Home ARTE E CULTURA A Labaro c’è un teatro fatto di sedie colorate…

A Labaro c’è un teatro fatto di sedie colorate…

sedie240.jpgForse non lo sapevate, ma a Labaro c’è un teatro. Un palco timido e ristretto, una platea di sedie variopinte ed un ingresso che si fatica a riconoscere, eppure il Teatro Le Sedie esiste eccome. Un teatro “di cintura”, come vengono chiamati questi piccoli spazi di periferia dove si tenta di fare cultura fra mille ostacoli.

Nascosto in Vicolo del Labaro, il Teatro Le Sedie è dotato d’indicazioni stradali solo da un anno. Prima, nessuna segnaletica veniva in suo aiuto e quindi pochissimi sapevano dov’è. Per l’appunto, se ancora oggi si chiedono informazioni specifiche quasi nessuno sa fornirle, incappando in un gigantesco interrogativo: il quartiere conosce il Teatro Le Sedie e sa farne tesoro?

Una domanda che merita la risposta innanzitutto del suo direttore artistico, Andrea Pergolari, che ci accoglie una mattina alle Sedie, invitandoci a scegliere quella che meglio ci rappresenti.

Da qui il nome del teatro: una platea costituita da sedie completamente diverse l’una dall’altra, ognuna con una sua identità, come lo spettatore che partecipa alle rappresentazioni, parte di una collettività ma con una sua storia personale, unica ed inimitabile.

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La cronistoria

“Il Teatro Le Sedie nasce nel 2010, dopo aver vinto nel 2009 il bando della Provincia di Roma per il fondo per la creatività, nato per sostenere le giovani imprese. Prendendo spunto dal drammaturgo francese Eugène Ionesco, ci piaceva l’idea di realizzare un teatro che fosse aperto ad ogni individualità all’interno di una visione d’insieme”, ci dichiara Andrea Pergolari.

Quindi tante identità da ospitare fra platea e palco, forse troppe per poter essere contenute tutte in uno spazio così piccolo: il teatro conta infatti al massimo 60 posti e si conforma ad un certo tipo di programma, anche questo molto ristretto, fatto di narrazione, lettura di poesie e laboratori per bambini.

“Avevamo pensato di arricchire la nostra offerta lanciando un teatro interattivo, che coinvolgesse il pubblico e lo riabituasse alla rappresentazione teatrale; oppure di sopperire ai tagli dell’istruzione (che prima prevedeva un contatto coi laboratori teatrali) indicendo un concorso per gli alunni. I vincitori avrebbero portato in scena la loro idea sul nostro palco, ovviamente con la nostra consulenza”.

Come viene percepito a Labaro?

Sembra assurdo, ma entrare in un teatro, a Labaro, è paragonabile ad un incontro ravvicinato del terzo tipo.

“Basti pensare che i primi mesi che avevamo aperto le porte del teatro la gente si avvicinava pensando fosse un club, ci chiedeva il permesso per entrare, come se ci fosse un analfabetismo culturale che impedisse di riconoscere lo spazio del teatro”.

Che anche qui si riconoscano i tempi di crisi che, inequivocabilmente, stanno investendo le arti?

“La nostra – sostiene Pergolari – è una situazione comune e che si respira in qualsiasi piccolo teatro di Roma. Ci sono addirittura teatri che non hanno pubblico e si fondano solo sull’affluenza indotta dalle compagnie recitative. Una condizione che porta certamente alla sopravvivenza degli spazi ma con l’autopromozione, senza proporre nessun contenuto culturale”.

“Noi non siamo per questa linea di pensiero, e in quanto abitante di Labaro mi sono proposto di offrire qualcosa che permetta agli abitanti di staccarsi culturalmente dalla consuetudine, anche a costo di avere i soliti spettatori affezionati”.

Quando sceglieste di aprire uno spazio teatrale a Labaro eravate a conoscenza che probabilmente gran parte del lavoro consisteva nel trainare spettatori?

“Io stesso sono abitante del quartiere, quindi conosco i suoi problemi. In realtà abbiamo partecipato al bando appositamente per dotare il quartiere di un suo teatro non avendone mai avuto uno funzionante. Alla Provincia di Roma sembrò una buona idea premiare un progetto in questa landa che, pur essendo entro i confini della città, ne è praticamente ai margini”.

Solo dopo aver aperto il teatro Pergolesi si rese conto che il motivo di questa assenza derivava principalmente da una predisposizione urbanistica e logistica che impedisce di ospitarne uno.
“Non a caso il teatro sorge su un ex campo di bocce, il che contribuisce a comprendere come un’attività del genere sia nascosta anziché evidenziata a livello geografico”.

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Disinteresse e qualche ostilità

Quel che sicuramente Andrea Pergolari e l’associazione culturale (di cui il teatro fa parte dal 2012) non si aspettavano è stato il disinteresse die residenti e la mancanza di attenzione da parte dei rappresentanti locali verso quella che poteva rivelarsi un’occasione per valorizzare Labaro e Prima Porta.

“Siamo stati osteggiati proprio dagli stessi abitanti – ci racconta – e inoltre le nostre attività non sono viste di buon occhio da alcune personalità influenti del quartiere, perché essendo del tutto indipendenti culturalmente non avevamo bisogno di appoggiare il loro orizzonte politico o tantomeno di finanziamenti”.

Accade così che il teatro non piace, non piacciono le idee di cui si fa portatore. La leggenda narra (neanche tanto leggenda perchè abbiamo verificato e il fatto è veramente accaduto) che le iniziative del teatro siano state addirittura oggetto, nel luglio 2011, di una dura omelia da parte di un parroco di zona dopo che alcuni bambini dell’oratorio parrocchiale avevavo preso parte a dei laboratori teatrali.

Guardando avanti…

E‘ un peccato che accada tutto ciò perchè a ben vedere il contributo che il teatro potrebbe fornire alla crescita culturale del territorio potrebbe essere molto importante anche alla luce di chi vi lavora: fra gli organizzatori degli spettacoli troviamo infatti Massimiliano Pazzaglia, noto attore dalla scuola di Gigi Proietti.

Conscio di tutte queste difficoltà, il Teatro Le Sedie ha deciso quindi di cercare sostegno e collaborazione al di fuori del quartiere, finanche oltre i confini della capitale.
“Siamo riusciti ad accordarci con piccoli teatri nella nostra stessa situazione in Toscana e in Umbria”, conclude Andrea Pergolari.

Come dire, quando si ha il pane non si hanno i denti o, parafrasando Eduardo De Filippo, “‘A vita è tosta e nisciuno ti aiuta, o meglio ce sta chi t’aiuta ma una vota sola, pe’ putè dì: “T’aggio aiutato…”.

Barbara Polidori

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

2 COMMENTI

  1. Complimenti di cuore per la vostra testardaggine e impegno. A volte il mondo sembra alieno ma la passione scalda i cuori e l impegno pesa di meno… mi viene in mente per contrappunto il teatro povero di monticchiello dove gli attori sono i paesani..quanta bellezza..nei posti e nelle anime
    Auguri e…rendeteci partecipi del cartellone

  2. Abito nelle vicinanze, e direi che è sicuramente una gran bella idea, aggiungerei soprattutto per i giovani che non sanno dove andare tra le strade deserte di Labaro. Non una piazza, un corso, una location frequentabile ed in cui creare comunità di quartire, di strada, scambio e conoscenze tra cittadini. Invece no, solo gente che porta a spasso il cane(animale amorevole) e volti fantasma di passaggio.
    Perchè non contattate gruppi teatrali e create un programma? A mio avviso, non ho mai visto proporvi minimamente sul territorio: volatini, eventi, spettacoli …. e questo ahimè è una critica a cui dovreste riposndere 🙂

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