XV Municipio, M5S da alice a cane mastino

XV Municipio, M5S da alice a cane mastino

Teresa Zotta
VignaClaraBlog.it

Si è affacciato alla ribalta del XV Municipio con le amministrative di maggio 2013 attestandosi su un tondo 9,5% e portando in Consiglio una battagliera “portavoce”, Teresa Zotta. Parliamo del Movimento 5 Stelle che alcuni danno in declino ed altri, forse i più, danno ancora, e pure tanto, in crescita. Con Teresa Zotta facciamo il bilancio di tre anni a Roma Nord con uno sguardo al futuro.

Ex vice preside del Mameli, docente di Lettere, amante dell’ambiente e dei fidati amici a quattro zampe, assolutamente a digiuno di regolamenti e di burocrazia ma dotata di tanta grinta, Teresa Zotta si è presentata in Consiglio il 27 giugno 2013, prima seduta del parlamentino di via Flaminia, che sembrava – detto senza offesa – Alice nel paese delle meraviglie.
Ma non le è servito molto per smettere di meravigliarsi e per tirar fuori “gli attributi” impegnandosi duramente su tanti fronti e diventando così un “cane mastino” della maggioranza.

Teresa, un bilancio di questi quasi tre anni spesi in politica: come la vedeva da fuori e com’è viverla da dentro?
Mi piace l’accostamento all’alice nel paese delle meraviglie. Continuo ad avere oggi la stessa meraviglia che avevo prima; non ci si può non meravigliare di quello che c’è dentro. Una meraviglia che supera l’immaginazione e che fa crescere la voglia di impegnarsi nelle battaglie in cui si crede.

Ho iniziato questa avventura non certo digiuna di regolamenti, ma certamente all’oscuro di questa burocrazia, lontana dal significato puro della parola. Stando fuori provavo meraviglia per determinate cose, stando dentro la meraviglia e’ diventata in più occasioni rabbia soprattutto per la lentezza con cui si opera.

Un giovane consigliere della maggioranza ebbe a dirmi che la politica ha i suoi tempi. Va bene che si debbano rispettare i tempi, ma che a distanza di anni vi siano ancora situazioni irrisolte mi sembra assurdo. La vicenda di via del Podismo è l’esempio più calzante. Continuo a immaginare un modo diverso di far politica.

Spesso il politichese è la lingua della “supercazzola come se fosse antani”: ha faticato a comprenderla e a farla sua?
Non ho assolutamente faticato a comprenderla, ma non l’ho fatta mia. Credo che i messaggi debbano essere di immediata comprensione. Oggi più che mai c’è bisogno di chiarezza e concretezza; un discorso o uno scritto povero di contenuti o ripetitivo nei concetti serve a poco. Credo che siamo tutti stanchi di “supercazzole” non solo nell’uso della lingua.

Supercazzola è anche un atto presentato e approvato che, in molti casi, rimane dimenticato nel cassetto; oppure un sopralluogo che si effettua per verificare determinate situazioni che poi restano esattamente come erano prima; e gli esempi potrebbero essere tanti. Chi fa politica deve parlare un’altra lingua se non si vuole mentire ai cittadini.

Dopo oltre trenta mesi di vita vissuta in via Flaminia 872, secondo lei il Municipio è un organo utile sul territorio? Andrebbe cancellato o potenziato?
Dopo questi trenta mesi vissuti con tanta intensità e con la voglia di mettere gli occhi sulle questioni che riguardano questo vasto territorio ho capito che, così come sono concepiti, i Municipi servono veramente a poco: gli ambiti di competenza diretta sono molto ristretti e, in molte situazioni, il cittadino si sente rispondere che la competenza è di altri. Il decentramento non è mai realmente partito per cui i Municipi funzionano poco e male, in assenza di autonomia.

In una città così grande come Roma o si effettua un vero decentramento oppure, tanto vale rafforzare ancora di più le strutture centrali. Questo ibrido serve sicuramente a poco. Detto questo credo anche che ci siano state situazioni in cui chi governa non ha avuto la forza di farsi sentire in modo incisivo e tempestivo nelle sedi di “competenza”.
Ci sono molte questioni irrisolte, che si trascinano da anni, che avrebbero meritato un’attenzione diversa, al di là delle specifiche competenze.

Obiettivi raggiunti e non in questo periodo: di cosa si sente orgogliosa e di cosa si rammarica.
Come forza di opposizione e sola a rappresentare il M5S all’interno del XV Municipio ho cercato di mantenere alta l’attenzione sui diversi problemi, affrontando nell’ambito delle mie conoscenze pregresse e acquisite quanto veniva sottoposto alla mia attenzione.

Orgogliosa principalmente per il rapporto creatosi con i cittadini che hanno cominciato a guardarci con meno diffidenza, meno pregiudizio e fuori dai luoghi comuni; orgogliosa per l’attività di sostegno svolta insieme con il mio gruppo nei confronti di chi aveva bisogno e senza neppure troppa pubblicità su quanto si stava facendo.

Orgogliosa non tanto per i tanti atti presentati che sono stati approvati, ma che poi non hanno trovato realizzazione (è compito di chi governa rendere esecutivo quanto si approva), ma, per esempio, per quanto fatto all’interno delle commissioni di cui sono membro.

Per carattere non mi accontento mai, anche quando sono consapevole che di più non si può. Da qui il rammarico di non aver avuto più “cani mastino” all’interno; ne ho avuti, però, all’esterno, senza di loro sicuramente non ce l’avrei fatta. Mi riferisco alle persone, che giorno dopo giorno mi hanno dato fiducia, al mio gruppo, agli altri eletti del M5S.

Giugno 2016: Zotta candidata d’ufficio o primarie on-line?
Nel Movimento nulla è fatto d’ufficio e tutto si svolge on-line.

Domanda d’obbligo sul XV: chi la spunterà alle prossime elezioni?
Purtroppo non ho il dono della veggenza. La spunterà chi presenterà un programma veramente credibile lontano finalmente dalle “supercazzole come se fosse antani”.

Claudio Cafasso

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