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    Se continua la violenza sospendere il campionato

    VignaClaraBlog Comunicati stampaRiceviamo un altro comunicato stampa dal capogruppo di AN del XX municipio che pubblichiamo.

    ROMA – INTER, TODINI : SE CONTINUA VIOLENZA, SOSPENDERE CAMPIONATO

    Roma 29 SETT. 2007 ore 18:30 La vicenda di un’ora fa circa l’accoltellamento di due tifosi interisti a Ponte Milvio deve far riflettere sul fatto che il campionato di calcio non ha senso se la violenza impera. Da anni dopo atti di violenza consumati allo stadio o fuori, ma sempre per ragioni di tifo di una stupida minoranza, si piange e ci si intrattiene intorno alle tavole rotonde televisive della domenica sportiva, senza che tutto ciò abbia influito positivamente. A mali estremi, estremi rimedi: si sospenda il campionato o si giochi a porte chiuse, così chi ama lo sport può vederlo in tv e gli altri non avranno più alibi. E’ più importante la tutela dell’incolumità personale che 4 calci alla palla .

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    3 COMMENTI

    1. Gli imbecilli di turno non spariranno mai, purtroppo.
      E mi dispiace per quei poveri tifosi, con un bambino presente oltretutto.
      Vergognoso e non ci sono altre parole.

      Per quanto riguarda ciò che sostiene Todini, rispondo che non lo faranno mai e non sarebbe giusto chiudere le porte agli stadi a tante famiglie che vogliono godersi una partita di pallone.
      Gli scontri, oltretutto, avvengono tutti fuori dallo stadio e non dentro.
      La colpa è dell’organizzazione di sicurezza e di una mancata civiltà in alcuni elementi che frequentano lo stadio.
      Tutti a dire “fermiamo il campionato”, ma nessuno poi fa’ niente.
      Tutti a mostrarsi grandi portatori di giustizia e moralisti benpensanti, però li ritrovi incredibilmente dopo due settimane ad esultare sugli spalti, quasi come se avessero dimenticato la gravità avvenuta, come nel caso di Raciti.

      Troppi interessi economici e politici soprattutto (che non mi venissero a raccontare fesserie sull’inesistenza della politica dentro lo stadio).

      E comunque è vergognoso come la nostra città venga sempre presa di mira dai mass media, anche in situazioni dove non c’entriamo niente.
      Nel caso Raciti sono riusciti a rapportare la tragedia con quello che è avvenuto nel nostro stadio durante il derby.
      Non è morto nessuno nel nostro stadio (dentro lo stadio) da ormai ben 20 anni.
      Nel famoso derby interrotto, entrambe le tifoserie sono uscite “civilmente” e nessuno si è fatto niente.
      Eppure, subito dopo, tutti a dire, nell’assoluta ipocrisia, che Roma ed i romani sono un pessimo esempio di civiltà, quando si sa bene per quale motivo entrambe le tifoserie non volevano il proseguimento della partita (caso archiviato).
      L’Olimpico è uno dei più sicuri in Italia ed è uno dei pochi che è sempre stato in regola con le norme europee.
      Fuori lo stadio c’è il vero problema, ma non avviene solo in Italia: anche a Manchester ci hanno dato il ben servito, specie le autorità inglesi e nessuno aveva fatto niente. Mi ricordo che NOI ITALIANI dovevamo prendere l’esempio dagli Inglesi, secondo il “vangelo” mass media.

      La violenza è un fenomeno sociale derivante da un’educazione sbagliata.
      Il problema è che questa c’è sempre stata e prima era anche in forme più gravi.
      Sono i media che accentuano questi episodi, perché fa notizia.
      Tutto è interessante nel momento, ma poi si ritorna alla normalità perché i media sono interessati a parlare di altri fenomeni.
      Nessuno ha mai osservato bene Pulvirenti, presidente del Catania, nel caso di Raciti: prima avrebbe sostenuto di abbandonare il mondo del pallone perché gli faceva schifo. Dopo nemmeno due giorni è rimasto presidente del Catania.
      Perché?
      Nessuno lo sa.
      E’ possibile che un Presidente non sapesse che aveva nel suo stadio un custode armato fino ai denti?
      Misteri di “casa nostra”.

      Guarda… potrei continuare fino a non so dove…
      Sono sempre più dell’idea che il pallone è la mafia e la politica ci si fa i suoi interessi, perché c’è tanto denaro in gioco.
      Per questo non chiuderanno mai gli stadi e lo schifo continuerà ad esserci, pure se ci saranno altre vittime.
      Quello che desidero più di tutto è che ci si dia una calmata: politici, giornalisti, opinionisti, ispettori, tifosi, questori, presidenti e compagnia bella.
      Che smettessero di parlare solo davanti alla TV o per mezzo dei giornali e mostrassero veramente i fatti, perché le chiacchiere hanno stancato tutti quanti, tifosi veri soprattutto.
      Due persone hanno rischiato la vita ingiustamente, per colpa di alcuni imbecilli e non di certo tifosi.
      E’ possibile che si arrivi sempre a parlare di questi episodi a tragedie (o quasi tragedie) avvenute?

      Saluti,
      Mattia

    2. Gentile Mattia,
      ha tracciato un panorama ampio e, a mio avviso, in talune parti anche condivisibile.
      Il calcio è uno sport molto bello, vederlo e praticarlo, lo spettacolo allo stadio è particolarmente suggestivo e coinvolgene. Come un film visto al cinema o in televisione.
      Le aggressioni, giustificate dal tifo, solo giustificate, quindi pretesti, non sono ammissibili. Personalmente sacrificherei gli stadi aperti per l’incolumità personale, con molto dispiacere per lo spettacolo, per l’aggregazione, per la constatazione dell’inadeguatezza di alcuni (ma non sappiamo preventivamente chi siano costoro) a partecipare ad eventi cittadini.
      Molti hanno rinunciato, loro malgrado, a recarsi allo stadio per non correre pericolo. Peccato,no?
      In talune circostanze ritengo si debba essere risoluti: salvaguardare le cose importanticome l’incolumità e la vita.
      Lo so anch’io che non lo faranno mai di chiudere gli stadi, ma continuo a non sopportare questi fenomeni. Il calcio può attendere…
      Cordialmente
      Ludovico Todini

    3. Ma le carenze, come Lei credo sappia, provengono dalla mancata presenza del servizio d’ordine nelle zone confinanti allo stadio Olimpico.
      Io stesso mi sono ritrovato, prima della partita, coinvolto in una sassaiola davanti al palazzo della Farnesina, provocato dai tifosi Livornesi che giravano liberi (come mai?) intorno allo stadio. (2004/2005)
      Ero dentro la macchina e mi sono visto volare diversi massi, più grossi di un palmo della mano sopra la mia vettura, senza essere colpito per mia fortuna.
      In macchina c’era una donna insieme a me, quindi le lascio immaginare lo spavento che avevo più per lei che per me stesso.
      Situazioni analoghe sono successe a Roma – Napoli nel Dicembre del 2000, quando i tifosi ospiti, senza un motivo logico, sono potuti uscire “liberamente” dallo stadio, a distanza di mezz’ora dalla fine della partita.
      Mi sono ritrovato a correre per via del Foro Italico per evitare spiacevoli sorprese, con alcuni che urlavano di scappare perché c’erano teppisti napoletani nei paraggi.
      Sulla mia strada non c’era nessuna vettura delle forze dell’ordine ed io stavo andando verso Ponte Milvio.

      Le dico: hanno fatto tanto per i sistemi di sicurezza nella zona intorno lo stadio, ma non si può dire la stessa cosa nelle zone confinanti dove tutti ci parcheggiano la macchina, compresi tifosi ospiti.
      Non ci sono video sorveglianze lungo la strada e la municipale sparisce a fine incontro.
      Mi sembra ovvio quanto scontato che qualcuno ne approfitti.
      Ma il pericolo dello stadio non è tanto diverso da quello di una discoteca. L’imbecille lo trovi ovunque e soprattutto quando non c’è nessuno a vigilare.

      Le posso dire di più: Lei può anche chiudere uno stadio, ma non può fermare l’euforia degli imbecilli.
      Altra esperienza per dimostrarle che a poco servirebbe chiudere gli stadi: nella serata di festa di Italia – Germania, vinta dai nostri azzurri, sono andato verso Trastevere per incontrarmi con altra gente.
      Mi sono ritrovato a piazza Trilussa, dopo aver percorso un tratto di Lungotevere in un ora, con un gruppo di “non tifosi” che bloccavano la strada e strattonavano tutte le macchine che dovevano percorrere quel tratto. Qualcuno buttava fumogeni sotto un pullman di turisti (terrorizzati) e quando è stato il mio turno (non avevo possibilità di fuggire altrove) mi sono saliti sul cofano ed hanno danneggiato l’intera vettura: ammaccature, rigate ed antenna spezzata.
      Non potevo far nulla perché erano una cinquantina di persone.
      Dopo aver passato quell’inferno di “trenta secondi almeno”, a duecento metri di distanza, chi mi sono ritrovato?
      Polizia e Municipale che stavano al semaforo di Via Trastevere senza far nulla, in un punto totalmente privo d’ingorghi.
      Lungo la strada c’erano diverse persone con le mani tra i capelli, accostati momentaneamente in seconda fila, a guardare i danni alle loro macchine: chi aveva specchietti rotti, chi era stato privato della sua bandiera, chi si è ritrovato bozzi e chi aveva graffi.
      Un’occasione di festa = una delusione.

      Qui non è una questione solo del “cretino” o “non tifoso”, ma anche di chi gli consente tutta questa libertà d’azione.
      E’ vero che la folla non la fermi con dieci uomini del servizio d’ordine, ma lo sanno cani e porci che quel punto è tra quelli più frequentati di Roma.
      E porre un rimedio non era possibile?
      Del tipo si poteva deviare la circolazione prima di percorrere quel tratto…
      Nulla di tutto ciò: loro stavano belli e beati a chiacchierare in un punto totalmente inutile.

      E in tutto quello che le ho scritto, Le posso garantire che è proprio lo stadio Olimpico il posto più sicuro, perché ho visto centinaia di partite in tutti i settori (autorità compresa) e non mi è successo mai niente, anche in situazioni “pericolose”, come definiscono i giornalisti, specie quelli del nord (ci tengo a ricordarlo).

      Cordiali saluti,
      Mattia

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