietro un evento sportivo sotto il profilo economico. La “politica dello sport” parimenti, è l’impatto politico che ha lo sport in determinate situazioni. Per esempio il “Caso Battisti” e se si debba o meno giocare la partita amichevole Italia – Brasile, questa rientra anche nei legami tra politica & sport. Le relazioni internazionali tra due Paesi stanno incominciando ad avere ripercussioni, per assurdo, su un’amichevole tra due nazionali di calcio. Del resto lo sport è un grande contenitore di voti, vediamo quanti Presidenti delle varie Federazioni Sportive sono anche onorevoli o senatori sia di destra e sia di sinistra. Così come non mi piace la ricerca “dannata” della medaglia olimpica da parte dei vertici del nostro sport italiano. A cosa serve ottenere 50 medaglie d’oro alle prossime olimpiadi di Londra se l’impiantistica è disastrata o il movimento di base non trova sempre risposte puntuali? Non c’è la volontà politica, spesso e volentieri, per risolvere i problemi nel nostro Paese.

SportEconomy.it è molto visitato dagli utenti? Il sito è diviso in Sport.Business, Economia e Politica, Sport.Federazioni e Sport&Scommesse, l’unica sezione aperta che non possiede contenuti giornalistici veri e propri, dove si può scommettere. Si il nostro sito è molto visitato, gli operatori in questo settore sono 25.000 tra i quali ci sono i principali top manager dei club di calcio e delle Leghe sportive. Noi ne abbiamo raccolti più di 10.000, circa il 40% del mercato, ed abbiamo un mercato molto qualificato. Siamo il “Rigore” on-line, cioè quello che era un tempo il “Rigore” cartaceo, direttore Gianfranco Teotino, ma grazie a Dio noi non prendiamo querele.

Nel territorio del nostro Municipio dove ha sede il CONI ed ovviamente lo Stadio Olimpico qual’è la capacità di fare affari ed informazione in ambito sportivo? Il XX Municipio in termini di risorse dipende dalle politiche a monte che fa il Comune, i soldi sono pochi. Ma io penso che il Comune oggi dovrebbe puntare non tanto ad aiutare lo sport professionistico ma quello dilettantistico. L’ex presidente della regione Sardegna, Renato Soru, ha assegnato 300mila euro al Cagliari calcio e il resto dei soldi li ha assegnati agli sport regionali. E’ sempre una scelta politica. Perché invece la maggior parte fanno l’esatto contrario? Perché comunque la maggior parte degli organizzatori dei grandi eventi sono a loro volta dei politici e quindi “alla fine della fiera” il potere si incontra con il potere. Quindi lo sport dilettantistico ci rimette.

Il XX Municipio è molto vasto, si va da quartieri semicentrali come Vigna Clara a quelli fuori Roma come La Giustiniana. Cosa cambieresti o quali sono i mali cronici che nessuna amministrazione riesce a risolvere e cosa si potrebbe fare per migliorare la qualità della vita? C’è innanzitutto una delinquenza “latente” e “strisciante”, in forte espansione. Tutti sanno e vedono tutto, ma nessuno interviene o solo dopo che è avvenuto il fatto. Problema, quest’ultimo, sicuramente assimilabile ad altre aree capitoline, ma in XX per le sue vaste dimensioni si sta creando una situazione di degrado sociale allarmante. Penso solo alla piazza di Prima Porta, assaltata da frotte di irregolari che spariscono solo in presenza di controlli dei Carabinieri o militari.
Non parliamo poi della viabilità: un disastro assoluto e in molte zone nuove come la Sacrofanese la rete fognaria non risponde più alle esigenze dei nuovi residenti. Come al solito il piano regolatore di questa zona…è stato realizzato solo in verticale e orizzontale, ma non nel sottoterra, per non parlare dei servizi inesistenti. La situazione è drammatica da anni, ancor prima che arrivasse Alemanno, adesso però è arrivato il tempo delle “soluzioni”, altrimenti questo tipo di politica, quale che sia il colore, non ha veramente più senso.
Il politico locale deve capire che l’obiettivo, una volta eletto, non è la gestione del consenso sul territorio, ma l’assoluta disponibilità a lavorare per il bene della gente. Se questo non avviene la colpa è nostra che diamo il voto a questi “amministratori” del territorio. E non possiamo lamentarci.

A Roma Nord vi sono luoghi dove fare sport anche a livello dilettantistico? Sì, ma non ci sono molte aree pubbliche gratuite. Ci sono tante palestre, strutture indoor e outdoor, ma bisogna pagare sempre. Ancora oggi un bambino che vuole giocare a calcio senza spendere soldi trova spazio quasi sempre in parrocchia. E siamo nel 2009 non nell’800… Se ci si pensa è deprimente. Roma è una grande metropoli europea, ma non ha mai sviluppato aree verdi pubbliche finalizzate all’attività sportiva così come avviene a Parigi o a Londra.

L’ultima domanda è di rigore: Marcel, qual è la tua squadra del cuore? Quella che gioca meglio ed è sinonimo di fair play fuori e dentro il campo…..Forse bisognerebbe guardare più al calcio inglese…

Alessandra Stoppini

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La nostra Scheda: Marcel Vulpis è nato Roma il 4 Aprile 1969, ma le sue radici sono pugliesi. Giornalista professionista, prima di dirigere l’agenzia di stampa SportEconomy.it, www.sporteconomy.it, ha lavorato per il quotidiano economico “Italia Oggi”. Responsabile sempre per “Italia Oggi” della rubrica Marketing Sport ed editorialista del settimanale “Sport&Finanza”. Docente presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca in “Tecniche di comunicazione e marketing management”. Specializzato in temi di economia e politica dello sport. Ha seguito tre Olimpiadi: Atlanta ‘96, Nagano ‘98 e Sydney 2000 come Ufficio Stampa del progetto di ospitalità del CONI, ribattezzato “Casa Italia”.

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