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    Canone RAI sul computer: è giusto pagarlo ?

    rai.jpgA Vigna Clara, a Roma ed in tutta Italia la Rai sta inseguendo con lettere di sollecito dai toni quasi minatori chi non paga il canone della TV (la cui ultima scadenza il 29 di questo mese). E lo fa con una lettera ambigua nella quale si precisa che lo stesso va pagato, anche in assenza di una TV dentro le nostre case, per personal computer e altri apparecchi multimediali, il tutto sulla base di un decreto del 1938. Cosa prevede tale decreto ? Che il canone – ovviamente nel 1938 ci si riferiva alla sola radio – va pagato per ogni “apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni”. E quindi il Sat, il Servizio abbonamenti televisivi che ha sede a Torino, interpretando alla lettera tale decreto pretende il pagamento del canone.

     E lo fa basandosi sul fatto che un computer, che se  anche quando lo si compra non può materialmente ricevere il segnale radiotelevisivo, può essere però a posteriori facilmente dotato di una scheda tv che lo metta in condizione di “trasformarsi” in televisione a tutti gli effetti.  Un processo alle intenzioni quindi e tale atteggiamento vessatorio ed alquanto dubbio da un punto di vista legale sta scatenando una massa di ricorsi tanto che due delle maggiori associazioni dei consumatori, Adusbef e Federconsumatori , sono scese già in campo segnalando che la richiesta del Sat è un abuso e dichiarando “di essere determinate nel denunciare l’Agenzia delle entrate di Torino che minaccia addirittura le ganasce fiscali per quegli utenti che non hanno un televisore, o perché hanno disdettato l’abbonamento, o perché non lo hanno mai avuto”.

    La denuncia effettuata da La Repubblica e rimbalzata su tutti i quotidiani ha messo in agitazione il mondo internet. La stessa Repubblica, nella sua versione on-line  Repubblica.it, si è schierata contro questi metodi che sembrano ingiusti e sbagliati ed ha promosso una raccolta di firme che in poche ore ha raggiunto un numero enorme. Chi vuole aggiungere la sua lo potrà fare cliccando qui.

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    5 COMMENTI

    1. sarebbe giusto pagare il canone se non vi fossero pubblicità..io l’ho sempre pagato perchè di mio amo rispettare le regole, però sapevo che già con il canone la Rai andava in pareggio di bilancio. E allora i proventi della pubblicità?
      Il fatto è che la Rai ha troppi soldi a disposizione..solo per gestire il loro canale internazionale usano (non ricordo se 38 o 58) milioni di Euro. Una cifra esorbitante (lavoro in tv e quindi so che si può fare con molto meno), per dei programmi di scarsissima qualità (lo dicono gli italiani nel mondo e infatti i loro abbonati all’estero stanno scemando ovunque) che comunque loro non forniscono gratis agli spettatori italiani, ma vendono degli abbonamenti a pagamento.

      Insomma ci sono grandi sprechi di risorse.

      E ora si attaccano ai Computer?
      Inaudito. Sarà perchè già adesso la TV e in particolare la generalista non la guarda più tanta gente come una volta, dal momento che oltre alle satellitari, IPTV si sta affermando sempre più la tv via internet, scambio file, ecc..

      Insomma la Rai dovrebbe fare una dieta dimagrante e diventare più efficiente invece di tentare di spremere (anche lei) i poveri consumatori.

    2. Credo che sia decisamente non applicabile una tassa tv ai pc.
      Non credo sia “costituzionale” , detto ovviamente da un assoluto incompetente “legale”.
      E se usassi ( come ho usato ) un normale schermo collegato ad video registratore che funge da sintonizzatore ?
      Che fanno ?
      Impazziscono.
      Che tassano , gli schermi, i videoregistratori ?
      Ma d’altronde l’isola dei famosi costa, sanremo costa , tutte le minchiate a premi che fanno costano.
      A noi.
      Pure gli stipendi di santoro e della ventura costano.
      Anche acquistare gli avvenimenti sportivi costano e questi infatti ormai non ci sono più.
      Li debbo pagare altrove per vederli.
      Doppia spesa per chi vuole e può.
      Il canone andrebbe abolito e la tv pubblica dovrebbe fare servizi e programmi non in concorrenza con le reti commerciali.
      Alternativi per uno stesso pubblico.
      Non è possibile alle 19,30 vedere su di un canale, un quiz con un cretino che pone domande deficenti ad un demente e correre il rischio che cambiando canale ari-vedi un’altro demente che pone differenti domande cretine ad un diverso deficente.
      Poi ci lamentiamo di come crescono i giovani !
      Però poi mi domando pure che se lo fanno , mica sono scemi , qualcuno anzi parecchi li vedranno ‘sti programmi.
      Quindi ce lo meritiamo, come tutto il resto.
      Altro che servizio pubblico , noi pubblico siamo al servizio.

    3. Premesso che posso concordare sulla necessità di metterne a punto correttamente le modalità, non condivido il can can che si sta montando ai fini di ottenere l’esenzione dal canone TV per strumenti di connessione diversi dagli apparecchi televisori. Se è giusto pagare un canone – una tassa – di sostegno alla TV pubblica (e personalmente ritengo che sia giusto e opportuno pagarlo, anche se migliori garanzie sarebbero necessarie ai fini di assicurarne la corretta utilizzazione), mi sembra anche giusto che a pagarlo siano tutti coloro che dispongano di attrezzature quali che siano in grado di ricevere i programmi della TV pubblica. In caso contrario a me sembra che ci si trovi di fronte all’ennesima posizione corporativa e furbastra all’italiana, per cui le regole vanno applicate solo ai fessi che non sanno o non possono sottrarvisi.

    4. Che vada pagato anche in assenza di una TV credo sia cocetto utopico. Per quanto offere, questa RAI dovrebbe non essere retribuita con canone, ma retribuire chi sopporta il nulla. Altro monopolio di Stato che noi cittadini dobbiamo ahimè far continuare. Sperimo perlomeno, che il triste perdurare sia assai breve.

    5. Che vada pagato anche in assenza di una TV credo sia concetto utopico. Per quanto offre, questa RAI dovrebbe non essere retribuita con canone, ma retribuire chi sopporta il nulla. Altro monopolio di Stato che noi cittadini dobbiamo ahimè far continuare. Speriamo perlomeno, che il triste perdurare sia assai breve.

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