Una notte con la CRI tra i clochard del XV

Una notte con la CRI tra i clochard del XV

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Clochard, nomadi, anziani soli; è il popolo della notte che dorme all’aperto, sotto i ponti, vicino ai portici di chiese o palazzi. Uomini e donne, i cosiddetti “senza fissa dimora”, persone avvolte nelle coperte ai lati delle strade. Dalla Cassia alla Flaminia ne abbiamo incontrati tanti.

La Croce Rossa di Roma XV, nella notte fra martedì e mercoledì 3 febbraio, ha ospitato VignaClaraBlog.it nel tour periodico che gli operatori fanno tra i senza tetto per portar loro tè caldo, cibo, vestiti, scarpe e giacche.

Sono le 21 quando partiamo dalla sede CRI di Via Anton Giulio Bragaglia, una traversa della Cassia all’altezza dell’ Olgiata. Apre la strada il pulmino della Croce Rossa, in mezzo noi che seguiamo con la nostra auto e dietro l’ambulanza a chiudere il gruppo. In tutto sono nove gli operatori volontari.

In auto con noi, a spiegare il loro lavoro, c’è Marta Fontò, responsabile dell’Area Sociale della Cri Roma XV.

“Il nome del servizio è SASFID – servizio assistenza senza fissa dimora – nato in collaborazione con il Municipio XV; è il Municipio che ci indica volta per volta le zone con maggior presenza di senza tetto. Sono già tre anni che esiste questo servizio. Due volte alla settimana, il martedì e il venerdì, dalle 21 fino alla mezzanotte, portiamo il necessario a chi dorme per strada e dove serve diamo anche soccorso sanitario”, ci spiega.

Ma ecco che già ci fermiamo. Siamo sulla Cassia, in via Capena – zona Tomba di Nerone – dove due clochard dormono accanto alle saracinesche di un negozio. Gli operatori del pulmino scendono; dopo essersi accertati dello stato di salute dei due, gli offrono tè caldo che accettano ben volentieri. Li chiamano per nome, è chiaro che i volontari li conoscono.

L’ambulanza rimane sempre dietro, pronta ad intervenire in caso di emergenza.

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La fermata successiva è solo qualche chilometro dopo, davanti all’ospedale San Pietro. C’è un uomo sotto il portico di una palazzina; si è coperto con degli scatoloni.

Quando i volontari si avvicinano, dice di avere dolori alla pancia ed è così che scendono anche gli operatori dell’ambulanza che gli misurano febbre e pressione. Tutto sommato sta bene, ha solo bisogno di mangiare. E così anche lui accetta una bevanda calda. Viene poi avvolto da una coperta. Sembra già sentirsi meglio e un operatore scherza con lui.

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Si riaccendono i motori e dopo aver percorso tutta la via Cassia, puntiamo verso il Tevere fino a via Flaminia al di là di Ponte Milvio. Marta ci spiega che è tappa fissa anche questa. L’appuntamento è da una cornetteria locale che, a titolo gratuito, per mera generosità, ogni martedì e venerdì sera fornisce alla Cri cornetti caldi perchè vengano dati a chi vive per strada.

Una sosta veloce, il tempo di ringraziare e di nuovo in marcia.

Percorriamo Corso Francia, riprendiamo la Flaminia diretti a Labaro. Durante il percorso Marta ci dice che questo servizio si svolge nei mesi invernali, da dicembre a fine marzo, e che non è solo finalizzato a portare cibo e bevande calde.

“Cerchiamo di parlare con queste persone, capire perché hanno scelto di vivere per strada, aiutarli ad avere di nuovo una vita normale” spiega Marta aggiungendo che in questo lavoro “la collaborazione con il Municipio XV è indispensabile perché sono proprio i Servizi Sociali del Municipio, a seguito delle nostre segnalazioni, ad attivarsi a favore di chi accetta di essere aiutato ospitandolo nel centro di accoglienza di via Tenuta Piccirilli, sulla Tiberina, da dove inizia il percorso di reinserimento.”

Ma ecco che siamo arrivati a Labaro, ci fermiamo davanti alla stazione dove sotto il viadotto del Raccordo, ci sono tre donne e due uomini. Sono nomadi che, pur avendo scelto di vivere per strada, accettano vestiti e cibo.

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Tutto è fornito dalla Croce Rossa: cibo, bevande, vestiti e scarpe arrivano dalle raccolte che è la stessa Croce Rossa ad organizzare. Si fa richiesta al responsabile del magazzino che ha sede a Cesano e che gestisce e coordina il tutto; decide quindi anche quando è necessario indire nuove raccolte di cibo e vestiario.

L’ultima tappa è La Celsa, all’altezza del parcheggio della stazione della Roma Nord dove troviamo un gruppetto di uomini. Stanno quasi tutti dormendo, avvolti da coperte. Gli operatori offrono loro succhi di frutta. Qualcuno chiede scarpe nuove e giacconi che gli vengono dati.

Manca poco alla mezzanotte, si ritorna alla base. Durante il tragitto non ci si riposa perchè i volontari già preparano l’intervento del prossimo venerdì: dove andare, cosa portare, mentre stilano le segnalazioni da inoltrare ai servizi sociali.

Un lavoro oscuro il loro, fatto di notte e senza tanta pubblicità, ma fatto con passione. Un lavoro prezioso per la collettività.

Ce lo conferma Michela Ottavi, Assessore alle politiche sociali del Municipio XV, raggiunta questa mattina.
“La collaborazione con la Cri è un ottimo strumento per dare risposte concrete a chi è nel bisogno; il nostro centro di accoglienza di via Piccirilli può ospitare circa 90 persone e da quest’anno abbiamo posto anche per quelle donne che, vivendo per strada, possano ave subito qualche violenza. Sono tutti senza tetto che grazie al primo intervento della CRI hanno accettato di farsi aiutare dai nostri assistenti sociali che li guidano nell’intraprendere un percorso di reinserimento sociale”.

Valentina Ciaccio

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

VignaClaraBlog.it
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2 COMMENTI

  1. Un lavoro oscuro, ma meritevole di grande considerazione. Sono contento che esista un servizio per il recupero e/o aiuto a persone bisognose.

  2. Alcuni , per i motivi più disparati , o forse a seguito di episodi traumatici , ad un certo punto della loro hanno scelto di lasciarsi andare così ( purtroppo), altri , loro malgrado si sono ritrovati a vivere in questo modo ed hanno tentato nel l’indifferenza generale di reagire , senza averne gli strumenti. È’ la storia di un ragazzo , di cui avevo perso memoria . L’ultima immagine che avevo di lui era quella di ragazzino di 12/13 anni che giocava a pallone nei cortili delle case popolari di Galline Bianche . Una tuta da ginnastica bianca , un sorriso quasi contagioso , e questo pallone con cui giocava continuamente . Pochi mesi fa’ , dopo 15 anni , entra al Caf un ragazzo malconcio che io non riconoscevo , mi saluta e mi chiede se ho un posto dove farlo dormire . Lì’ per lì’ lo prendo per pazzo , poi mi dice ma non ti ricordi di me ? E mi spiega chi è. Il mio atteggiamento cambia immediatamente, gli chiedo come è potuto accadere che si sia ritrovato così . Mi dice che molto semplicemente quella con cui viveva non era la sua famiglia , che lui è orfano , era stato affidato a dei parenti che fino al raggiungimento della sua maggiore età lo hanno ospitato in cambio di quello che percepivano per l’affidamento . Passato questo termine è andato a vivere da solo fino a quando una serie di vicissitudini lo hanno portato a vivere in mezzo alla strada . Mi ha preso un colpo ! In due anni non avevo mai segnalato un intervento a Torquati , ma in quel contesto ho ritenuto che forse quel ragazzo , orfano , meritasse almeno una volta di avere un sostegno dalle istituzioni per un suo reinserimento. Ho mandato disperata un messaggio a Torquati ma la cosa poi è finita lì. Adesso non so’ che fine abbia fatto … Una cosa è certa però ,,, ( e lo dico come constatazione ) se invece di essere un italiano , fosse stato un rifugiato, un clandestino, o un nomade , forse non avrebbe avuto il problema di dove andare a dormire !

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