La grande illusione della raccolta differenziata
5-Dicembre-2011 | 19:00
Che fatica leggere il ‘Rapporto sui rifiuti urbani’; trecentoquattro pagine fitte di dati, grafici, tabelle ed allegati e il tutto per arrivare alla mesta conclusione che lo smaltimento dei rifiuti è una faccenda complessa. Ma non solo, è anche di difficile, difficilissima soluzione. Nel nostro Paese e nella Capitale, così come lo è anche a Roma Nord.
L’Italia produce una quantità enorme di rifiuti, oltre 100 milioni di tonnellate (pari, tanto per dare una dimensione, a 10mila volte la torre Eiffel) con una produzione individuale di 550 kg (30 in più della media europea). La tipologia dei rifiuti è talmente varia da rendere necessaria una complessa classificazione che va dai rifiuti urbani pericolosi e non a quelli speciali, dagli imballaggi ai metalli di vario tipo, dai medicinali e le batterie agli oli esausti, ai rifiuti provenienti dagli impianti industriali, ai macchinari obsoleti, agli scontrini fiscali e ai pannolini per neonati.
Una lista lunghissima di sostanze e materiali che devono necessariamente essere smaltiti.
E per farlo si ricorre a vari metodi con vantaggi e svantaggi: accertata la inidoneità del metodo più semplice e rapido, la discarica, a causa della produzione di gas nocivi e di percolato, tenuto conto della complessità dei sistemi di incenerimento che a fronte di una produzione di energia rilasciano comunque fumi tossici non resta che la gestione differenziata dei rifiuti con il conseguente riciclo e recupero di materiali.
Ma l’obiettivo fissato dal Decreto Ronchi (35%) è stato raggiunto solo dal Nord Italia con oltre il 40% di differenziata e da alcuni virtuosi comuni che con i rifiuti, addirittura ci guadagnano.
Al centro e al sud, nonostante gli sforzi, la situazione rimane molto difficile aggravata inoltre da una gestione truffaldina, dal mancato adeguamento delle strutture e da una “scarsa cultura” in merito al “problema rifiuti”.
In un articolo dal titolo “I cassonetti delle meraviglie”, giusto un anno fa (leggi qui) VignaClaraBlog.it aveva documentato la pessima abitudine degli abitanti della Cassia di disfarsi dei rifiuti ingombranti lasciandoli accanto ai cassonetti. Tonnellate e tonnellate di materiali provenienti da abitazioni, garage e cantine che anziché essere portati alle “isole ecologiche” vengono nottetempo abbandonati sui marciapiedi.
Ora siamo tornati a “frugare” negli stessi cassonetti per vedere come viene effettuata la raccolta perché dove non è arrivata quella “porta a porta” è possibile comunque differenziare i materiali suddividendoli tra carta e cartone, vetro e plastica e sostanze non riciclabili. Infatti accanto ai cassonetti neri che raccolgono ahimè ogni tipo di rifiuto (dagli avanzi di cibo, al legno, dal metallo all’erba, dagli abiti alle vecchie scarpe…) da tempo sono stati collocati i contenitori colorati per la raccolta differenziata.
Ma i romani e i residenti di Roma Nord li usano in maniera corretta?
A giudicare dalla frenetica attività di una vera e propria popolazione di “monnezzari” che armati di un lungo gancio frugano nei cassonetti si direbbe proprio di no.
Anche perché la rigida selezione che andrebbe fatta a monte non sembra proprio, nelle famiglie, pratica comune: nei cassonetti per i materiali non riciclabili ci finisce di tutto compresa plastica, polistirolo, carta e oggetti ingombranti; in quelli per carta e cartone, che dovrebbero ospitare solo cartone, giornali e depliant ci vanno a finire buste di plastica, cartoni sporchi di cibo e piatti e posate di plastica.
E che dire di quelli per vetro-plastica-metallo? Altro che bottiglie e vasetti sciacquati per benino! Anche qui abbiamo trovato giocattoli, carta e cartone, bottiglie e contenitori sporchi o con avanzi di cibo.
Una pratica tanto diffusa da rendere del tutto inutile la rigida classificazione che invece andrebbe fatta all’interno della propria abitazione.
Una questione di scarsa informazione? No, affatto, perché l’AMA, oltre ad aver condotto numerose campagne informative, su ogni cassetto specifica nel dettaglio come disfarsi dai rifiuti.
E allora?
Purtroppo dobbiamo arrenderci all’evidenza e ammettere che siamo distanti anni luce dalla “cultura” della raccolta differenziata e del riciclo.
Forse sarebbe il caso di prevedere fin dalle scuole elementari specifiche lezioni su come disfarsi dei rifiuti insegnando ai bambini la metodica della raccolta.
Alla fine degli anni ‘50 la spazzatura veniva raccolta porta a porta dai netturbini che svuotavano i piccoli bidoni di latta che si aveva la cura di foderare con carta di giornale (le buste di plastica non esistevano).
Ogni famiglia “produceva” una quantità modestissima di rifiuti perché non si sprecava nulla ma soprattutto perché c’era poco o nulla da gettare.
Era quella una Italia lontana dal consumismo e povera: un paese con una modesta ricchezza ma forse con una maggiore educazione e senso civico.
Francesco Gargaglia
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Purtroppo cambiare le abitudini delle persone è cosa molto difficile… Per molti, fare la raccolta differenziata sembra sia impresa titanica : basterebbe solo avere delle buste o dei raccoglitori dove riporre i rifiuti differenziandoli. Mica ci vuole molto, basta un pochino di volontà. Ma perchè ogni volta che vado a buttare la differenziata, gli altri mi guardano come se fossi un extraterrestre e mi fanno sentire come un imbecille ; lo stesso che mi accade sugli autobus, quando vado ad obliterare il biglietto, come se fossi uno dei pochi scemi che lo fà. Ma oltre al senso civico, non sentite proprio di avere un briciolo di orgoglio cittadino, ma di questa città non ve ne frega proprio nulla??? Non serve scaricare le responsabilità sempre e soltanto sulle istituzioni, per il solito vigliacco metodo italiota di scaricabarile , bisogna partire da ognuno di noi ; se si collabora con le istituzioni le cose funzionano, e faccio un esempio : quando trovo il cassonetto bianco o blu della differenziata pieno, mando una mail o un sms all’Ama (che ha predisposto tale servizio), e nel giro di 24/48 ore il cassonetto viene svuotato, ma se trovo il cassonetto pieno, lascio la busta della differenziata per terra e poi mi lamento di tutti, ad iniziare da Alemanno fino all’ultimo operatore ecologico, non posso dire di volere bene a questa città, ma anche a me stesso ed ai miei figli e nipoti. Chi non vuole bene all’ambiente che lo circonda non facendo la differenziata, abbia almeno l’onestà morale di fare silenzio e non lamentarsi.