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    Tempo di mare, voglia di spiaggia libera

    L’accesso al mare è un diritto inalienabile dei cittadini, lo stabilisce la legge in materia di accesso agli arenili.

    accesso-libero.jpgSulle coste laziali, così come in quelle di tutta Italia, tutti gli stabilimenti devono garantire la possibilità di entrare gratuitamente e di raggiungere la riva dove poter fare il bagno. Spesso però gli stabilimenti pretendono il pagamento di un biglietto di entrata solamente per accedere all’area che hanno in concessione e per tale motivo l’ultima Legge Finanziaria ha ribadito il principio del libero accesso con un articolo ad hoc mirato a combattere il fenomeno estivo dei prezzi altissimi, delle recinzioni sulle spiagge, dei casotti in legno o muratura (a volte del tutto abusivi) che nascondono la vista del mare e che lasciano credere che quel tratto di spiaggia sia privato o quantomeno circoscritto ad una ristretta cerchia di frequentatori paganti.

    Per affrontare il problema che ogni anno si presenta sui litorali di Roma, a fine Giugno si è addirittura tenuta una seduta del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza alla presenza del ombrelloni.jpgPrefetto di Roma, Achille Serra, con l’obiettivo di fare una volta ancora chiarezza tra chi chiede di poter entrare negli stabilimenti privati per una passeggiata lungomare e i titolari delle concessioni che pretendono il pagamento dell’ingresso. Sulla base della legge Finanziaria 2007 (articolo 1 comma 251 lettera e) è stato ribadito che chi abbia in concessione un tratto di spiaggia ha l’obbligo di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione senza che possa pretendere alcun pagamento; diversamente, nel caso il bagnante decida di stendere l’asciugamano e fermarsi sul bagnasciuga il titolare dello stabilimento ha il diritto di pretendere un pedaggio per la sosta nell’area da lui gestita.

    Ma in realtà tali aree non sono altro che concessioni pubbliche che i Comuni di mare concedono  ai privati affinchè realizzino strutture per la balneazione allo scopo di fornire servizi ai bagnanti ma con l’obbligo di mantenerle pulite e fruibili a tutti. Questo comporta che, per poter far cassa, tanti Comuni del litorale tendono a dare in concessione bagnasciuga.jpgai privati gran parte delle spiagge di loro competenza con risultato che la vecchia e cara “spiaggia libera” di antica memoria sia col tempo sparita. Questa forte privatizzazione degli arenili ha quindi avuto come conseguenza che i cittadini a non possono più godere del diritto di andare al mare senza pagare un biglietto d’ingresso  e le nostre coste  un tempo bene collettivo, sono diventate un territorio di conquista per le speculazioni private.

    Di tutto questo ne ha fatto una recente battaglia la Federazione Nazionale dei Verdi che, tramite Angelo Bonelli, capogruppo alla Camera, qualche settimana fa ha pubblicamente denunciato la sperequazione in atto fra quanto pagato ai Comuni per la concessione da parte dei titolari degli stabilimenti e quanto dagli stessi incassato nell’intera stagione estiva: “i canoni pagati dai gestori in media non sono assolutamente equi”  ha detto Bonelli che, sulla base delle tabelle in suo possesso, ha affermato che  “le imprese ad alta valenza bagnasciuga2.jpgturistica, cioè di categoria A, pagano ogni anno 1,86 euro per metro quadro di sabbia, 3,10 euro al metro quadro per le parti coperte da immobili di facile rimozione e 4,13 euro per le aree con impianti permanenti. Quelli di categoria B pagano rispettivamente 0,93, 1,55 e 2,65 euro al metro quadro. Tenendo presente che gli stabilimenti vengono classificati dalle Regioni  e che quasi tutte applicano la categoria B ne consegue che le nostre spiagge sono in svendita. Gli stabilimenti balneari fanno affari d’oro – ha proseguito Monelli  – in quanto le cabine sono affittate mediamente a un prezzo che varia dai 1.500 ai 3.000 euro a stagione. Solo con 100 cabine si ricavano tra 150.000 e 300.000 euro ed a questo bisogna aggiungere ingressi, lettini, sdraio, ombrelloni, ristoranti, piscine, caffè, gelati, bibite. Bene, in media una concessione di 5.000 metri quadrati costa 5 mila euro l’anno, circa 400 euro al mese. Anche un liceale può fare l’imprenditore, così». Morale: al singolo Comune vanno le briciole mentre quasi tutto il guadagno derivante dalla concessione della spiaggia pubblica va al titolare dello stabilimento.  

    Con l’occasione i Verdi hanno presentato un libro bianco, un vero e proprio manuale di autodifesa del bagnante che sarà distribuito su tutte le spiagge d’Italia nel corso manuale.jpgdell’estate. Inoltre, con la parola d’ordine «liberiamo le spiagge» la Federazione nazionale dei Verdi ha istituito un indirizzo mail (accessoalmare@verdi.it) ed un numero verde (800610203 attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.30) ai quali sarà possibile segnalare le violazioni di legge subite ed eventuali abusi edilizi. Tutto ciò perché il mare italico è  “mare nostrum” anche se tanti fanno finta di non saperlo.

    Questo è il manuale del bagnante, vale la pena dargli una letta mentre con questo video e con la memoria ritorniamo a com’erano le spiagge libere qualche decina di anni fa…

    Claudio Cafasso


    Edoardo Vianello “pinne, fucili ed occhiali” – 1962

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