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    Armando Brasini, l’architetto di Roma Nord

    Comincia con questo articolo, grazie alla collaborazione di Stefano Iatosti, una serie di approfondimenti sulla cultura, l’arte ed i monumenti di Roma Nord. Il primo approfondimento riguarda l’architetto Armando Brasini.

    ArmandoNon c’è architetto, nella prima metà del Novecento, che con la sua opera abbia connotato il paesaggio urbano di Roma Nord più di Armando Brasini, il progettista del Ponte Flaminio, della chiesa di Piazza Euclide, di Villa Manzoni, Villa Flaminia e soprattutto di Villa Brasini.

    Nato nel 1879 da una famiglia povera, per le sue doti di disegnatore divenne apprendista incisore per poi entrare nell’Istituto di Belle Arti, abbandonato per il Museo Artistico Industriale.

    La sua grande abilità gli frutta incarichi sempre più prestigiosi fino alla vittoria nel concorso per la nuova sistemazione di Piazza Navona. Successivamente assume la direzione artistica per il completamento del monumento a Vittorio Emanuele II e realizza importanti opere pubbliche, come il Ponte Flaminio, detto dapprima Brasini, quindi della Libertà, prima di assumere il nome attuale. Il ponte viene realizzato per sostituire l’antico ponte Milvio come via di accesso alla città da Nord, in corrispondenza delle vie Cassia e Flaminia, un chilometro prima della loro separazione.
    A quel tempo Armando Brasini aveva già realizzato la chiesa di Piazza Euclide e l’istituto di Villa Flaminia. I lavori, cominciati nel 1938 si concludono solo nel 1951. Il ponte, lungo 255 metri, consta di cinque arcate. La sua struttura in calcestruzzo è mascherata dal bianco del travertino.

    Caratteristici sono i cippi marmorei che segnalano la distanza delle varie città lungo i percorsi delle vie Cassia e Flaminia.

    La sua struttura monumentale dialoga con quella di ponte Milvio, senza tuttavia avvicinarne l’equilibrio e l’armonia compositiva.

    Ma la realizzazione più caratteristica di Brasini è senza dubbio la villa che porta il suo nome, detta in passato “castellaccio”. La struttura ricorda infatti quella di un castello. La fantasia neobarocca dell’architetto può sbizzarrirsi, e più evidente risulta la maestria artigianale del singolo elemento, del singolo dettaglio ornamentale. Nel cortile sono presenti statue antiche, mentre l’interno è abbellito da affreschi e stucchi. Il riferimento a Bernini, esplicitamente dichiarato, viene assunto dall’architetto romano in chiave polemica nei confronti tanto della retorica dell’arte ufficiale di Piacentini, che del rigore razionale dei seguaci del Movimento Moderno. Brasini costruisce un edificio molto complesso e articolato, che meraviglia il visitatore con le sue “trovate”.

    A lungo Brasini è stato reputato un anacronista e solo negli ultimi anni si è guardato alle sue opere con obiettività. Riscoprirle, riscoprire la sua figura di disegnatore geniale e di grande artigiano è guardare al paesaggio urbano con altri occhi riportando in vita un’intera stagione architettonica, che tante tracce ha lasciato nei quartieri sorti lungo le consolari Cassia e Flaminia.

    Stefano Iatosti

    Stefano Iatosti si occupa di arte collaborando, come critico e curatore, con alcune gallerie romane (“ARCH Art & Jewels” in via Lanza, “NEOART” in via Urbana e “VIAMETASTASIO15” nei pressi del Pantheon).
    Maggiori informazioni su Stefano Iatosti sono reperibili a questo indirizzo: http://www.exibart.com/profilo/autoriv2/persona_view.asp?id=54503

    Per approfondimenti su Armando Brasini e le sue Opere
    http://it.wikipedia.org/wiki/Armando_Brasini

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    1 commento

    1. Ho apprezzato il Vostro articolo su Armando Brasini. Avete però tralasciato un dettaglio: il ponte chiamato della Libertà si è chiamato prima Ponte XXVIII Ottobre, sia per la battaglia del vicino Ponte Milvio, sia per la Marcia su Roma. Un cordiale saluto, E.G. Vitetti

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