Ponte Milvio: parcheggiatori abusivi, questi conosciuti

Ponte Milvio: parcheggiatori abusivi, questi conosciuti

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VignaClaraBlog.it

Parcheggiatori abusivi, questi conosciuti. Roma Nord, e in particolare la zona compresa tra Largo Maresciallo Diaz e le adiacenti via dei Robilant e via Maresciallo Caviglia, a due passi da Ponte Milvio, non è esente da quella che per molti automobilisti è una delle peggiori scocciature della vita al volante: gli uomini con cappellino in testa e borsello a tracolla che quando posteggi l’auto ti vengono incontro e pretendono il pagamento di un obolo per “vigilare” sulla tua macchina.

Da anni le tentiamo tutte al fine di evitarli. C’è chi si allontana dalla macchina fingendo di parlare al telefono; chi aspetta l’attimo buono per infilarsi di corsa nel primo buco libero senza farsi vedere; chi si finge in preda a un malore; e addirittura chi sfida a viso aperto l’ “esattore” rifiutandosi di pagare il tributo a rischio della propria carrozzeria.

Che se la macchina è vecchia può andare bene, ma se l’avete appena presa dal concessionario non è consigliabile fare i Rambo. Meglio pagare e non rischiare di trovare brutte sorprese al ritorno.

Ponte Milvio, piazza remunerativa

Dopo la regolarizzazione del parcheggio di Ponte Milvio, che ora è gestito da una società con tariffe prestabilite, gli abusivi non intendono mollare la piazza, molto remunerativa, e dal parcheggio si sono trasferiti nelle vie adiacenti e semivuote.

Un testimone ci ha contattato sostenendo di essere stato più volte ricattato da alcuni abusivi ivi operanti, i quali – secondo il suo racconto – arrivano a chiedere anche 5 euro in cambio della possibilità di restare parcheggiati tutto il giorno.

In una di queste occasioni le insistenze sembra siano state particolarmente pressanti. E a nulla è valso, per il nostro lettore, rivolgersi alle forze dell’ordine poichè – riportiamo letteralmente dalla sua segnalazione – “se ne sono infischiate”.

Ovviamente, non potevamo non cercare di constatare direttamente la cosa e siamo andati sul posto fingendo di essere degli automobilisti come tanti alla ricerca di un parcheggio.

Nel piazzale di Largo Maresciallo Diaz dove le macchine sono posteggiate sia sui lati che nel centro della strada a formare un percorso spesso tortuoso per chi deve entrare o uscire, notiamo effettivamente qualcuno intento a indirizzare gli automobilisti in cerca di un posteggio.

E’ un uomo nerboruto, t-shirt bianca, pantalone a mezza gamba e scarpe da ginnastica. Ma ha la faccia da gigante buono, niente che riconduca alla strafottenza e all’arroganza tipiche della categoria, almeno nell’immaginario collettivo.

Sta parlando con un ragazzo che è appena sceso dall’abitacolo, il quale gli dice che non si fermerà a lungo, giusto il tempo di una commissione. L’uomo fa un cenno d’intesa e si allontana senza discutere.

Noi intanto siamo sempre lì alla ricerca del nostro parcheggio, e quando l’omone si accorge di noi ci manda subito verso uno spazio libero accanto a una Alfa Romeo.

Non è neanche un parcheggio, tanto è improvvisato. Siamo quasi in mezzo alla strada, a occhio e croce si rischia la multa solo per averci pensato, a mettere la macchina lì. Ma per lui va bene, non va per il sottile.

“Fai tu, offerta libera”

Scendiamo e chiediamo quant’è. “Fai tu, offerta libera“, risponde lui. Allora facciamo 1 euro per il parcheggio e altri 2 per rubargli cinque minuti per rispondere alle nostre domande.
Gli diciamo che siamo lì per intervistarlo e la cosa non lo turba. Anzi, sembra aver voglia di parlare, è molto disponibile.

Per prima cosa gli chiediamo (retoricamente, ovvio) chi lo ha autorizzato a fare questo lavoro e se ha una licenza del Comune. “Non ce l’ho mai avuta, ma non serve“. Non è italiano, ma parla la nostra lingua perfettamente. Viene dal Marocco e dice di chiamarsi Sassi.

“Ci è stato segnalato che voi ricattate chi si rifiuta di darvi i soldi”. “Non è vero – ribatte – chi vuole lascia qualcosa, chi non vuole no“.

“Già, però se non vi si paga si rischia di trovarsi la macchina danneggiata, o no ?”, lo incalziamo.
Posso assicurarti che nè io nè gli altri abbiamo mai danneggiato nessuna automobile. Magari ci arrabbiamo se qualcuno non ci da niente ma non lo esterniamo, resta tra noi e finisce lì, non litighiamo mai con nessuno. E soprattutto non prendiamo di mira le automobili. Questo succedeva negli anni ’90, quando sono arrivato in Italia. I parcheggiatori giravano con torcia e fischietto e se non pagavi rischiavi un graffio sulla fiancata o un danno allo specchietto, ma oggi non è più così. Anche perchè se i vigili ci vedessero sarebbero cavoli nostri e ci manderebbero via. Meglio soprassedere che rischiare di perdere un buon posto“.

In effetti questo, un “buon” posto lo è. Ogni giorno è un andirivieni di macchine in cerca di parcheggio. Se anche solo un quarto dei conducenti pagasse l’obolo, a fine giornata il nostro amico avrebbe comunque messo su un bel gruzzoletto.

“Quanto riesci a intascare in una normale giornata lavorativa?”, gli chiediamo. “30-40 euro “. E devi dare una percentuale a qualcuno, un tuo capo o un tuo superiore, o li intaschi tutti tu ?”. “Tutti io, non ho un capo“.

Mentre siamo a colloquio, una volante dei vigili percorre Lungotevere Maresciallo Diaz in direzione Stadio Olimpico ma gli agenti al suo interno non sembrano curarsi di noi.

Io sono invalido al 100% – riprende Sassi mostrandoci il contenuto del suo borsello, pieno di scatolette di medicinali – “Devo prendere pasticche quattro volte al giorno e mantenere moglie e due figli, uno dei quali è malato pure lui e spesso devo accompagnarlo all’Ospedale Gemelli per dei controlli. Anche lì il parcheggio si paga – e mica poco! –  però in quel caso è legale. Mentre se lo faccio io, il parcheggiatore, no. Ti pare giusto ?“.

Ci facciamo un giro in via Maresciallo Caviglia, sono le sei del pomeriggio ma di parcheggiatori abusivi nemmeno l’ombra. Idem in via dei Robilant.

Però la mattina ci sono, ce lo conferma Sassi, sempre intento a “dirigere” il traffico. “Adesso sono andati via, li conosco, ci dividiamo le strade“. “Avete mai litigato per un parcheggio o per una zona?”. “No“.

Altre testimonianze

Torniamo in via de Robilant, un signore sulla sessantina sta andando a riprendere la sua auto.

“Ha dovuto pagare per parcheggiare qui ?”. “Sì, stamattina è venuto un tizio, senza pettorina, che mi ha chiesto 2 euro. Glieli ho dati perchè non mi va di mettermi a fare questioni, oltretutto a rischio di un danno alla macchina. Però qualcuno dovrebbe controllare. Non capisco perchè questi qui sono liberi di scorazzare indisturbati senza che nè un vigile nè un poliziotto gli dica niente“.
“L’hanno minacciata ?”. “No ma la minaccia è sottintesa, è come i mafiosi che si fanno pagare il pizzo per la protezione“.

Anche una ragazza ha parcheggiato qui ma lei i parcheggiatori non li ha visti.
Sono arrivata alle quattro del pomeriggio e mi sono “salvata”. Ma quando passo di mattina da queste parti i parcheggiatori ci sono. Sono stranieri, non italiani, ma la sostanza non cambia, non è questione di razzismo. Non è una cosa regolare farsi pagare per il parcheggio quando non se ne ha titolo“.

Un altro intervistato però la vede diversamente.
Se il Comune mette i parcheggi a pagamento sulle strisce blu ma se sfori ti fanno la multa invece di farti pagare solo la differenza, come avviene in altre città, non è estorsione pure quella ? Pagare l’abusivo o il ticket alla macchinetta per me non fa differenza, basta che non devo pagarli entrambi, in quel caso al parcheggiatore dico di no“.

Valerio Di Marco

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