Andrea Gandini, giovane romano che ridà vita agli alberi

Andrea Gandini, giovane romano che ridà vita agli alberi

intervista
VignaClaraBlog.it

Un mazzuolo e una serie di scalpelli che mette nello zaino. Da Monteverde, a Trastevere, da Testaccio, all’ Aventino fino a Labaro. Gira per Roma alla ricerca di torsi senza vita di alberi per scolpire visi. E’ Andrea Gandini, ha 18 anni, frequenta l’ultimo anno di liceo artistico.

Se fino a poco tempo fa, il giovane artista andava da solo alla ricerca di tronchi, ora le segnalazioni gli arrivano dalle tantissime persone che lo seguono e che apprezzano il suo lavoro.

Noi l’abbiamo incontrato durante la festa di Carnevale nella giornata di domenica 7 febbraio, a Labaro, dove il nostro scultore è stato invitato dagli organizzatori per scolpire il tronco di un albero in un Parco.

Accovacciato davanti al tronco, tra una scalpellata e l’altra, risponde alle nostre domande. E’ timido, la sua giovane età lo rende riservato. Ma il suo sguardo cambia quando batte con il mazzuolo sullo scalpello. Diventa serio e sicuro di sé.

Quando è nata in te questa passione? “Mi divertivo a lavorare il legno nel garage di casa, passavo interi pomeriggi a dare forme a pezzi di alberi. Ma un giorno ho finito la legna e nel rientrarmene in casa, davanti a me per la strada ho visto un tronco, resto di un albero ormai morto. E subito mi son detto: perché non scolpire su quello?”.

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Era lo scorso settembre quando è rimasto senza legna; pensare che oggi Andrea invece non riesce a rispondere a tutte le segnalazioni che gli arrivano. Sul suo profilo Facebook aveva infatti invitato a fargli sapere zone con tronchi da scolpire. Non si sono fatte attendere le risposte, arrivate numerosissime in ogni dove di Roma. In breve tempo la storia di Andrea, giovane scultore che ridà vita ai tronchi, ha fatto il giro della Capitale.

Perché disegni sopratutto volti? “Di fronte ad un tronco morto, mi viene come della nostalgia e l’idea di poter creare un viso mi da l’idea di farlo tornare un poco in vita. Scolpire volti mi serve per vivere, mi fa essere felice, mi rende utile.”

Una sorta di catarsi quindi la tua, come le tragedie per gli antichi greci? “Sì, credo di sì, riesco a sopportare la vita e le sue difficoltà, anche grazie a questa mia passione”.

Ed è così che grazie ad Andrea, tronchi morti riprendono vita. Delle vere e proprie opere d’arte, sembra quasi che i visi scolpiti vogliano uscire dal tronco.

Già sai cosa e in che modo scolpirai o lo decidi sul momento? “Non decido mai prima, devo vedere che tipo di legno è, quanto spazio ho, quanto posso incidere; potremmo dire che lavoro a braccio. Arrivo, mi siedo davanti al tronco e incomincio a dare di scalpello. E’ il tronco in un certo senso che mi dice cosa fare e come farlo”.

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Una vera e propria opera di arredo urbano quella di Andrea che non passa inosservato mentre si ferma in giro per Roma a realizzare le sue opere; la gente lo vede per la strada intento a scolpire e ne rimane affascinata.

“Molte signore anziane mi portano del caffè o qualcosa da mangiare, i bambini si fermano a guardarmi divertiti e i loro genitori mi fanno tantissime domande, incuriositi dal mio fare”.

Ed è proprio così perché mentre Andrea ci parla, attorno ci sono i bambini della festa di Carnevale che hanno lasciato i loro giochi per vedere cosa accade al tronco. E adulti, amanti del legno e dello scalpello, chiedono consigli al giovane che risponde a tutti.

Cosa vuoi fare da grande? “Ho la maturità quest’anno e ho molto da studiare; ma il mio sogno è quello di poter far diventare questo mio hobby un vero e proprio lavoro. Creare un laboratorio, fare di tutto questo una realtà strutturata”.

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Poi ci dice “ho finito”, si alza e si scosta per farci vedere. Dopo neanche un’ora di lavoro, ecco la sua scultura: un tronco di albero ha ripreso a vivere.

Valentina Ciaccio

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